Landini carica i delegati Fiom: “Ritorni la democrazia nelle fabbriche”
In vista dello sciopero generale del 14 novembre i delegati Fiom della provincia hanno incontrato il segretario nazionale: "Marchionne ha preso in giro tutti e non paga dazio". Stasi: "In provincia dati allarmanti e il governo che fa?"
La Cgil si prepara allo sciopero generale del 14 novembre e chiama il segretario Fiom Maurizio Landini ad accendere la miccia della protesta contro la linea dell’Europa e del governo tecnico che spinge verso misure d’austerità senza aver mai messo in piedi davvero un piano per lo sviluppo del Paese. Questa mattina, lunedì, a MalpensaFiere, davanti ai delegati Fiom della provincia di Varese, il segretario nazionale dei metalmeccanici Cgil ha parlato di rappresentanza dei lavoratori che continua a ridursi partendo dalle ultime uscite dell’acerrimo rivale a.d. della Fiat Marchionne: « La Fiat adesso spiega che il piano Fabbrica Italia non c’è più, qual’è la sanzione per la Fiat che ha cancellato i diritti dei lavoratori ma non ha mantenuto le promesse. Gli investimenti si fanno da un’altra parte e in Italia il settore chiude. Serve una democrazia effettiva che dia la possibilità ai sindacati di votare e di decidere – ha detto il segretario Fiom che poi ha bacchettato le forze politiche e il governo – Per noi recuperare la rappresentanza del lavoro vuol dire intervenire su ammortizzatori sociali, scuola, dare un futuro ai giovani. I soldi ci sono, non mancano, ma non vogliono andare a prenderli dove sono. Chi vieta di colpire l’evasione? chi vieta la patrimoniale?».
Di fronte a questi interrogativi ci sono i dati snocciolati dal segretario provinciale della Cgil Franco Stasi: «Abbiamo 200 aziende che senza deroga alla cassa integrazione rischiano la chiusura – spiega Stasi – abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile che tocca qui da noi il 30% e un tasso generale che è passato dal 3,5% all’8%, tra le donne è al 9. Questi numeri sono lo specchio di una politica che non sta dando risposte adeguate ai temi del lavoro e dell’impresa». Stasi auspica che la prossima manovra, annunciata qualche giorno fa e sulla quale si fanno già numerose retromarce, «possa cominciare a dare un’idea di equità sociale magari con una patrimoniale in modo da recuperare risorse da immettere nella riduzione del cuneo fiscale per le imprese e rimpolpando le buste paga dei lavoratori».
Infine Stefania Filetti, segretaria provinciale Fiom, si appella ad un’unità sindacale che deve tornare a pesare: «Spero che anche Film e Uilm si rendano conto che senza la Fiom non si può più firmare un contratto nazionale – dice la Filetti – il risultato ottenuto con Marchionne è sotto gli occhi di tutti e non da ultima la ritorsione messa in atto al momento del reintegro dei lavoratori Fiom, con la minaccia di lasciarne a casa altrettanti». Tornando alla nostra provincia la Filetti disegna un quadro difficile: «Se anche un’azienda che investe in tecnologia e in produttività come la BTicino deve ricorrere a mobilità e licenziamenti è evidente che la situazione sta diventando allarmante – e conclude – senza una politica per il lavoro questo Paese non uscirà più dalla recessione».
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