Ticino in crisi economica Frontalieri con il fiato sospeso

In media ogni giorno nascono in Ticino 4,6 nuove imprese ma 3,5 chiudono i battenti. I 15.000 lavoratori varesini che ogni giorno varcano il confine cominciano a temere per il proprio posto di lavoro

La crisi economica non conosce confini. E’ il caso di dirlo, soprattutto se a restare sotto la scure di un euro che non perdona sono i nostri vicini svizzeri. In Canton Ticino è crisi ormai da mesi e negli ultimi tempi il problema si è acuito tanto che il numero delle aziende che chiudono è sempre più alto. E a farne le spese non sono solo i cittadini elvetici, a dire il vero poco abituati a questa situazione di "malessere", ma anche i frontalieri. Se le aziende dichiarano il fallimento o sono in crisi, a farne le spese sono, naturalmente, proprio i lavoratori "stranieri". Secondo l’ultimo dato relativo al giugno 2002 ( con l’entrata in vigore dei bilaterali, il dato non è stato più rilevato) erano 34.500 provenienti dall’area Como, Varese e Verbano. 15.000 solo i varesini. Ma com’è la fotografia del mondo produttivo svizzero? Secondo i dati registrati dalla Camera di Commercio elvetica nel primo trimestre 2004 in tutto la Svizzera hanno chiuso i battenti 1.281 imprese, con un incremento del 10,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2003. Situazione non facile anche nel Canton Ticino: per quanto riguarda le nuove iscrizioni delle ditte censite nel registro del commercio, sono state 1.958 nel 2001; 1.793 l’anno seguente e 1.696 nel corso del 2003. Per quanto riguarda la tipologia delle nuove iscrizioni, poco meno della metà (722 su 1.696 lo scorso anno) sono censite nel settore dei servizi, seguono poi il commercio (514), l’edilizia (297) e l’industria (107) Facendo una media, del tutto teorica, ogni giorno nascono in Ticino 4,6 nuove imprese e 3,5 spariscono. La chiusura di un numero sempre maggiore di aziende oltreconfine costituisce una preoccupazione confermata anche dal sindacato. Secondo Giovanni Salandin, della Cgil di Varese, «questo problema si rileva soprattutto nelle aziende manifatturiere. A questa situazione si somma il fatto che alcuni imprenditori svizzeri, approfittando di una situazione di crisi dell’economia d’oltreconfine, cercano di "alleggerire" situazioni lavorative particolari. Solo qualche giorno fa si è rivolta ai nostri uffici una frontaliera che dopo 10 giorni di malattia, al rientro dal lavoro, si è sentita dire dal suo datore di lavoro che tra due mesi dovrà restare a casa. Questo caso, come altri che ci si presentano, costituisce un sintomo preciso della situazione che si sta creando».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2004
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