I privati entrano nell’acqua

Il governo ha posto la fiducia sul decreto Ronchi, inizia un percorso che porterà alle gare pubbliche a cui parteciperanno i grandi gruppi

L’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua è stato votata ieri dal Senato, il governo ha posto la fiducia sul decreto Ronchi, un provvedimento che prevedeva almeno 20 materie diverse (c’erano anche le disposizioni antimafia dell’Expo), e il parlamento ha approvato la materia definitivamente. L’obiettivo è mettere a gara solo la gestione degli acquedotti, che però rimarranno sempre pubblici e dunque parlare di privatizzazione dell’acqua è sbagliato. La sostanza è questa: entro la fine del 2015, bisogna fare le gare e abbandonare gli affidamenti diretti ad aziende pubbliche; in questi cinque anni, nel frattempo, la legge vuole che i privati entrino comunque nelle aziende che già adesso gestiscono le acque, con tempi e quote di partecipazione ben definite, se i comuni vorranno mantenere gli attuali contratti.
Ma perché queste norme? Il senso è quello di creare dei servizi efficienti. La legge sulla liberalizzazione dei servizi era anche nel programma dell’Unione. Linda Lanzillotta, ora passata con Rutelli, critica un punto del decreto: l’ingresso forzato dei privati, tra il 2010 e il 2015, nelle aziende pubbliche che ora gestiscono i servizi. Il motivo è semplice: l’obbligo dell’ingresso di un privato, secondo l’ex ministro dell’Unione,  serve solo a gratificare le aziende private e non garantisce alcuna efficienza.
C’è poi il capitolo Lega Nord. Il carroccio ha votato il decreto e lo sostiene. Tuttavia Marco Reguzzoni è intervenuto a Radio Uno, questa mattina, per spiegare la posizione del carroccio, il quale chiede un’aggiunta nei decreti attuativi: delle deroghe per alcune aree del paese. la Lega vuole che ci sia la possibilità di restare «in house» (senza obbligo di gara) se un comune dimostra che la società idrica chiude in attivo.
Ma cosa cambierà per i cittadini? Innanzitutto, la tariffa. Si paventano aumenti, ma bisogna dire che a Varese, ad esempio, il piano d’ambito prevede già degli aumenti, chiunque sia il gestore.
Chi controlla? Su un punto, sono tutti d’accordo, questa riforma è monca di un aspetto assolutamente fondamentale, un’autorità che regoli le gare di affidamento ai privati, che stabilisca regole, sanzioni gli abusi, e faccia rispettare i contratti, affidando poteri agli enti locali nei confronti di privati che trattino male i cittadini. Nessuno l’ha prevista.

Il senso del provvedimento viene spiegato dal Ministro del Pdl Andrea Ronchi: "L’acqua è un bene pubblico" e il "decreto non ne prevede la privatizzazione. Nel provvedimento viene rafforzata la concezione che l’acqua è un bene pubblico, indispensabile. Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l’obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 novembre 2009
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