Mister Ossimoro, si faccia avanti!

Mister Ossimoro

In risposta alla lettera, del 28 marzo, di Carlo Matteo Dentali, editore di LietoColle, pubblicata nella newsletter “Libri” di Varesenews.
Caro Dentali, nessuno mette in dubbio il lavoro della LietoColle, ma ogni tanto è necessario che i “poeti importanti”, come li definisce lei, scendano dal piedistallo e si uniscano magari a chi la poesia la coltiva con amore, come una pianticella di basilico sul balcone, ed è felice se può condividere i suoi versi per un giorno soltanto. Invece è costume del Paese in cui viviamo che mai, ripeto mai, ci si senta un poco uniti in nome di qualcosa, fosse anche la liberazione della ribollita o la tutela della schiribilla e del porciglione. Quella che lei definisce manifestazione male organizzata ha comunque lasciato una traccia, piccola quanto vuole, che qualcuno in questa città disperante ha ancora accesa una fiammella dentro di sé e la alimenta con un sorriso o una piccola lirica, magari dedicata al suo gatto. La poesia è anche questa, caro Dentali, non soltanto gli equilibrismi stilistici dei “grandi poeti”, comunque lontani dal gesto quotidiano e sempre più arroccati in un parlarsi addosso che sa di accademia e di concorso per “mister Ossimoro”. Con le dovute eccezioni, naturalmente. E comunque ripeto: dov’erano i poeti che lei cita? Perché non hanno regalato alla città i loro versi? Forse preferiscono stare al calduccio all’interno delle librerie e presentare i frutti del loro sentire a pochi adoranti proseliti e agli editor di primo piano. Se si fossero presentati, noi, poveri dopolavoristi del verso, ci saremmo fatti da parte per ascoltare la loro voce potente e assoluta. Ma mettersi in gioco in mezzo alla gente, in locali dove il massimo interesse degli astanti è l’ultimo modello di Cherokee, è da veri poeti, di chi usa il verso o l’emozione come una piuma, per vellicare quel che resta di una coscienza, di una sensibilità, forse di un sogno. Forse.

P.s. Questa sera, ore 19, “Abrigliasciolta” accoglie proprio gli editori delle riviste di poesia: venga a dire la sua, l’aspettiamo.

Formula Clay
Venticinque anni fa, il 30 marzo 1980, una curva fu fatale al baffo malandrino di Clay Regazzoni, ticinese e gran simpatico in un mondo di automi ingrugniti. Guidava, il Clay, una oscura Ensign nel gp degli Usa Ovest sul circuito di Long Beach, e all’uscita di una curva si schiantò su una barriera di pneumatici, coriacea come un muretto. Il compagno di Niki Lauda alla Ferrari salvò la vita ma si ritrovò in carrozzella, anche per le cure non proprio azzeccate dei medici statunitensi. Invece di deprimersi Clay rimontò in macchina, anzi in camion, e si fece d’un fiato la Parigi-Dakar: per salire al posto di guida doveva farsi imbragare da una gru che lo sollevava, depositandolo sul sedile. Arrivò a Dakar, in un tripudio di folla. Oggi il baffo è grigio, ma il sorriso è quello di sempre e anche la guida veloce e un po’ guascona, con la marcia in più della battuta pronta e della conversazione brillante. Uno splendido esempio per il chimico sport attuale, dove spesso i valori non sono decoubertiniani ma solamente ematici.

Una sorsata di menta
Ha i colori beneauguranti di verde e arancione e una testata di botaniche intenzioni la rivista di Cocquio Trevisago, messa assieme dal professor Alberto Palazzi, che sotto l’apparenza di un quieto matematico ha la stoffa di straordinario motivatore. “Menta & Rosmarino”, ormai arrivato al numero 10, è l’esempio di come si possa allestire un buon giornale, con tante idee, grafica elegante un po’ retrò e ottime firme, soltanto con il passaparola e il convincimento di essere sulla buona strada. Accanto a rubriche dedicate ad arte e letteratura, si apre costante la discussione su passato e presente del borgo (quasi un ritorno a “strapaese e stracittà” di Maccari e Bontempelli) con interventi precisi e documentati, di grande sapienza e perizia storica. Un periodico di scorrevolissima lettura e piacevoli ricordanze, in cui il profumo del passato non è mai troppo intenso e gli inserti narrativi mostrano talvolta un arguto sapore chiariano. Cita Amerigo Giorgetti, in prima pagina dell’ultimo numero, il bicchiere di vino, la tazza di latte e la fetta di polenta che il contadino aveva comunque in tempo di guerra, a differenza del cittadino, spesso in angustie. Così è oggi per il cibo della mente, sempre più abbondante fuori porta, e vieppiù scarso e stantio negli oscuri meandri di Palazzo Estense.

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Pubblicato il 02 Aprile 2005
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