Il Parco Pineta studia le sue zone umide

Studio di monitoraggio della qualità e delle valenze di biodiversità condotto nell'area verde

Gli ambienti umidi svolgono un ruolo importante fornendo le condizioni ideali per il completamento del ciclo biologico di innumerevoli specie vegetali e animali, nonché contribuendo al corretto funzionamento dei meccanismi che regolano gli ecosistemi. La protezione delle zone umide è quindi di grande importanza trattandosi di ambienti fragili soggetti ad una vasta gamma di pressioni determinate soprattutto dalle attività dell’uomo che si svolgono nelle aree circostanti. Ecco il motivo dell’importanza dello studio di un anno condotto nelle Aree Umide del Parco in occasione della tesi della dott.sa Laura Sartori.
Oggetto del lavoro è stato il monitoraggio delle aree umide più significative all’interno del territorio del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate. Indagini e rilievi effettuati nel territorio dell’Area Protetta hanno permesso di individuare un vasto reticolo di raccolte d’acqua, alcune delle quali definibili come veri e propri stagni, con presenza di comunità vegetali ed animali tipiche delle zone umide. La maggior parte di questi habitat si trova in ambito forestale e costituisce un insostituibile elemento della biodiversità del Parco.
 
In essi sono state monitorate le caratteristiche chimico-fisiche (ossigeno disciolto, temperatura, pH, conducibilità, COD, fosforo totale, azoto totale, azoto ammoniacale, E. coli) e valutate le peculiarità morfologiche. Sono state parallelamente studiate le comunità di macroinvertebrati bentonici e nectonici presenti. Lo scopo finale dello studio è stato quello di porre a confronto la biodiversità dei differenti ambienti campionati in funzione delle caratteristiche ambientali presenti (qualità dell’acqua, idrologia, morfologia, rete trofica). In particolare, si è posta l’attenzione sulla capacità depurativa dell’impianto di fitodepurazione; di seguito sono riportati i grafici (fig. 1 e 2) dell’abbattimento percentuale del carico inquinante, misurato nei campionamenti del 2008 e del 2009, nei quattro punti chiave del processo di fitodepurazione (ingresso all’impianto, vasca a flusso superficiale, stagno, uscita finale dell’impianto).
 
Le zone umide campionate, sia naturali sia artificiali, presentano livelli anche molto differenti di biodiversità, ma si sono potuti verificare l’elevato contributo delle aree umide alla biodiversità complessiva del Parco e l’utilità degli interventi artificiali realizzati dall’Ente. I risultati ottenuti possono dunque essere sfruttati a scopo progettuale nella realizzazione di aree umide artificiali o a scopo conservazionistico per la tutela di quelle già esistenti. Tramite una scelta oculata della posizione in cui inserire l’area umida, della vegetazione in essa impiantata, delle sue caratteristiche morfologiche, può derivare un habitat rilevante per il ciclo vitale di numerosi organismi e che si inserisce in modo significativo nella rete ecologica locale. In particolare, l’inserimento di aree umide artificiali nell’ambito di impianti di fitodepurazione è utile non solo come ulteriore fase di affinamento nel processo di depurazione ma anche per scopi naturalistici e di incremento della biodiversità.
“La risorsa Acqua è da sempre al centro della nostra attenzione; pur non essendo un territorio ricco, l’Area Protetta contribuisce fortemente all’approvvigionamento delle falde acquifere da cui attingono i paesi limitrofi. E’ nostro compito quindi comprendere i migliori metodi per la tutela di un bene così prezioso” dichiara Mario Clerici, Presidente del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 novembre 2009
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