“Giovani e anziani, tecnologia e tradizione, convivono grazie al falò”

Il neo presidente dei Monelli della Motta racconta l'edizione 2011 della più importante festa varesina dell'inverno

Giuseppe Redaelli, Angelo MontiRappresenta la città, in varie forme, da anni: è  alla guida di una delle più prestigiose case editrici locali, è presidente di Aci, è promotore dell’arte con Varesevive di cui è presidente. Ora Giuseppe Redaelli (nella foto, a sinistra) parla per la prima volta da guida di una delle istituzioni della città: quella dei Monelli della Motta, di cui è diventato presidente pochi mesi fa. Argomento: il grande evento varesino dell’inverno, che per la prima volta affronta da una posizione che lo porta a raccogliere un impegnativo testimone, quello dell’amatissimo ex presidente Angelo Monti (nella foto, a destra).

Che eredità sente di raccogliere da Angelo Monti?

Sicuramente l’esempio di Monti è da seguire, anche anche se è difficile da imitare. Ha tracciato una strada che desidero seguire, soprattutto col rapporto con il gruppo di Monelli che sono meravigliosi, motivati e attenti al territorio. Sarà importante, quindi, lavorare sulla crescita e lo sviluppo di un gruppo così.

Quali sono le principali caratteristiche del falò quest’anno?
Naturalmente, ricalcheremo l’impostazione sempre data al falò, che non deve essere in nessun modo modificata. Qualche variazione sarà affidata alla spontaneità,o a gesti irrituali. Io, per esempio stavo pensando di buttare "ufficialmente" nel fuoco un bigliettino, come presidente del monelli e varesino, perché non ci manchino le energie e possiamo essere tutti più vicini e più attenti alla vita cittadina. Quest’anno poi l’augurio sarà a due voci: non solo mia ma anche del presidente uscente Monti, a cui andrà anche la "laude a fratello foco".

Quanti sono i monelli al lavoro?
Per l’organizzazione sono coinvolti in una trentina: e da tutti si percpisce passione, entusiasmo e impegno. Anche il numero maggiore di giorni previsti quest’anno – sabato, domenica e lunedì – non sembrano pesare sui volontari. d’altra parte il gradiemento della festa è tale, che si lavora volentieri

Cosa rappresenta per Lei il falò?

Il mio primo ricordo risale alle elementari: ci andavo con papà ed ero da una parte affascinato dal fuoco e dall’altra spaventato da tutte le sue preoccupazioni… Poi c’è il ricordo dei pescitt, la collana di castagne che si prendeva alla fiera…
E’ bello che tutti questi ricordi si rinnovino anche nei giovani di oggi, come la passione per questa tradizione: la nuova generazione di "Monelli" è fatta da 20-30enni. Questa è stata un’opera encomiabile di Monti: mantenere la vivacità di tutti. Con il risultato di coinvolgere anche i più giovani

Il falò di Sant’Antonio è una festa per la cittadinanza o è anche per le istituzioni?

Secondo me è innanzitutto una festa di tutti, assolutamente trasversale, che si "sente dentro". Non credo ci sia nessuno che partecipi alla festa solo per farsi notare. Le autorità che partecipano, non lo fanno perchè invitati esplicitamente, vengono con il piacere di essere presenti. E a noi fa piacere che si presentino alla serata con questo spirito, che coinvolge il piano umano, non quello istituzionale.

Anche quest’anno, Varesenews manderà in onda la diretta del falò. L’esperienza dell’anno scorso ebbe un successo straordinario. Pensa che nuove tecnologie e tradizioni riescano a convivere pacificamente?
Riferito al falò di Sant’Antonio, si tratta di un connubio felicissimo: sono già stato interpellato più volte da persone che volevano essere certe della diretta sul web. Non è sempre così fortunato, questo insieme, ma in questo caso funziona benissimo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 gennaio 2011
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