La Gazzetta? «A Mantova è come il caffè, si prende a casa o al bar»

Paolo Boldrini è il direttore del più antico quotidiano italiano, e racconta il suo giornale. La prima pagina perfetta? «Quella che contiene almeno una buona notizia»

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C’è il sito, la puoi leggere sul telefono e sul tablet, o al lavoro, dal pc. Ma per fortuna gli italiani, e i mantovani in particolare, non perdono l’abitudine di sbirciare, e leggere, il quotidiano della loro città nei luoghi d’aggregazione classici, che ancora resistono come una foto in bianco e nero nella provincia italiana.

Così è passato il tempo nei caratteri di questo “nonno” – per questioni “anagrafiche” – fra i quotidiani italiani: la Gazzetta di Mantova, che abbiamo chiesto di raccontare al suo direttore, Paolo Boldrini; con poche parole mette a fuoco la testata (nella foto di Stefano Saccani, la visita alla Gazzetta di Mantova del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel novembre 2016. Con lui anche il ministro alla Cultura Dario Franceschini).

«La Gazzetta di Mantova è il giornale più antico d’Italia, essendo stato fondato dai Gonzaga nel 1664.
L’editore è Gedi», esordisce Boldrini nel presentare il giornale.

GEDI, quotato alla Borsa di Milano, è editore di la Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, 13 testate locali (tra cui anche la Gazzetta di Mantova), il settimanale l’Espresso e altri periodici. Fanno parte del Gruppo anche 3 emittenti radiofoniche nazionali (Radio Deejay, Radio Capital, m2o) e alcune reti televisive musicali. GEDI opera, inoltre, nel settore internet e raccoglie la pubblicità, tramite la concessionaria Manzoni, per i propri mezzi e per editori terzi. Presidente è Marco De Benedetti e Amministratore delegato Monica Mondardini.

Chi sono i vostri lettori? E in che modo venite letti?
«In città e provincia si dice che la Gazzetta sia come il caffè del mattino. Tutti lo prendono, ovvero la leggono, a casa o al bar».

È un’affermazione credibile, e comune anche ad altre realtà particolarmente radicate sul territorio. Emblematico il racconto del direttore dell’Eco di Bergamo, che in un’intervista recente parlava di «un giornale che alla sera, nei bar, quando è ora di chiudere lo si trova “frusto”, usato, stropicciato dalle mille mani che l’hanno letto e sfogliato durante il giorno».
È forse questa la migliore prova d’affetto per quei fogli che il giorno dopo sono buoni – diceva Montanelli – per incartare il pesce.

Torniamo alla Gazzetta: cosa non deve mai mancare nella prima prima pagina?
«In prima pagina non deve mai mancare una buona notizia, anche se a volte è difficile»

E come vi rapportate coi social network? Facebook è un pericolo o un’opportunità?
«Abbiamo una redazione web che aggiorna il sito e la nostra pagina Fb.
Facebook è un’opportunità e al tempo stesso un pericolo. Va governata».

In che modo il giornale che dirigi si confronta o coinvolge le comunità locali?
«Pubblichiamo tutti i giorni due pagine di lettere al direttore in cui i mantovani segnalano i loro problemi. Difficile trovare un legame più forte».

Per avere le notizie quanto conta il desk, e quanto la strada?
«Direi che le notizie si raccolgono sul campo. Dovremo fare tutti uno sforzo, come categoria, per stare di più tra la gente».

Un aneddoto divertente, significativo o curioso della tua vita professionale, e uno della realtà che oggi dirigi
«Un aneddoto? Un giorno tanti anni fa abbiamo esaurito le copie nell’edicola di un paese. Peccato non ci fosse nemmeno una breve su quel paese. Scoprimmo poi la causa: una necrologia su un personaggio molto amato morto all’improvviso».

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LA GAZZETTA DI MANTOVA

La Gazzetta di Mantova è un quotidiano d’informazione locale di Mantova e della provincia mantovana fondato nel 1664, data che le permette di potersi fregiare di essere il giornale, tra quelli attualmente ancora in pubblicazione, più antico d’Italia e del mondo.[…]
Il quotidiano, che dal 7 febbraio 1816 continua ad essere stampato ininterrottamente nella sua testata tradizionale, viene temporaneamente a cessare solo il 1º gennaio 1920. Infatti, come ogni altro organo di stampa indipendente dell’epoca, sotto la dittatura fascista viene chiuso, così come La Provincia di Mantova e il solo quotidiano di Mantova ammesso, avente una linea prima nazionalista poi fascista, diviene La Voce di Mantova. Con la fine del ventennio fascista e la restaurazione democratica, il 21 luglio 1946, la Gazzetta può riprendere la propria pubblicazione quotidiana, prima come organo del CLN, poi, con l’antica testata, come giornale locale, libero e indipendente. La sua prima società editrice del dopoguerra è la CITEM, ovvero la Cooperativa Industriale Editrice Mantovana, che tale rimane fino al 1981 quando la Arnoldo Mondadori Editore rileva la testata mantenendo la CITEM quale società stampatrice.

Negli anni successivi la Gazzetta assume il formato di tipo tabloid e la sua società diventa fondatrice di nuove testate locali quali la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Carpi, la Gazzetta di Reggio (quest’ultima rifondata) e la Nuova Ferrara.

Nel 1989 la Gazzetta di Mantova e la società che la controlla viene acquistata dalla Finegil Editoriale S.p.A. del Gruppo Editoriale L’Espresso, il che le permette di implementare il tipo e la varietà dei contenuti offerti oltre che di rinnovarsi rimanendo all’avanguardia sotto il profilo tecnologico. Ad esempio già nel dicembre del 1998 è in grado di offrire ai propri lettori l’edizione elettronica online completa, consultabile e scaricabile.
(Fonte: wikipedia)

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 30 gennaio 2018
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