Terrorismo: le armi per prevenirlo

Ospite dell'incontro organizzato dall'azienda ospedaliera Moshe Revach, medico israeliano esperto di gestione di eventi terroristici

Un evento terroristico può essere gestito? Questa la domanda al centro di un incontro avvenuto alla sala conferenze dell’istituto de Filippi di Varese. Proprio a poche ore dal nuovo attentato sanguinoso che quasi quotidianamente sconvolge Israele dopo l’inizio della seconda Intifada, Moshe Revach, uno dei maggiori esperti di gestione dell’evento terroristico nell’area mediterranea,  ha tentato di rispondere al quesito.
Una relazione "scientifica" rispetto alle evoluzioni cui il terrorismo internazionale ha abituato il mondo intero dalle twin towers ad oggi. Un incontro voluto dai vertici dell’azienda ospedaliera di Varese
(nella foto Pier Maria Moreresi, direzione sistema qualità Az. ospedaliera di Circolo) cui hanno partecipato numerosi esperti del settore, ovvero gli operatori che per primi debbono far fronte a eventi di questo genere: croce rossa, vigili del fuoco, forze dell’ordine e operatori della stessa sanità.
Alla stampa Revach, medico militare con all’attivo la guerra dei "sei giorni", il conflitto del Kippur, e guerra del Golfo ha spiegato l’attuale situazione in cui i versano i paesi occidentali a fronte della
minaccia terroristica. 
«Mentre la gestione di un’autobomba è simile alla gestione di un grande incidente stradale, o ad un disastro ferroviario – ha spiegato il medico
(qui a destra nella foto) – l’uso del nervino in una metropolitana, piuttosto che l’invio delle lettere all’antrace rappresenta una minaccia che mette a dura prova il sistema sanitario di un intero paese. Due principalmente sono le componenti di un attacco terroristico: il fattore sorpresa e la tipologia di mezzi impiegati dai terroristi». Come rispondere? È possibile prevenire gli effetti delle nuove armi, le atomiche dei poveri?. «Certo non è facile attivare una prevenzione attiva contro minacce chimiche o biologiche sulla falsariga di quella intrapresa dagli Usa, che stanno vaccinando contro il vaiolo più di 500.000 operatori sanitari – ha affermato Revach. È tuttavia importante tenere alto il livello di guardia dei sistemi sanitari: con un tavolo di concertazione a livello internazionale è possibile pianificare gli interventi a salvaguardia della popolazione anche nei momenti di crisi. Importanti anche i momenti formativi dove si spiegano agli addetti ai lavori le pratiche e i protocolli da attivare in caso di attacco». Ma esiste una minaccia effettiva per il nostro paese? «Esiste una minaccia per l’intero occidente – ha affermato Revach – e specialmente per attacchi battereologici con agenti tipo peste o il vaiolo, due elementi di instabilità che un sistema sanitario evoluto può e deve saper isolare». All’incontro era presente anche Enrico Mairow, consulente della sanità a Palazzo Chigi.


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Pubblicato il 18 Luglio 2002
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