Una vita “normale”, l’omicidio lascia increduli

Nella palazzina di via Ristori, dove è avvenuto l'omicidio, le poche famiglie si conoscono bene: spaventa una tragedia che nessuno si aspettava

Gallarate

Una palazzina di provincia, dove più o meno tutti si conoscono. Una famiglia come tante, fatta di fatiche e di affetti, di preoccupazioni per il lavoro, di piccoli gesti quotidiani: il caffè al bar sulla via, i bambini da accompagnare a scuola e all’asilo. La morte di Marianna Gjrkay, uccisa dal marito Gjin Preducaj in via Ristori a Gallarate, ha contorni che sono quelli della normalità. «Erano bravi, nessuno se lo aspettava»: le frasi dei vicini di casa si assomigliano spesso (ma non sempre), ma davvero in via Ristori si fa fatica a uscire dal cliché della tragedia che nessuno immaginava.

È accaduto in una palazzina lungo la strada che unisce Gallarate a Cassano Magnago, in una periferia che rende quasi invisibile il confine tra i due Comuni, fatta di case e condominietti costruiti da chi aveva un pezzo di terra, nel quartiere Cedrate. Il palazzotto è conosciuto con il nome della famiglia proprietaria del terreno su cui è stata edificata: qualche gallaratese di lunga data, altri venuti dal Sud o di origine straniera (si nota anche da qualche parabola alle finestre). Un condominio come tanti, dove appunto ognuno sa qualcosa degli altri e traspare anche una certa attenzione reciproca.

«Erano educatissimi, sia lui che lei, anche i bambini» dice il proprietario di casa. Che racconta anche un episodio che rispecchia la fiducia che c’era verso quella famiglia arrivata da tanti anni: quando Gjin aveva perso il lavoro (fa il muratore e il carpentiere), lo stesso proprietario di casa gli aveva commissionato qualche incarico di manutenzione, per dargli una mano.

Sullo stesso pianerottolo – accanto alla porta della famiglia Preducaj, già con le decorazioni natalizie sulla porta – abita una famiglia di anziani, che la notte scorsa è svegliata quasi di soprassalto, mentre i carabinieri suonavano al campanello per interrogarli. Dell’omicidio non sanno nulla, sono quasi spaventati ma della famiglia coinvolta parlano come di buoni vicini: «Mia moglie ha sempre paura, vede i furti alla televisione, non si sa mai cosa succede di questi tempi» racconta lui. E proprio Gjin aveva dato rassicurazioni, da buon vicino di casa: «Ci diceva: “ci sono io, non vi succederà niente”. Loro non li abbiamo mai sentiti urlare tra loro, ogni tanto invece discutevano con i loro famigliari».

Molti pensano alle due figlie della coppia, che di sicuro hanno vissuto in pieno il dramma: nei minuti dopo l’intervento dei carabinieri, i bambini sono stati accompagnati in un appartamento vicino.
«Non è possibile che sia successo qui», si lascia sfuggire ancora quasi incredulo un signore di mezza età.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 09 dicembre 2015
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