In centinaia ai casting del Grande Fratello

Si sono messi in fila con un giorno di anticipo per i provini del reality più famoso della tv. Una folla speranzosa, e disposta a tutto

Per le selezioni del Grande Fratello 10, l’anno scorso, si sono presentate migliaia di persone. A ridosso dell’undicesima edizione la passione italiana per la casa catodica non sembra essersi affievolita. Sabato sera a Besozzo c’erano centinaia di persone in fila, per i provini del reality più famoso della tv italiana.

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Grande Fratello, le selezioni 4 di 11

Qualcuno si è messo in fila dalla notte precedente e non tutti vengono da Varese. C’è chi viene da Roma e racconta, da veterano, “Qui siete ancora in pochi, io i casting li faccio anche in periferia, così ho più possibilità”. L’appuntamento di fronte al mega-negozio di abbigliamento fresco di inaugurazione è alle 20:30. In realtà i provini iniziano esattamente un’ora più tardi: “Prima potrete fare un giro nel negozio di abbigliamento, ci sono capi molto trendy!”. Un bel business, non c’è che dire.

Prima di “infiltrarmi” ai provini del Grande Fratello ero pieno di pregiudizi sul tipo di concorrente medio. Mi sono infiltrato e i pregiudizi sono stati smentiti da una realtà ancor più eccessiva, ancor più caricaturale. Ci sono tutti. I ragazzi giovani con la camicia bianca slacciata, super-palestrati e lampadati, che chiamano a casa la mamma, con un accento dialettale forzato. Che sia del sud, del nord o del centro non importa, il ragazzo del Grande Fratello carica l’accento. C’è poi la ragazza carina, capelli lunghi, risata “solare”, in alcuni casi con dei seni sospetti e, ovviamente, con i tacchi. Ma l’attesa per il provino è estenuante, la fila è lunghissima, siamo fuori all’aperto e comincia a far freddo. Molte ragazze, dopo un paio d’ore, iniziano a scendere dai tacchi ma non cedono. A piedi nudi, in piedi, in fila, schiacciate dalle persone, sull’asfalto, anche per quattro ore: ma non si rinuncia, il desiderio di chiudersi nella casa di Mediaset è troppo forte.

C’è poi il buffone, quello che deve essere simpatico. Per distinguersi dalla folla si mette in piedi su un muretto, in spalla a un amico, sulle punte dei piedi. E fa il brillante, perché è quello il suo personaggio. Ci prova con le concorrenti attempate, dice che “È tutta una fregatura, li avranno già scelti mesi fa i partecipanti”, parla dei suoi viaggi a Cuba. Accanto a lui il concorrente con la giacca elegante e l’accento milanese forzato, quello che ti fa capire che lui va ai festini esclusivi con tanta gente che conta e molta cocaina, “Che però io non tocco e non toccherò mai”. Parla anche lui, tanto, per ore, come se l’attesa e la folla non fossero abbastanza fastidiosi. Poi una signora gli offre una birra a prezzo speciale, raccolgono fondi per il Brasile che saranno impiegati in un progetto di Padre Gabriele. “Certo amica, io sono stato tante volte in Brasile perché amo quella terra e quelle persone”. Non indaghiamo sui veri motivi dei suoi viaggi in Brasile, ma quando la signora gli vende la birra a 3€ si lamenta che “In Brasile me ne avrebbero data di più” e pretende a gran voce il suo resto. C’è poi il belloccio: “Mi hanno detto che sarei perfetto per fare il tronista, non per questo schifo”. Poi una ragazza si lamenta per la fila e il belloccio dice sottovoce: “Vieni con me, ci sono dei miei amici, ci penso io a farti entrare”. Si allontanano e vanno da un’altra parte, chi sa dove.

Non si capisce perché tutto questo circo per i casting. Basterebbe prendere una manciata casuale di persone, da questa massa di carne e glitter (vedi brillantini), per creare il cast perfetto. Non mancano nemmeno i “casi umani”, come qualche trans e persino una donna con il pancione che (dalle dimensioni) ha tutte le possibilità di partorire in diretta televisiva. E invece i provini ci sono e sono estenuanti: si entra a gruppi di 12 ma le interviste sono individuali e la fila si muove lentissima. Ad un certo punto si sparge la voce: “Stanno qui per quattro ore, poi chiudono”. Qualcuno, in fondo alla coda, capisce di non avere più possibilità. Il cortile diventa una cortina di fumo di sigaretta, nervoso e agitato. La musica a palla, che prima poteva sembrare un diversivo, non è più tanto divertente.

Poi arrivi ai camerini del negozio di abbigliamento e lì ce l’hai fatta: la tua porta per il mondo dello spettacolo è aperta. Ci sono i ragazzi di Mediaset, sorridenti, che ti danno delle schede da compilare. Età, peso, musica preferita, eventi che ti hanno cambiato la vita, motivi per cui dovremmo prenderti. Compili la scheda ma non è finita, te ne consegnano un’altra. Colore occhi, altezza, peso (ancora?), vorresti fare la comparsa?, firma. Consegni la scheda, e loro ti danno un numerino: “Mettitelo sulla maglietta, a sinistra, dove c’è il cuore”. Iniziano a chiamare i numerini e vedi che tutti entrano in una tenda blu, con il grande occhio del Grande Fratello. L’effetto è suggestivo. Quando chiamano il tuo numero, ti sembra di essere dal macellaio: entri nella tenda e tutto quello che vedi è una telecamera, davanti a una sorta di confessionale di cartone. Ti siedi, e iniziano a farti domande. Da dove vieni, quanti anni hai, episodi drammatici della tua vita, cosa non ti piace delle persone, quali progetti hai per il futuro. L’interrogatorio è veloce, perché dietro di te ci sono centinaia di persone come te. E allora ti fai aprire velocemente dal macellaio, che deve capire con fretta se ci sia qualcosa di interessante in te. C’è chi non lo capisce in una vita, lui deve capirlo nel tempo di uno spot.

Ti saluta con un sorriso: “In bocca al lupo, se passerai le selezioni saremo noi a contattarti, segna qui il tuo numero”. Esci e quelli in coda ti assalgono, per conoscere le domande. Molti di loro non riusciranno nemmeno a entrare ma in fondo, pensi, non c’è niente di male… lascia che vivano il loro sogno.

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Pubblicato il 12 settembre 2010
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