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“Ecco, ancora un’altra favola di “Pinocchio Mirabelli”! La Questura non è in vendita, l’ha confermato il demanio. Quindi, prima di lanciare accuse e raccontare le solite storielle, il segretario cittadino dei Ds farebbe bene a informarsi meglio”. In realtà il consigliere Mirabelli interrogando il sindaco e la giunta sulla possibile alienazione della Questura cercava di fare questo: informarsi. Mettendoci anche della polemica politica, certo, magari scrivendo qualche inesattezza (non è vero che sia il ministro Urbani a voler vendere una proprietà statale, il compito è semmai solo del demanio, in ultima analisi del ministero delle finanze), ponendosi però interrogativi che sono di interesse pubblico, a fronte di una comunicazione istituzionale deficitaria. La risposta che oggi, solo oggi, arriva dal demanio sembra sgomberare il campo da ogni possibile equivoco: "Si comunica – recita il documento recapitato all’ora di pranzo sulla scrivania della direzione generale di Palazzo Estense – che per l’immobile in questione non è previsto alcun programma di dismissione né alcun spostamento della Questura di Varese". Il sindaco Fumagalli ha buon gioco adesso a prendere in contropiede Mirabelli: “L’amministrazione comunale – spiega il primo cittadino – è quotidianamente in contatto con l’agenzia regionale del demanio. Come ho già avuto modo più di affermare (ma l’unico a non sentire a quanto pare è proprio Mirabelli!) non è assolutamente vero che la sede della questura sarà messa in vendita e la polizia sfrattata". E’ forse lecito avere qualche dubbio sulle sicurezze del sindaco: solo ieri il suo assessore alla partita, replicando all’interrogazione del segretario cittadino Ds, scriveva di non avere risposte sull’argomento e invitava gli organi competenti (ministero dei beni culturali, agenzia del demanio, questura) a rispondere "direttamente" a Mirabelli. Quasi fosse un problema solo suo. Una risposta, quella dell’assessore Motta, giunta peraltro oltre il limite dei trenta giorni previsti dal regolamento comunale, a rischio cartellino giallo. In ogni caso il comune si è mosso – vedi a volte come servono le opposizioni e la stampa! -, tanto da chiedere, oggi, 9 luglio, formalmente conto al demanio di Varese sulla vicenda. Segno che prima di oggi alle 13, neanche Palazzo Estense aveva effettivamente notizie ufficiali in merito all’ex Palazzo Littorio. Ebbene, il demanio, che non aspetta tempi quaresimali, ha risposto a stretto giro di posta. "Nessun programma di dismissione per la questura e nessun pericolo di sfratto" rassicura dunque il responsabile Salvatore Militello. Il quale poi chiarisce esplicitamente il ruolo della Soprintendenza in merito al famoso elenco dei 31 immobili passibili di alienazione. "Per la sede della Questura il 13 maggio scorso è stata chiesta alla Soprintendenza la verifica del valore storico e culturale del bene sulla base delle nuove disposizioni di legge previste dal Codice Urbani. Detta verifica è prevista per tutto il patrimonio pubblico. L’elenco citato dei 31 edifici non è altro che una prima tranche di beni pubblici che abbiamo trasmesso alla Sovrintendenza per consentirle di programmare nel tempo i sopralluoghi. A questo primo elenco ne seguiranno altri. Ma si tratta solo di una verifica a norma di legge e non un giudizio sull’alienabilità". In sostanza, si precisa dal Demanio, si è voluto gridare "al lupo" e all’allarme svendita, quando invece sono in corso normali prassi amministrative. Per la Questura di Varese all’orizzonte non si profila nessun cambio di padrone: dello Stato è e dello Stato rimarrà. "La Questura – continua Militello – è tecnicamente un patrimonio indisponibile". Vale a dire: per essere alienato, lo Stato dovrebbe ipoteticamente decidere di fare a meno degli uffici di polizia a Varese. Dovrebbe, in seconda battuta, verificare se altri corpi statali siano interessati ad occupare lo stabile. Se, sempre ipoteticamente, anche questa possibilità cadesse, solo allora l’edificio potrebbe venir classificato come patrimonio disponibile. Da qui potrebbe partire una eventuale procedura o di concessione o di alienazione. "in ogni caso – conclude il responsabile demaniale – un iter lungo e complesso, non una scelta arbitraria di un funzionario". L’amministrazione e il sindaco vincono dunque la partita. Avrebbero potuto dominarla se tempi e modi della loro reazione fossero stati diversi.
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