Ascesa e declino della tessitura nel “secolo dei lumi”

Continua il viaggio nella storia dell'industria cotoniera della Valle Olona con questa seconda puntata dedicata al passaggio, cruciale, dalla dominazione austriaca al periodo napoleonico.

Continua il viaggio nella storia dell’industria cotoniera della Valle Olona con questa seconda puntata dedicata al passaggio, cruciale, dalla dominazione austriaca al periodo napoleonico

Con la fine della dominazione spagnola in Lombardia, suggellata dalla pace di Utrecht del 1714, il ducato di Milano passò sotto l’egemonia austriaca, e si aprì una nuova fase per l’industria tessile-cotoniera della valle Olona, grazie anche alla nuova politica economico-finanziaria adottata da Maria Teresa d’Austria (dal 1748) e dei suoi successori alla guida dell’Impero.
La sovrana di Vienna, infatti, decise di uniformare (progressivamente), i dazi presenti nell’Impero austriaco: nel 1760 venne dimezzato il dazio sui tessuti di cotone in uscita dal ducato di Milano, mentre cinque anni più tardi, nel 1765, entrò in vigore la nuova tariffa doganale, la quale uniformò il dazio di uscita di tele, fustagni e bombasine. Nuove tasse furono invece applicate sui prodotti provenienti dai paesi esteri. Nel 1781, con una circolare, il governatore della Lombardia austriaca, Firmian, esortò i funzionari dell’impero a promuovere la filatura del cotone e del lino durante i periodi di cessazione dei lavori agricoli anche mediante alcuni incentivi economici.
Nel 1783, sotto il governo di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa, venne posto il divieto di importare qualsiasi manufatto di cotone nell’Austria tedesca non proveniente dalla Lombardia, con la conseguenza che negli ultimi anni del secolo si raggiunse l’equilibrio nella bilancia commerciale tra le due regioni geografiche dell’Impero.

Le nuove politiche economiche dei regnanti imperiali favorirono un nuovo sviluppo della manifattura delle fibre cotoniere in Valle Olona. Il rimarchevole incremento demografico giovò anch’esso all’attività di lavorazione dei fustagni, giacché comportò la formazione di una mano d’opera abbondante e relativamente a basso costo, la quale non poté essere interamente impiegata nella poco remunerativa agricoltura di brughiera dell’alta pianura lombarda. Nel “secolo dei lumi”, oltre alla tradizionale proto-industria, caratterizzata dal lavoro a domicilio, si diffusero gradualmente gli opifici, edifici industriali nei quali si svolgevano i vari stadi della lavorazione dei tessuti in cotone: in altri termini, veniva affermandosi l’accentramento dei processi produttivi in un unico luogo, la fabbrica, processo il quale si sarebbe gradualmente completato nei primi anni del XX secolo.

Gli opifici settecenteschi erano tuttavia ancora molto rudimentali. La lavorazione dei fustagni si diffuse non solo a Busto Arsizio e Gallarate, bensì anche nelle altre aree della Valle Olona. Nel 1767 a Busto Arsizio e nel circondario vi erano 600 telai, e 7000 cittadini bustesi erano impiegati nella lavorazione del cotone; a Gallarate, nello stesso anno, si trovavano 400 telai adatti a fabbricare fustagni, alcuni dei quali riuniti in piccoli opifici, antesignani dei moderni capannoni. Il numero di tessitori a Gallarate era di circa 1800, e la produzione stimata di tessuti raggiungeva la considerevole cifra di 170000 articoli. È da tenere in considerazione il fatto che nei suddetti opifici i telai “attivi” durante il periodo invernale erano più del doppio rispetto a quelli funzionanti in estate, segno che l’agricoltura deteneva comunque ancora il primato sulle altre mansioni, quantomeno a Gallarate e nelle altre cittadine della Valle Olona, più che a Busto Arsizio. Al tramonto del XVIII secolo la lavorazione dei fustagni di cotone in valle Olona andava quindi progressivamente diffondendosi non solo nei centri maggiori- Busto Arsizio in primis-, ma anche nei borghi meno popolosi ed economicamente meno importanti, grazie alle nuove politiche economiche dell’Impero austriaco, al basso costo della manodopera rurale, al sovraffollamento delle campagne e alla povertà dell’agricoltura di brughiera, la quale obbligava i contadini a ricercare nuove fonti di reddito nella nascente manifattura cotoniera.

Nel 1796 la Lombardia passò sotto l’egemonia francese. I continui conflitti armati, le conseguenti invasioni degli eserciti forestieri sul suolo lombardo, le devastazioni prodotte da questi ultimi unite allo stato di subordinazione economica alla Francia (Napoleone introdusse nuove limitazioni al commercio in Lombardia), furono il preludio ad una nuova fase depressiva per l’industria del cotone. Il dominio napoleonico tuttavia portò anche alcune migliorie le quali favorirono le manifatture lombarde, tra cui il miglioramento della rete stradale nella Valle Olona, con il completamento dei lavori per la strada del Sempione nel 1804, infrastruttura molto importante per il commercio dell’area interessata, la bonifica delle brughiere, il tentativo di produrre in loco la materia prima necessaria ed infine la meccanizzazione della produzione tessile, anche se ancora all’inizio dell’Ottocento gli opifici cotonieri avevano un’attrezzatura piuttosto rudimentale e la loro tecnologia era del tutto primitiva: basti pensare che i mercanti-imprenditori si avvalevano in molti casi ancora della forza motrice degli animali per far funzionare i telai. In questo periodo storico, Busto Arsizio conserva il suo ruolo predominante nell’economia cotoniera della zona, con 64 abitanti legati alla lavorazione dei fustagni: fabbricatori di tessuti e tele, negozianti e venditori, un tintore e un fabbricatore d’imballaggi (dati del 1800). Rispetto al censimento del 1776 i soggetti dediti alla lavorazione del cotone risultarono in numero inferiore; nondimeno, essi erano più specializzati nell’attività manifatturiera del cotone rispetto ai lavoratori censiti nel 1776.

Nei primi anni dell’Ottocento si accentuò inoltre a Busto Arsizio il carattere “capitalistico” della suddetta attività industriale, con la formazione di uno strato sociale di mercanti-imprenditori e commercianti del cotone economicamente molto agiati, cui trovava riscontro la moltitudine dei tessitori anonimi: contadine vedove, costrette a fabbricare tessuti per guadagnarsi da vivere, schiere di piccoli artigiani i quali lavoravano nelle proprie dimore il cotone per i mercanti. A Legnano sul finire del secolo XVIII vennero attestate le prime filature di cotone, mentre a Gallarate il settore cotoniero non risultò predominante rispetto ad altri settori della manifattura e del commercio. I telai erano diffusi anche a Borsano, Fagnano Olona, Legnanello e Sacconago. Durante il periodo napoleonico iniziarono ad affacciarsi sulla scena economica alcuni mercanti-imprenditori pionieri, i quali sarebbero stati poi i protagonisti della nascente industria cotoniera della Valle Olona. Tra i più importanti si segnalano Andrea Ponti senior, Francesco Turati, Benedetto Cantoni, Ambrogio Tosi e Luigi Candiani.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2015
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