Fumata nera per il presidente del consiglio
La minoranza vota compatta scheda bianca: si replica venerdì 13 maggio. Lungo e appassionato il discorso di presentazione del sindaco Solanti
Si è presentato al numeroso pubblico intervenuto in Sala Pozzi a San Macario con un lungo e pregnante discorso il nuovo sindaco di Samarate, Vittorio Solanti. Il primo consiglio si è aperto con l’applauso scrosciante al momento del giuramento del primo cittadino e si è chiuso con un colpo di teatro ideato dalla minoranza. Ma andiamo con ordine. Il consiglio ha preso la sua forma definitiva con gli ingressi di Antonio Callegher della Margherita, Cesare Sefanazzi dei Ds, Jolanda Ratti della Sinistra per Samarate ed Enrico Puricelli degli Indipendenti, rispettivamente sostituti dei nuovi assessori Paolo Bossi, Marisa Mazzucchelli, Michele Carlucci e Antonella Cioffi. Vittorio Solanti ha poi giurato e pronunciato il suo discorso di presentazione, nel quale ha toccato numerosi punti. Tra le cose più salienti dette dal sindaco, gli accenni ai suoi trascorsi nel Pci e alle accuse che gli hanno rivolto i suoi rivali politici nel corso della lunga campagna elettorale: «Non mi vergogno del mio passato, non vedo perchè dovrei farlo. Non ho tessere da tanti anni, vorrei essere giudicato per quello che faccio e non per una serie di marchi pretestuosi che mi vengono appiccicati addosso senza giustificazioni. Voglio essere il sindaco di tutti, sono sempre stato un uomo moderato di sinistra e lo sono ancora. Credo che gli attacchi alla mia persona non fossero un’idea dell’ex sindaco Ermanno Venco, che sono contento abbia deciso di rimanere in consiglio, perchè è una risorsa per tutti noi ed è un gentiluomo. La nostra è un’epoca carica di problemi, per quanto possiamo, cercheremo di fare del nostro meglio. La partecipazione che c’è stasera vorrei ci fosse per tutto il resto dei cinque anni di legislatura, è un aspetto fondamentale del mio programma, fatto di capisaldi come solidarietà, trasparenza, morale ed etica, accoglienza e rispetto per l’ambiente. Lo slogan “C’è una Samarate migliore” non vuol dire che quella parte siamo noi: quella Samarate c’ sempre stata, era assopita. Noi la vogliamo risvegliare».
La squadra di Solanti sarà composta dal vicesindaco Paolo
Bossi, 28 anni, della Margherita, che avrà anche la delega ai Servizi alla persona e all’Associazionismo. All’Urbanistica, Tutela ambientale ed Ecologia e Agenda 21 Locale ci sarà Antonella Cioffi, 43 anni, candidata sindaco al primo turno con gli Indipendenti per Samarate, Marisa Mazzucchelli, 48 anni, Ds, sarà assessore a Cultura, Partecipazione e Decentramento e Pari Opportunità. L’assessorato al Bilancio, Affari Generali e Servizi Demografici è stato affidato a Rino Rigato, 49 anni, della Margherita, mentre Michele Carlucci ha gestirà l’assessorato a Lavori Pubblici, Demanio, Patrimonio, Verde Pubblico e Protezione Civile. Emilio Pacioretti, 52 anni, sarà assessore ad Economia, Lavoro, Innovazione e Attività produttive, mentre Bruno Torricelli, 69 anni, sarà il titolare di Pubblica Istruzione e Servizi Scolastici. Infine Solanti ha tenuto per sé le deleghe a Servizi relativi al Personale, Politiche Giovanili, Sport, Edilizia pubblica e privata e Polizia Locale.
Dopo il lungo discorso di Carlo Aspesi e una dotta provocazione del consigliere forzista Stefano Cecchin, che ha risposto a Solanti tornando sull’argomento “comunismo in Italia”, si è passati alla votazione per eleggere il presidente del consiglio. La maggioranza ha fatto il nome di Gianluca Resmini (Margherita), Cecchin ha annunciato che la minoranza avrebbe votato scheda bianca. E così ha fatto, compatta: 8 schede sono emerse dall’urna senza nome, 13 voti per Resmini non sono bastati a raggiungere i due terzi necessari per essere eletti. Tutti a casa, dopo neanche un’ora e mezza. «È nel gioco delle parti», ha detto sorridendo Solanti, che forse si aspettava qualcosa di simile. Si replica il prossimo venerdì 13 maggio (bando alla scaramanzia…), quando si voterà a maggioranza relativa il presidente del consiglio e si parlerà del programma della giunta. Come inizio non c’e male, con queste premesse si attendono cinque anni di dure battaglie tra i due schieramenti.
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