Privacy, tetrapack e cementifici: Coinger risponde alle domande più spinose sulla raccolta differenziata

Colloquio con il direttore del consorzio di raccolta che più di tutti ha sollevato i vostri dubbi e le vostre domande: su tre argomenti decisamente "sensibili"

Raccolta differenziataLa raccolta differenziata scatena la vitalità dei nostri lettori, non c’è dubbio. E, se questo è certamente un buon segno, indice di interesse anche molto dettagliato nel fare bene e pure meglio in questa pratica quotidiana che cambia il mondo, è però fonte di molti dubbi e qualche polemica. Come quella che riguarda  i sacchi trasparenti della differenziata e la protezione della privacy, che crea problemi soprattutto agli utenti di Coingerazienda di raccolta dei rifiuti particolarmente "ligia" nel sanzionare i sacchi viola che contengono sacchi non trasparenti.  Abbiamo così provato a fare qualche domanda in più per conto vostro, su questo e su altri argomenti "spinosi" che ci avete segnalato.

PRIVACY
Paride Magnoni, direttore di Coinger«Noi abbiamo l’obbligo di garantire la distinzione delle frazioni. Per questo è importante che i sacchi permettano di guardare all’interno, per verificare la conformità di ciò che conferiamo. Il garante della privacy invece per definizione si occupa della tutela dei dati sensibili, cioè si occupa di quei dati personali, al di là dei dati anagrafici, che "raccontano" delle ideologie personali, delle condizioni di salute, della posizione religiosa – spiega Paride Magnoni, direttore di Coinger (nella foto) – Questa è sicuramente garantita, e non ci opponiamo nemmeno noi a questa norma: ci mancherebbe. Ma come può immaginare, questo significa inserire un piccolo sacco protetto con solo gli oggetti "sensibili" all’interno del sacco viola, oppure di posizionare i documenti sensibili in modo discreto all’interno del pacco della carta: non il permesso di mettere ampie parti non visibili all’interno dell’indifferenziato. Come del resto abbiamo spiegato nella lettera che è arrivata agli utenti».La questione, dunque, sembra essere di senso della misura: un sacchettino che protegge gli oggetti più "sensibili" è un conto, prendere oggetti sensibili come scusa per mettere nel sacco viola sacchi opachi, no.

TETRAPACK
Esaurita, almeno per ora, la questione privacy, proviamo così ad affrontare l’annosa questione del tetrapack che, essendo smaltito da qualche consorzio di raccolta nella plastica e da altri nella carta dà una fastidiosa sensazione di indeterminatezza: tanto che alcuni insinuano il fatto che alla fine poi tutto vada a finire in uno stesso "calderone". Magnoni non esita però, per spiegare meglio il meccanismo ed eliminare dubbi, a spiegare il “dietro le quinte” del lavoro di raccolta differenziata.

«Il tetrapack nasce come carta: fa parte della filiera di Comieco, il consorzio che si occupa di recuperare e riciclare gli imballaggi a base cellulosica. Quello che poi succede comune per comune, consorzio per consorzio, fa parte delle scelte operative. Più concretamente, le scelte possibili sono due: fare fin da subito, in proprio, la suddivisione tra carta, plastica, alluminio e conferire direttamente ai consorzi relativi, oppure mandare ciò che è stato raccolto nei comuni a un centro di raccolta multimateriale, che poi si preoccupa di suddividere i vari componenti. Nel primo caso, il tetrapack va messo nella carta: nel secondo caso, può essere messo nella plastica, o più precisamente nel sacco giallo (che quindi può essere considerato "multiraccolta", ndr). Questa è la differenza».

Una differenza, per chi sceglie di conferire direttamente ai consorzi, che impegna molto: «Se la plastica conferita ha una frazione di impurità inferiore al 15% permette a chi la conferisce di prendere un certo corrispettivo, che è maggiore o minore in base a fascia di impurità. Chi invece supera quel tetto, non solo non riceve nulla, ma deve addirittura pagare, per l’“impurità” che ha consegnato. Noi siamo ampiamente sotto questa percentuale (intorno al 7-8%): e quindi ci conviene conferire direttamente al consorzio. Questo significa però avere controlli di qualità due volte al mese, e chiedere maggiore rigidezza nel mettere nel sacco della plastica elementi puliti. Perchè, per chi supera il valore limite spesso, il rischio è di "regalare" plastica ai consorzi.  Se succede spesso così, cioè si supera la soglia limite del 15%, allora è più efficiente mandare ciò che si è raccolto prima all’impianto multifunzione che “sistema” tutto, prima di mandarlo ai consorzi. L’impianto multifunzione separa e purifica tutto: la plastica che esce da lì è bellissima, come il tetrapack, come l’alluminio. Per noi non ha senso farlo, però, perchè i nostri utenti hanno permesso di mantenere alto lo standard».

RACCOLTA "DIFFERENZIATA" NEL CEMENTIFICIO?
Dopo avere parlato con grande franchezza di tetrapack e di meccanismi che muovono il conferimento ai consorzi di raccolta, Per Paride Magnoni non è difficile nemmeno rispondere ad uno specifico commento di un lettore, che insinua come “Poi si scopre magari che la differenziata finisce in parte ad un noto cementificio di Vergiate”. Una insinuazione che non è isolata ma rappresenta una antica convinzione degli abitanti del gallaratese: i quali sono convinti che i rifiuti servano per "fare il cemento" e  sono pressocchè persuasi di vivere in case realizzate in parte con rifiuti anche ospedalieri 

«Certo che parte della nostra raccolta va ad un cementificio: a quella struttura i rifiuti arrivano la sera stessa – Risponde sorprendentemente Magnoni – Si tratta però del contenuto dei sacchi viola, cioè dell’indifferenziato, che non va e non può andare in centri di riciclo. E quei sacchi, per il cementificio, diventano combustibile». Più precisamente, il sacco viola viene prima lavorato da un impianto
tecnologicamente avanzato che produce CDR, mischiando secondo legge i vari rifiuti in arrivo con rifiuti speciali: i sacchi viola vengono rotti, tritati grossolanamente, vagliati e poi infine nuovamente tritati a pezzatura idonea per essere bruciati nel cementificio, appunto come CDR.

Se si tratta di quello che Varesenews ha visitato qualche anno fa, significa che persino l’indifferenziato degli utenti Coinger – già "costretti" ad essere virtuosi per plastica e atro – serve qualcosa all’ambiente: quei sacchi infatti permettono al cementificio infatti di risparmiare l’11% di combustibile fossile.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 aprile 2012
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