Donne, immigrati e giovani: i nuovi poveri del 2000
Uno studio sul territorio ha rilevato una crescita sempre maggiore di richiesta di aiuto da parte della realtà femminile, degli stranieri e dei giovani sotto i 40 anni
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Quali sono le fasce di popolazioni più povere? Quali le nuove realtà sociali che chiedono aiuto alle istituzioni per far fronte ai problemi di tutti i giorni? E soprattutto, stanno nascendo nuove sacche di povertà in questa società che cambia così velocemente? A queste importanti domande ha cercato di rispondere uno studio, condotto per il terzo anno e realizzato grazie alla collaborazione tra il settore politiche sociali della Provincia di Varese e la Caritas Ambrosiana. Lo studio è stato presentato questo pomeriggio presso l’aula Magna della facoltà di Scienze Biologiche di Varese. L’analisi è stata condotta su 12 centri di ascolto del territorio, a cui le persone con difficoltà si rivolgono, nel periodo compreso tra il 1° luglio 1999 e il 30 giugno 2000. I risultati dell’indagine hanno fatto rilevare tre dati interessanti che caratterizzano la nuova povertà della nostra provincia : innanzi tutto per il primo anno si è registrata una sorta di "povertà al femminile". Sono infatti numerosissime le donne che chiedono aiuto a questi centri di ascolto. Tra loro, molte sono donne anziane che hanno bisogno di sussidi economici. Il secondo dato è la massiccia, e sempre crescente, presenza di immigrati in difficoltà, che richiedono aiuto per trovare un posto di lavoro ed una casa. Dallo studio dell’aumento dei nuclei familiari e dei ricongiungimenti si è inoltre ipotizzato un incremento sempre maggiore di donne straniere che cercheranno lavoro. Complessivamente l’immigrazione a Varese è triplicata nel giro di dieci anni facendo registrare nel solo 1999 oltre 16.000 nuovi permessi di soggiorno. «I nuovi dati – conferma l’assessore provinciale Hans Peter Orlini – dimostrano quanto sia cresciuta la domanda di servizi, come l’orientamento all’impiego, l’assistenza psicologica o di accompagnamento, lamentando la mancanza di informazione. Questo deve essere soprattutto un campanello di allarme per noi e deve spingerci ad essere più presenti e visibili sul territorio. Le iniziative assistenziali vengono svolte, ma spesso queste persone non ne sono a conoscenza». Il Diacono Renato Testa, responsabile della Caritas Ambrosiana di Varese, che ha partecipato attivamente al progetto, ha fatto giustamente presente quante nuove situazioni di povertà siano presenti sul territorio di cui si sente poco parlare e che si conoscono molto poco. I tre motivi di povertà rimangono purtroppo sempre quelli della mancanza di lavoro, innanzitutto, dell’indigenza economica e del disagio psicologico, spesso vissuto all’interno del proprio nucleo familiare. |
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