Diego, 17 anni: “Droni che consegnano cibo e auto senza guidatore: a Shenzhen abbiamo visto il futuro”
Un gruppo di studenti del Keynes di Gazzada, del Ferraris, dello Stein e della Scuola Europea ha partecipato a un viaggi organizzato da Derval O’Neill del CodEng di Varese, nella metropoli simbolo dell’innovazione globale. Ecco il loro racconto
Ha accompagnato come ogni anno i “suoi” ragazzi in un viaggio fuori dalla “comfort zone”. Un tuffo dall’altra parte del mondo: la professoressa Derval O’Neill del CodEng di Varese, ha spinto gli studenti a raccontare l’esperienza a Shenzhen, metropoli simbolo dell’innovazione globale e punto di riferimento mondiale per lo sviluppo dell’hardware. Un’esperienza immersiva che ha portato i ragazzi, provenienti da istituti come il Keynes di Gazzada, il Ferraris, lo Stein e la Scuola Europea, a confrontarsi direttamente con scenari tecnologici che anticipano il futuro: dalle auto a guida autonoma alle consegne di cibo tramite drone, fino alle applicazioni più avanzate della robotica.
Il racconto prende forma attraverso le interviste raccolte da Diego Zanoletti, 17 anni, che ha partecipato al viaggio nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro con l’Istituto Keynes. Dalle loro parole emergono entusiasmo, sorpresa e uno sguardo già proiettato in avanti: un mosaico di impressioni che restituisce non solo ciò che li ha colpiti di più, ma anche il modo in cui immaginano — e iniziano a comprendere — il futuro della tecnologia.
Per chi è cresciuto tra righe di codice e componenti elettronici, Shenzhen non è una semplice meta turistica: è la Mecca dell’hardware. Il 28 marzo siamo atterrati in dieci, un gruppo di studenti della provincia di Varese, provenienti da istituti come il Keynes, il Ferraris, lo Stein e la Scuola Europea, uniti dalla stessa passione per la tecnologia.
Io ho partecipato a questo viaggio nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro con l’Istituto Keynes di Gazzada, occupandomi di supporto alla logistica e alla preparazione delle sessioni Arduino. Questo mi ha permesso di vivere l’esperienza da una prospettiva diversa, non solo come studente, ma anche come parte attiva dell’organizzazione.
A guidarci è stata CodEng, la realtà fondata da Derval O’Neill, che da oltre dieci anni accompagna studenti come noi nel mondo della tecnologia, sia attraverso corsi settimanali di coding e robotica sul territorio, sia con STEM camp internazionali che portano l’apprendimento oltre l’aula.
Non la chiamerei una vacanza, ma una vera full immersion. Come ha detto Federico del Liceo Ferraris: “Voto 10 su 10. Non un semplice viaggio, ma un’esperienza formativa immersiva.”

Tecnologia ovunque
La prima cosa che mi ha colpito è stata proprio questa: tecnologia ovunque. Nei parchi, nelle strade, nelle università, nelle aziende. Non è qualcosa che si vede solo nei laboratori o nei video online, ma fa parte della vita quotidiana.
Abbiamo provato taxi senza conducente, visto consegne di cibo tramite droni e scoperto sistemi di ricarica ultrarapida per veicoli elettrici. Ramesh, della Scuola Europea, è rimasto colpito da questo: “Sono rimasto stupito dalla ricarica delle auto elettriche BYD: 70% in soli cinque minuti.” Essere lì ti fa capire quanto velocemente si stia evolvendo il mondo e quanto alcune tecnologie, che da noi sembrano ancora lontane, siano già realtà.
Dalle fabbriche ai laboratori universitari
Uno dei momenti più interessanti è stata la visita a una fabbrica di circuiti stampati. Vedere dal vivo come vengono prodotte le schede PCB che usiamo nei nostri progetti Arduino è stato qualcosa che difficilmente si può spiegare in aula. “È stata la mia parte preferita,” ha detto Luca del Liceo di Sesto Calende. “Amo Arduino, e vedere come nascono le schede PCB è stato incredibile.”
Abbiamo anche visitato università come la Shenzhen Technology University e la Hong Kong Polytechnic University, entrando in contatto con robotica avanzata, intelligenza artificiale e ambienti di ricerca internazionale.
Proprio alla Hong Kong Polytechnic University abbiamo avuto una sorpresa inaspettata: la guida del tour nei laboratori di AI e Robotics era un ingegnere senior torinese, Marco Bettoni. È stato il primo, e unico, momento del camp interamente in italiano.
Stefano ha apprezzato particolarmente la Shenzhen Technology University, situata fuori dal centro città in un contesto molto suggestivo: “Il campus è enorme, distribuito su più livelli. È un ambiente davvero impressionante in cui studiare.” Cristina ha sottolineato quanto questo sia stato utile anche per il suo futuro: “Costruire progetti Arduino e visitare università mi ha aiutato a orientarmi meglio.”
Arduino e lavoro pratico
Una parte importante del camp è stata dedicata alle attività pratiche. Durante le sessioni Arduino, gli studenti hanno lavorato a progetti partendo spesso da zero. I kit che abbiamo utilizzato li abbiamo acquistati all’Huaqiangbei Electronics Market, a pochi passi dal nostro alloggio nel distretto di Futian. Lì abbiamo anche imparato una cosa nuova: contrattare i prezzi. Nel corso della settimana siamo diventati sempre più bravi anche in questo.
Io ho contribuito alla preparazione di queste attività, aiutando nell’organizzazione e nel supporto ai gruppi. È stato interessante vedere come, anche chi non aveva mai programmato prima, riuscisse in poco tempo a costruire qualcosa di funzionante. “Era una cosa completamente nuova per me,” ha raccontato Martino dello Stein di Gavirate, “ma siamo riusciti a creare un progetto. È stato davvero utile.”
Tra cultura e scoperta
Oltre alla tecnologia, abbiamo avuto modo di conoscere anche la cultura locale, visitando templi e mercati. “È stato affascinante vedere i rituali e le preghiere,” ha detto Luca. “Un’esperienza completamente nuova.” Elia ha notato anche aspetti più quotidiani: “L’atmosfera era molto rilassante grazie alle auto elettriche, tutto era silenzioso. E poi i mercati… enormi.”
Uno sguardo diverso sul futuro
Quello che mi porto a casa è soprattutto un modo diverso di vedere le cose. Come ha detto Federico, “è un altro mondo.” Ma più che un confronto, è un’anticipazione di quello che potrebbe arrivare anche da noi. Martino ha evidenziato un aspetto chiave delle auto senza conducente, legato alla sicurezza e alla gestione del rischio: “Sono molto prudenti. Se si diffondessero, potrebbero ridurre drasticamente gli incidenti.” Esperienze così ti fanno capire che il futuro non è qualcosa di astratto, ma qualcosa che esiste già, solo non ovunque.
Un’esperienza che lascia il segno
Tra fabbriche, università, coding e cultura, è stata una settimana intensa e diversa da qualsiasi altra esperienza scolastica. “Ho imparato tantissimo,” ha detto Ludovico, 25 anni, che lavora come formatore nel settore tecnologico e che ci ha accompagnati.
Per me, oltre a quello che ho visto, è stato importante anche il ruolo che ho avuto nel supportare il gruppo. Mi ha permesso di imparare non solo dal punto di vista tecnico, ma anche organizzativo. È stato un viaggio che difficilmente dimenticherò. Perché, come ho capito fin dal primo giorno, a Shenzhen c’è davvero tecnologia ovunque. E vederla da vicino cambia il modo in cui immagini il futuro.
di Diego Zanoletti, 17 anni – ISIS Keynes Gazzada classe 3BI
TAG ARTICOLO
Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Felice su Diego, 17 anni: “Droni che consegnano cibo e auto senza guidatore: a Shenzhen abbiamo visto il futuro”
lenny54 su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
principe.rosso su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
lenny54 su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
Felice su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
principe.rosso su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra










Esperienza sicuramente interessante ma tecno-centrica che non comprende gli aspetti sociali ed umani nell’adottare in modo così totalizzante la tecnologia.
Shenzhen non è un caso reale: è un ecosistema ad hoc con forte supporto governativo, normative più flessibili e una sorta di accettazione rapida delle novità. Non è un caso che proprio il governo cinese abbia limitato gli utilizzo degli ADAS avanzati sulle auto private proprio a seguito di incidenti gravi che hanno coinvolto veicoli BYD, Tesla e di altri produttori…tutti quelli che si fregiano della guida autonoma.
Sono critico anche sul messaggio trasmesso dall’articolo: più tecnologia → più progresso → futuro migliore. Ma dove sta scritto questo assioma?
Più vedo automazione e più vedo sostituzione del lavoro a favore delle macchine.
Più vedo automazione più vedo dipendenza tecnologica e concentrazione del potere e del controllo verso pochissime aziende.
Questa avventura più che una previsione affidabile di cosa dovremmo essere, è un racconto entusiasta di un’esperienza vissuta in una specie di laboratorio a cielo aperto dalle finalità ancora poco chiare.