L’accordo sulla One Company valorizza i lavoratori
Il commento di Graziano Resteghini coordinatore della Fim Cisl in Alenia Aermacchi
L‘accordo sul contratto integrativo di Finmeccanica One Company era atteso da oltre cinque mesi. Una lunga trattativa complicata dal fatto che sul tavolo della trattativa tra Fim, Fiom, Uilm e i vertici del più importante gruppo industriale italiano c’era anche il rinnovo del contratto nazionale. Questo primo traguardo raggiunto dalle parti sociale puo’ dunque dare un’accelerazione anche a tutta la trattativa
Secondo Graziano Resteghini, coordinatore della Fim Cisl in Alenia Aermacchi, il risultato raggiunto è positivo. «Finmeccanica, a differenza di Fca che si è defilata da Federmeccanica per costruire un proprio contratto nazionale, è fortemente condizionata dalla politica. Quindi questo primo passaggio sul contratto integrativo avrà ricadute positive immediate sul tavolo delle trattative perché nel sistema di relazioni industriali sono le aziende e il sindacato che costruiscono l’impianto del loro confronto. Il punto importante di quanto deciso ieri è l’aver ribadito che sono le attività dei lavoratori e la loro partecipazione attraverso le rsu a determinare questo confronto e l’orientamento dell’azienda. La preoccupazione dei lavoratori era lo svuotamento delle esperienze e specificità territoriali che un gruppo complesso come Finmeccanica esprime. Invece, costituendo dei coordinamenti dove le strutture interagiscono per definire accordi e regolamenti per far funzionare la macchina produttiva, vengono messi a fattor comune».
«L’accordo – continua Resteghini – insiste su alcuni argomenti che, al di là delle difficoltà economiche contingenti, sono essenziali per fare un passo in avanti. Sono questioni tecniche ma che poi hanno un riflesso serio sulla vita delle persone. Pensiamo alla gestione degli orari con forme di flessibilità che permettono un miglior utilizzo del tempo nella vita sociale e famigliare, perché la conciliazione di questi momenti non riguarda solo le lavoratrici, ma anche i lavoratori».
«Se voglio dare cittadinanza alla democrazia economica – conclude il coordinatore della Fim – è chiaro che nell’impresa io metto a disposizone le mie competenze per migliorarla. Agire questa responsabilità, anziché subirla, fa la differenza»
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