Fondi PIR, come incrementare il risparmio degli italiani aiutando la piccola industria

Per capire come funzionano e a chi sono destinati i PIR, l’abbiamo chiesto a Simone Bini Smaghi, Vicedirettore generale di Arca Fondi SGR

Simone Bini Smaghi

Investire per aumentare i risparmi di una vita, facendo del bene all’economia produttiva italiana: è questo l’obiettivo dei piani individuali di risparmio (in acronimo PIR), nati con la legge di stabilità 2017 per aumentare gli investimenti alle aziende italiane attraverso il risparmio delle persone fisiche. Per capire come funzionano e a chi sono destinati, l’abbiamo chiesto a Simone Bini Smaghi, Vicedirettore generale di Arca Fondi SGR.

A chi sono rivolti e come funzionano i PIR?

I PIR sono rivolti esclusivamente alle persone fisiche residenti in Italia e sono individuali e non ripetibili; questo significa che un singolo PIR non può essere sottoscritto da un’azienda, non può essere cointestato e ogni singolo individuo può sottoscriverne solo uno. I PIR non hanno una durata massima, offrono un vantaggio fiscale sugli utili con esenzione totale delle imposte su capital gain e rendimenti, sono esenti dall’imposta di successione.

I PIR prevedono una destinazione di somme o valori per un importo massimo, per ciascun anno, di € 30.000 per persona fisica con un limite d’investimento massimo di € 150.000. Per usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla legge istitutiva dei PIR, è obbligatorio tenere ciascun investimento annuale per almeno 5 anni: l’agevolazione decade se gli importi vengono ritirati prima del vincolo temporale quinquennale.

Il PIR può rivitalizzare anche l’Aim, il mercato delle piccole e medie imprese?

«L’Italia è fatta soprattutto da piccole e medie imprese, e anche tra di loro è possibile trovare storie molto interessanti, di successo. Non a caso, nel mondo c’è una forte domanda per il made in Italy. Il nostro compito è aiutare le piccole imprese meritevoli a espandersi e a portare i propri prodotti dove c’è la domanda; anche all’estero, quindi il made in Italy ha un potenziale altissimo. Portare il risparmio delle famiglie verso il tessuto industriale italiano vuol dire aiutare le piccole e medie imprese a crescere, favorendo al tempo stesso la nostra economia».

Qual è Il profilo dell’investitore tipo del PIR?

«Il PIR è uno strumento utile per la diversificazione di portafoglio: va bene per gli anziani che hanno un reddito fisso come per i giovani che hanno appena iniziato a lavorare, ai piccoli investitori a quelli più importanti. È anche un modo per avvicinare le famiglie che non hanno mai investito in fondi al mondo del risparmio gestito. Inoltre, è uno strumento

educativo, perché fa comprendere al risparmiatore l’importanza di investire con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo per beneficiare appieno delle potenzialità offerte da un fondo comune d’investimento».

State pensando al lancio di nuovi prodotti?

«È una cosa che stiamo valutando. Siamo sempre attenti alla dinamica e alle esigenze dei nostri clienti. La nostra offerta comprende già cinque PIR (con un patrimonio gestito di 2 miliardi di euro) molto diversi tra loro sia in termini di profilo di rischio sia di allocazione. È una famiglia abbastanza eterogenea che va molto bene per costruire un portafoglio ben diversificato per i nostri clienti. Da questo punto di vista c’è un grande interesse da parte della clientela, anche perché le eccellenze italiane hanno un enorme potenziale. E lo strumento PIR può aiutare le famiglie ad avvicinarsi al tessuto imprenditoriale, anche se resta importante farlo attraverso operatori specializzati e presenti sul mercato nazionale».

Con il decreto rilancio sono arrivati i PIR Alternativi. Di cosa si tratta?

«Il decreto Rilancio ha introdotto un nuovo strumento di investimento, i PIR Alternativi, che investono principalmente in aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia non appartenenti all’indice FTSE MIB e FTSE Mid cap, e in strumenti di debito o crediti verso le piccole e medie imprese italiane.

L’obiettivo di questi nuovi strumenti è accentuare il ruolo del risparmio come risorsa finanziaria collettiva indirizzandolo su investimenti illiquidi ma di grande potenzialità, così da stimolare il tessuto imprenditoriale italiano delle imprese di piccole dimensioni.

Si tratta di prodotti dedicati a una clientela di segmento più alto rispetto a quella tipica dei PIR tradizionali. I PIR alternativi presentano soglie di investimento più elevate – è possibile infatti investire 300mila euro all’anno fino al raggiungimento del tetto di 1,5 milioni – e differenti vincoli di investimento rispetto ai PIR tradizionali, con cui hanno in comune   l’esenzione fiscale sui rendimenti finanziari a patto che il risparmiatore si impegni a mantenere gli investimenti per almeno cinque anni e l’esenzione dall’imposta di successione».

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Pubblicato il 01 Giugno 2021

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