“Luoghi e laghi”, le foto di Paola Margnini che mostrano l’attimo e non solo il paesaggio
La mostra al Caffè Lyceum di via Bernascone a Varese è visitabile fino al 22 aprile
Non è certo una novità, ma riportare l’arte nei caffè e nei luoghi dove si svolge la socialità è un modo per iniziare a recuperare quello scambio culturale, così importante nella crescita di una comunità, bruscamente interrotto dalla clausura (necessaria) vissuta durante i due anni di pandemia. Paola Margnini ha scelto per la sua prima mostra fotografica, intitolata “Luoghi e Laghi”, il Caffè Lyceum di via Bernascone a Varese.
Le immagini, scattate con una Nikon 7000 e uno smartphone tra il 2018 e il 2022, riproducono alcune località del Lago Maggiore (Laveno Mombello, Angera e Castelveccana) e del lago di Varese. L’unica eccezione è rappresentata da una foto della piazza della cattedrale di Colonia, in una di quelle sere terse dove il cielo d’Europa sembra scontornare con la sua luce il profilo del paesaggio, proprio come ha fatto Magritte nell'”Impero delle luci”.
Otto scatti che interrogano l’osservatore sulla natura stessa delle opere esposte che sembrano dei dipinti per l’intensità dei colori, per le tenui sfumature o per la “bruciatura”, un effetto bianco e nero dovuto alla sovraesposizione, dove la linea dell’orizzonte evidenzia ciò che rimane dell’immagine originaria.

«Le foto a volte non sembrano tali per il tipo di carta che è stata utilizzata, per il tipo di contesto e per il tipo di scatto – ha spiegato Paola Margnini -. Usando il mosso lo scatto non è più nitido, perfetto e documentativo, ma c’è una vera e propria esplosione di colore. È un modo per condividere sensazioni, sentimenti e modi di vedere».
La fotografa non vuole riproporre il reale, bensì l’atmosfera di un momento, unica e irripetibile. L’arte è tale quando nell’istante creativo la causalità simbolica e immaginaria si sostituiscono a quella reale, trasformandone forma e senso.
Dice Karen Berestovoy, mentore che accompagna Margnini in questo percorso: «Quello che permane nel nostro inconscio può essere un ricordo ma ben presto si lega a un’immagine profonda, solo nostra, forse quasi inesplicabile, a volte indescrivibile; è una forza interiore, una forte sensazione che non ci abbandona».
La mostra è visitabile fino al 22 aprile 2023.
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