Reteacqua al giro di boa

La nuova società pubblica delle reti idriche non riesce ad ottenere un consenso unitario. Ma i comuni fondatori aprono al dialogo con le piccole amministrazioni

Non sarà come bere un bicchiere d’acqua. Ma ci verrà del tempo, un po’ di fortuna e tante, tante riunioni ancora. Il progetto Reteacqua Spa è al giro di boa. La società che dovrà ereditare la proprietà di tutte le reti idriche dei comuni e dei consorzi della provincia di Varese esiste sulla carta, ma fatica a diventare realtà. La spa è stata costituita. La spingono i quattro comuni maggiori della provincia (Varese, Busto Arsizio, Saronno e Gallarate). E, sul versante politico, la maggioranza della Cdl, con Lega e Forza Italia in testa. Dall’altra parte della barricata i piccoli comuni, preoccupati per la perdita di potere sui loro impianti e il centrosinistra, in particolare la Margherita, il partito che si è più speso per criticare Reteacqua.
Ma le posizioni sono ancora più frastagliate, come vedremo, e riflettono un momento in cui i giochi, per gli assetti infrastrutturali pubblici della nostra provincia, rimangono apertissimi.  
Questa mattina si è tenuto un convegno nella sede della provincia di Varese, alla presenza di tutti gli enti locali. Moltissimi sindaci nel parterre, da cui sono emersi tutti i nodi ancora da sciogliere. Il presidente della provincia Marco Reguzzoni e il presidente di Reteacqua Spa Nino Caianiello hanno lanciato un messaggio di collaborazione a tutti i comuni. L’avvocato Luigi Bonomi ha presentato un "Progetto di acquisizione di beni immobili da comuni e consorzi", illustrando la proposta operativa per la costituzione della società. Il presidente Caianiello ha mostrato i vantaggi (economie di scala, servizi di qualità, mutui agevolati) e fatto aperture significative (i patti parasociali potranno essere ridiscussi). E quando i servizi verranno affidati alla società gestore le tariffe saranno decise dall’ Ato, l’organismo che raccoglie tutti i sindaci e che indirizza e controlla ogni passo della società. Democrazia economica, quindi, garantita. Il resto è noto. Reteacqua Spa vorrebbe affidare i servizi di gestione delle reti idriche a una nuova società nata dalle municipalizzate dei quattro comuni capofila dell’intero progetto. Ma potrà evitare le gare? Se non aderiscono tutti i comuni della provincia no. Lo dice il comma 9 dell’articolo 35 della scorsa finanziaria. Anche per questo, secondo alcuni osservatori di opposizione, la Provincia e la maggioranza stanno cercando un maggiore consenso degli enti locali. Il progetto Reteacqua, a giudizio di alcuni osservatori, ha tre pecche: è costoso, è attaccabile dal punto di vista legale e amministravo, toglie responsabilità alle piccole amministrazioni, e quindi potere decisionale ai loro cittadini.
«Fino ad ora la gestione è stata centralistica – spiega alla platea il sindaco di Castellanza Livio Frigoli – pochi comuni hanno deciso sulla testa di tutti». Il fronte dei comuni è diviso in due fazioni: quelli che hanno paura di perdere il controllo dei loro acquedotti (i piccoli) e quelli che rilanciano e vogliono partecipare all’assetto generale dei servizi pubblici della provincia (i medio-piccoli). I primi si accontenterebbero di qualche posto nei Cda, gli altri vogliono entrare nella "stanza dei bottoni" e non esservi invitati a giochi fatti. 
Due esempi? Il sindaco di Marnate Chierichetti («Chi ci assicura che non ci rimetteremo?») e dello stesso Frigoli («Andiamo nella segreteria tecnica e discutiamo tutto in maniera unitaria, senza campanilismi, ma senza centralismi»).
Critici infine i sindacati. «C’è poca sostanza e molta attenzione all’aspetto mediatico» osservano Ivana  Brunato (Cgil) e Sandra Fragassi (Cisl), ponendo inoltre il problema di un servizio a costi economici per i cittadini. Ottimisti invece il presidente Caianiello e il numero due di villa Recalcati Giorgio De Wolf: «Vogliamo raccogliere il consenso di tutti i comuni, la società sarà molto utile a tutti» osserva quest’ultimo.
La mattina di studio è stata presentata da Gianluigi Paragone, direttore di Rete 55 e arriva a tre giorni esatti dalla fine del mandato del presidente Caianiello e del cda, in scadenza il 31 ottobre.


 

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Pubblicato il 28 Ottobre 2002
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