Appenzeller, il museo a porte aperte del “contrabbandiere di cultura”

In questo piccolo angolo di proprietà di Liborio Rinaldi ci sono oltre 26mila oggetti, ognuno con una storia di raccontare. Il museo di Lomnago è un luogo in cui perdersi

Entrare per la prima volta al museo Appenzeller è come accedere ad un piccolo bazar, dove tutto sembra esposto alla rinfusa e si fatica a trovare l’orientamento. In questo piccolo angolo di proprietà di Liborio Rinaldi, però, tutto è catalogato e inventariato con un ordine ben preciso: oggetti di inestimabile valore insieme ad altri meno preziosi sono qui custoditi in virtù della loro storia e di quello che possono raccontare. Dai giocattoli antichi all’evoluzione tecnologica qui tutto è merce preziosa per un "contrabbandiere di cultura" come Rinaldi che da questo luogo trae la materia prima per la costruzione dei suoi documentari e per i suoi racconti.
L’Appenzeller è un luogo in cui perdersi e nel quale attingere memorie e ricordi del passato. Lo avevamo visitato in occasione della tappa a Bodio Lomnago del 141 tour di Varesenews e siamo voluti tornare in via Brusa 6 a Bodio Lomnago per capire meglio i segreti di questo luogo.

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Il suo ideatore, organizzatore e finanziatore è Liborio Rinaldi
, imprenditore di successo, appassionato di montagna e cultura nonché ex sindaco di Bodio Lomnago. Nel 2000 ha acquistato una dipendenza della villa Puricelli (dell’ex proprietà del senatore patron delle autostrade e costruttore dell’Autolaghi), si tratta della vecchia parte che ospitava le stalle. Un edificio comunque storico e di grande valore: le tre ali di cui è composto sono state costruite tra il 1700 e i primi del ‘900. Rinaldi lo ha acquisito e ristrutturato per metterci gli uffici della sua azienda, la Praezision Life, e nel tempo per allestire uno spazio in grado di ospitare i ricordi di famiglia.
Così cinque anni fa ha aperto gli scatoloni che li contenevano: la sua famiglia, formata da tre ceppi d’origine siciliana, bergamasca e svizzero-tedesca, aveva il vezzo di conservare e collezionare gli oggetti più disparati.
Rinaldi li ha presi, restaurati, catalogati e ha cominciato ad allestire gli spazi del silos ristrutturando tutta la scuderia. Quando aveva finito lo spazio è diventato talmente bello che tutti quelli che ci passavano hanno deciso di lasciarci qualcosa per arricchire la collezione: e così, quello che era nato come un "museo etnografico" di famiglia, in breve tempo è diventato un museo tematico dove ognuno può trovare qualcosa di suo interesse.


 
Attualmente ci sono 26.792 oggetti catalogati, ma sono tre quarti dell’intera raccolta. Tutto è disposto a vista e il visitatore può interagire con gli oggetti esposti. L’ambizione di Rinaldi, infatti, non è quella di fare un museo polveroso di oggetti di una volta ma quella di sviluppare tutti gli ambiti tematici e la curiosità e i ricordi dei visitatori.
Il suo è un museo dalle porte aperte, un posto dove perdersi e ritrovarsi riscoprendo il grande patrimonio del passato sul quale poggiamo la nostra storia e cultura.

Il museo è privato, non ha sussidi ne contributi, non è strutturato in giorni di apertura e chiusura. Funziona su appuntamento che si può prendere attraverso un email (sito internet) o una telefonata per capire l’interesse e le curiosità dei visitatori e costruire la visita, sempre gratuita. Quella standard dura circa due ore ma ognuno è lasciato al proprio tempo e interesse e può visitare liberamente le stanze.
Rinaldi tiene a specificare che la visita è sempre gratuita ed è gradito semmai "un regalo", qualche oggetto di valore storico da accogliere e valorizzare all’interno dell’Appenzeller

Il museo ha una pubblicazione online con tutte le novità e ha già aperto collaborazioni con associazioni e scuole. «Vorrei agganciare gli oggetti del museo alle realtà del paese – spiega Liborio Rinaldi– a partire dagli oggetti antichi per ripercorrere la storia e le tradizioni del paese. Voglio collaborare con tutte le realtà vive, in primis con la scuola per aprire le porte ai bambini che si stupiscono dei vecchi giocattoli e del loro funzionamento meccanico. Qua non facciamo una semplice visita guidata, ma si può interagire e integrare o approfondire un argomento. Gli oggetti si possono toccare con la dovuta attenzione, ma diamo completa fiducia ai visitatori che fino ad adesso hanno sempre saputo farne buon uso»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 febbraio 2014
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