Un laboratorio per Gallarate
Le proposte del segretario cittadino di Rifondazione in previsione delle prossime amministrative
Riceviamo e pubblichiamo
Un Laboratorio per Gallarate
Si è venuta manifestando in questi ultimi anni una comune volontà tra movimenti, associazioni, forze politiche di opposizione, nella lotta contro la guerra, per la difesa della democrazia e per l’allargamento della partecipazione, per una nuova centralità del lavoro, per una politica che proponga all’Italia e all’Europa uno sviluppo coerente con l’estensione dei diritti ed il rispetto dell’ambiente.
Si va affermando il bisogno una rilettura critica di quella concezione che vuole il privato quale baricentro ed attore unico dello sviluppo sociale ed economico. Le crisi che stiamo attraversando confermano il fallimento di queste teorie ed obbligano una società capace di futuro alla riapertura di un confronto teso alla valorizzazione e riqualificazione del bene pubblico. Acqua e energia, scuola ed università, sanità e previdenza, conoscenze e culture, sono beni comuni che non possono essere abbandonati alle leggi di mercato, ma debbono essere qualificati come patrimoni e diritti da condividere.
In questo contesto l’immigrazione è stata colta come un’occasione straordinaria di arricchimento civile e culturale, la prova decisiva di quanto lavoro e cittadinanza possano procedere insieme per dare un volto di giustizia ad una globalizzazione feroce.
L’Italia si ritrova oggi con una società frammentata, un sistema pubblico smantellato, una economia in affanno, un orientamento di governo in cui le risorse e la ricchezza del territorio e delle popolazioni vengono convogliate in un disegno regressivo e conservatore.
Gallarate non è né migliore né peggiore. Chi governa la nostra città incarna i medesimi interessi di parte di coloro che governano il Paese, la Regione e gli Enti Locali. Assistiamo alla mortificazione ambientale e sociale del nostro territorio: si abbandonano le periferie e si arreda il “salotto buono”; al bisogno di una cultura pluralista e multicentrica si risponde con scelte ad uso privatistico; al bisogno di inclusione dei nuovi cittadini si risponde paventando scontri di civiltà; l’esigibilità dei diritti viene forfettizzata in moneta ad uso mercantile.
In questo quadro, non basta che un’opposizione che vuole andare al governo adotti le sue scelte e i suoi progetti nel chiuso degli apparati: senza sufficiente ascolto della società, senza ripensamento e verifica della rappresentanza e senza progetto politico, anche le lotte più generali, vengono relegate in una dimensione difensiva, mentre si inaridisce la democrazia.
La crisi è globale e locale, analoga deve quindi essere la risposta da articolare e da mettere in campo, proiettando sul territorio una visione organica di comprensione dei processi che governano una società ridotta al silenzio o, al massimo, a far da spettatrice.
Occorre valorizzare le scelte di chi in questi anni ha contrapposto la propria voce alle politiche dominanti affinché questa somma di voci costituisca un impianto organico di un nuovo progetto di città. Costruiamo un circuito produttivo tra programma, partecipazione e rappresentanza capace di circoscrivere con chiarezza gli obiettivi per cui mobilitare e mobilitarsi.
Coinvolgere non significa allargamento del ceto politico, ma aprire un dibattito sul nostro territorio tra le forze politiche, fra le forze sociali, le associazioni ed i movimenti per arrivare ad un programma, il più possibile condiviso e comune, da sostenere attivamente e perseguire oltre le scadenze elettorali cosicché i cittadini non fungano da passivi spettatori.
Il percorso che proponiamo non è estraneo al bisogno di unità, non è altro dall’esigenza di costruire un ampio fronte di forze che possano pesare nel confronto con la destra al governo. E’ questo un percorso che vuole essere tutto interno alla costruzione di una coalizione ampia di uno schieramento democratico ampio e ricco di prassi e soggettività, lontano da scorciatoie e tattici politicismi, un percorso che così realizzato potrà dare peso e vigore alla parola Unione.
Su questi elementi e queste considerazione il PRC di Gallarate lavorerà dal prossimo mese di settembre per costruire le condizioni per un dibattito ampio e trasparente con le forze del centrosinistra, un dibattito che deve passare attraverso il coinvolgimento attivo delle realtà sociali e dei singoli cittadini gallaratesi.
Stefano Rizzi – Segretario PRC, Gallarate
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
principe.rosso su Un pilota, mille invisibili
Lena Bandi su Nursery Cryme: le filastrocche e quella paura, un po' vittoriana, del sesso di Peter Gabriel
Kethav su Ecco il video di Clara girato nel varesotto: dal Prins Willem alla fattoria Pasquè, tutti i protagonisti
Domotronix su La guerra arriva con un pieno
Bellorinix su La disavventura di una signora di Varese, “Ho pagato l’agenzia immobiliare per una casa che non c’è più”
mtn su Strade, decoro e grandi opere: i varesini promuovono la giunta Galimberti






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.