Tutti i rifiuti organici della provincia a Ferrera
L'assessore Pintus: «Con Gemonio non potevamo fare altrimenti che sospenderne le attività»
La guerra dei rifiuti in provincia di Varese ha, per il momento, un vincitore: l’impianto di compostaggio a Ferrera (foto). Il concorrente più agguerrito, l’impianto di Gemonio, da tempo nel mirino di cittadini e autorità, è allo stato attuale fermo al palo. Sospeso, è cosa di pochi giorni fa, fino a che non verrà definitivamente risolto il problema delle emissioni.
Ferrera e Gemonio, due piccoli comuni a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro e divenuti negli ultimi tempi epicentri di polemiche e, ca va sans dire, grandi business.
Allo stato attuale, l’impianto di Ferrera ha di fatto sostituito in toto il servizio offerto fino a qualche giorno fa da Gemonio.
Varese, Aspem in particolare, ma anche i 22 comuni di Coinger, il consorzio intercomunale di gestione rifiuti, e giù fino a Castiglione Olona, Lonate Ceppino, Cassano Magnago hanno firmato già settimana scorsa i nuovi contratti.
Luciano Allievi, amministratore delegato di Bioe, la società proprietaria dell’impianto, esulta: «Proprio ieri abbiamo ricevuto una visita dei tecnici della Provincia di Varese. Hanno potuto verificare la situazione. L’impianto è perfettamente a norma, in materia di emissioni. Abbiamo avuto tutte le autorizzazioni del caso dagli enti preposti, Regione e Provincia. Da quest’ultima abbiamo avuto il via libera a trattare circa 16.000 annue tonnellate di organico. Una cifra che è solo il cinquanta per cento del nostro potenziale a pieno regime. Ma già adesso lavoriamo una media di 50 tonnellate giornaliere».
Tenendo conto che a Ferrera si lavora solo dal 25 agosto, un ottimo risultato.
Sotto questa parte di cielo, insomma, tutto sembra filare liscio. Anche i rapporti esterni, con la comunità e le autorità, a differenza che a Gemonio.
Il sindaco di Ferrera è stato “cooptato” nel cda dello stabilimento «perché eserciti la giusta forma di controllo sulla nostra attività», spiega Allievi, un passato da tecnico comunale, esperto anche dei rituali e delle forme.
Ferrera non aveva accolto bene la decisione, alcuni anni fa, di impiantare un depuratore sul proprio territorio. La disponibilità di Bioe a trattare gratuitamente i rifiuti del comune, l’allargamento delle rete idrica e sopratutto adesso, l’assenza di problemi fanno dell’impianto un bene accettato. Tanto che è prevista per metà settembre una festa aperta ai cittadini perché prendano di quale sia il risultato del “sacrificio” di una differenziazione dei rifiuti.
Allievi non si pronuncia sul caso Gemonio: né sull’origine, ancora non del tutto chiarita delle esalazioni che hanno esasperato gli abitanti limitrofi fino all’ingiunzione di chiusura.
L’arma vincente del suo impianto però pare essere un materiale, il goretex, di cui è fatta una particolare membrana che funge da barriera antiodori; «Un materiale testato dalle università, certificato, ci è stato utilissimo nell’affrontare la crisi rifiuti urbani in Campania, quando la quantità del materiale e le alte temperature, stavano creando situazioni veramente preoccupanti». La Bioe gestisce infatti 22 impianti di compostaggio in tutta Italia, tra cui “quelli caldi” di Pomigliano D’Arco.
Rimane la questione economica; il cambio di impianto dovrebbe comportare per le amministrazioni un risparmio secco di 25 lire per chilogrammo di organico. Un ribasso che dovrebbe comunque permettere a Bioe di ammortizzare gli ingenti costi di realizzazione dell’impianto e coprire i costi di trattamento che si aggirano sulle 40-45 lire al chilo.
«Un risultato possibile – spiega ancora Allievi – solo grazie al senso di responsabilità dei cittadini della provincia di Varese. La raccolta differenziata qui è di qualità ed è questo il fatto principale che abbassa i costi».
Quanto a Gemonio è Francesco Pintus, l’assessore provinciale alla tutela ambientale, a tirare le somme: «Premesso che sulla base della regolamentazione legislativa regionale, un criterio valido per questi tipi di impianto è che non devono essere responsabili di disturbi olfattivi alla popolazione, siamo arrivati al punto che non potevamo fare altrimenti. Personalmente ho fatto diversi sopralluoghi a Gemonio e, tranne in un solo caso, non ho avvertito odori nocivi. Tuttavia, c’è già stata una diffida in aprile. E ora in agosto, pare ci siano state esalazioni intollerabili. Io ero in vacanza, non posso giudicare, ma le proteste dei sindaci di Cittiglio, Caravate e Gemonio hanno fatto si che non ci fosse altra scelta. È un nostro obbligo valutare la conformità alle disposizioni di legge. In quel momento non vi era conformità. Siamo in attesa di progetti operativi per superare questo stato di cose».
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