Inizia la rimozione del treno deragliato a Pioltello
Limitazioni ai treni ancora fino a venerdì, ma il ritorno alla normalità potrebbe richiedere ancora settimane. C'è poi il nodo del sequestro giudiziario
Sono iniziate nella mattina di lunedì 5 febbraio le operazioni di rimozione delle carrozze e della locomotiva E464 coinvolte nell’incidente ferroviario dello scorso 25 gennaio a Pioltello.
La rimozione del materiale rotabile e la rimozione dei sigilli da parte della Procura sono le operazioni necessarie a riprendere il servizio regolare sulla linea Milano-Treviglio-Brescia.
Dal 25 gennaio rimangono in vigore una serie di limitazioni al traffico ferroviario passeggeri da Brescia e Cremona, nonchè sulle linee suburbane S5 ed S6, mentre i treni merci vengono tutti deviati su altri itinerari (come la linea “padana” che passa da Mantova, Cremona e Pavia).
La linea Milano-Treviglio ha quattro binari e la circolazione non è stata completamente paralizzata appunto perché si è potuto mantenere in servizio due binari dei quattro binari (l’incidente è avvenuto sulla linea “lenta”). Le modifiche alle linee S riguardano anche la provincia di Varese: un treno ogni due della linea S5 infatti viene deviato sulla stazione Porta Garibaldi superficie, anziché effettuare il servizio sul Passante sotterraneo di Milano. Trenord ha specificato che le limitazioni proseguiranno fino al 9 febbraio almeno. Rfi, la società che gestisce i binari, prevede di completare il ripristino in tempi lunghi, si parla della data del 24 febbraio come data realistica per tornare al servizio regolare.
Resta poi il nodo del sequestro giudiziario. «L’area è ancora sotto sequestro» spiegano telegrafici da Rfi, che rimanda all’autorità giudiziaria. L’infrastruttura è fondamentale per la mobilità in Lombardia, ma non mancano esempi di tempi lunghi: in Calabria, ad esempio, la linea in galleria che collega la ferrovia Tirrenica – sulla costa – con la città di Cosenza è chiusa da un mese esatto, dopo uno svio (fortunatamente con conseguenze meno gravi) avvenuto il 6 dicembre. In questo caso, però, le scelte sono tutte in mano a Palazzo di Giustizia.
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