L’altra Varese “stanata” dai giudici matti
L'altro 2003 – Il 2003 ha mostrato che a Varese su certi argomenti "scottanti" si possono muovere oltre 500 persone alla volta: consuntivo dell'anno passato di VareseGirotondi, con i buoni propositi per il 2004
Nel 2002 si erano presentati "col botto": 1500 persone stipate dentro e fuori il cinema Vela per incontrare Nanni Moretti e quella voglia di far sapere che l’Italia non era tutta da una parte. Ma il 2003 di VareseGirotondi non è stato da meno, contraddistinto da altri incontri che hanno letteralmente stanato una Varese che non sembrava esistesse più, o che si fosse rintanata in casa.
Per analizzare "il fenomeno" ne abbiamo parlato con uno dei principali esponenti, Massimo Tafi.
«Il 2003 è stato segnato innanzitutto dai due incontri a cui hanno partecipato più di 500 persone ogni volta: Il 12 maggio è stata la volta di "Liberiamo la farfalla" che ha fatto il punto della situazione della Tivù di Stato con Gad Lerner, Angelo Guglielmi, Gianni Barbacetto. Mentre il 25 ottobre nell’incontro intitolato "Ma i giudici sono matti?", i cinque presidenti delle associazioni magistrati hanno riflettuto insieme a Marco Travaglio e Claudio Sabelli Fioretti: una serata che ci ha dato molte soddisfazioni. L’attività di Varesegirotondi però non si è esaurita in queste pur eclatanti iniziative: ci importa ricordare la solidarietà ad Abate contro gli ingiuriosi volantini anonimi, che abbiamo messo in pratica prima con una raccolta di firme on line – 500 in pochi giorni – e poi con la consegna ufficiale di questo segno di solidarietà, avvenuta il 20 febbraio. E voglio ricordare anche la presa di posizione contro le minacce dei "Blood and honor" nei confronti del giornalista del corriere della sera Claudio del Frate e dei cronisti della Prealpina, perchè tali prese di posizione non sono mai state, in questa città, scontate. E ci tengo anche a segnalare che una iniziativa nazionale che si è svolta a Milano ci ha visto in prima fila tra gli organizzatori materiali: la trasmissione-manifestazione "Ora Basta" con Sabina Guzzanti e molti altri, svoltasi al Palalido il ma trasmessa via satellite in tutta Italia».
Ogni vostra iniziativa ha portato fuori di casa almeno 500 persone, che per una città come Varese sono oggettivamente numeri inusuali. Qual è secondo lei il segreto di tanto successo?
«Su di un fenomeno di questo genere a me piacerebbe che qualcuno decidesse di indagare, indipendentemente da noi: effettivamente i numeri sono davvero inusuali per il territorio, e sarebbe giusto, indipendentemente dal nostro operato rifletterci sopra – continua Tafi – A parte questo, penso che abbiamo avuto dalla nostra una maggiore libertà di azione: la mancanza di vincoli politici ci ha permesso di costruire dibattiti particolarmente vivaci e non scontati. Inoltre, ci occupiamo di temi che stanno molto a cuore alle persone, ma che si ritrovano molto poco spesso ad ascoltare o dibattere: in particolare, temi come la giustizia e l’informazione non hanno molti interlocutori. Poi la verità è che solo una sorta di pigrizia mentale può far pensare che Varese è città tutta nelle mani del berlusconismo e della lega: è bastato un atto di volontà di qualcuno per fare da agglutinatore di molte persone che si sono riconosciute in una visione della società diversa da chi amministra la città, ma forse non la domina. Infine, probabilmente abbiamo dato alla gente la possibilità di esprimersi in maniera libera su concetti di democrazia di base legati ad alcuni principi fondamentali della costituzione, che sono poi quelli su cui i girotondi sono nati: Giustizia, libertà di informazione, ripudio della guerra (VareseGirotondi fa parte del comitato per la pace, n.d.r.). Questo era anni e anni che a Varese non succedeva, ed evidentemente era una necessità sentita da molti: perché da troppo tempo ormai la politica, indipendentemente dal fatto che fosse buona o cattiva, se ne stava tutta chiusa nei palazzi».
Le vostre iniziative sembrano rappresentare anche delle alternative ad un mondo dei media non sempre adeguato al momento: questa, almeno, è l’impressione, che danno gli ultimi incontri pubblici dei Girotondi, in Italia come a Varese. Corrisponde a verità?
«I girotondi sono stati caratterizzati anche a Varese non solo dalla capacità di utilizzare media alternativi ma anche di usare in modo diverso i media tradizionali. Il successo delle nostre iniziative dice infatti che non c’è bisogno di grande esposizione mediatica per portare 500 persone in una sala: naturalmente è una cosa che conta, ma ci sono anche altri canali che aiutano la diffusione delle informazioni, come i siti internet e le email. Insieme a questo, c’è anche una vera e propria sperimentazione di altri media: in particolare con "Ora basta!", si è capito che se c’è una motivazione politica e personale per muoversi, si possono costruire momenti allo stesso tempo televisivi e non. In occasione della manifestazione di Milano del 14 dicembre la gente è rimasta incollata alla tivù a vedere un programma televisivo che non aveva niente del programma televisivo tradizionale: lì si è capito che è possibile fare televisione fuori dagli schemi della televisione».
Quali sono i "buoni propositi" di VareseGirotondi per il 2004?
«Il passo che è necessario fare ora è che questa dimensione e queste energie che abbiamo contribuito a far circolare e a rendere visibili diventino capaci di incidere sulla politica: a livello nazionale sta già avvenendo – faccio riferimento all’incontro tra movimenti e partiti che abbiamo organizzato a Roma per il 10-11 gennaio – ma questo è importante che accada anche a livello locale. Io sono convinto infatti che Berlusconi e la destra si combattano anche città per città, perchè si tratta di una battaglia culturale, che va portata avanti quartiere per quartiere. E anche quella voglia di unità nel centro sinistra manifestata dai girotondi e movimenti deve diventare un patrimonio di tutti. Il che significa però che si deve innanzitutto capire cosa ciò voglia dire e come davvero si possa concretizzare quest’unità. Ed è su questo che è necessario lavorare nel 2004, fin da ora».
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