La carriera di un garzone

Piero Vignola ha appena 12 anni quando scopre la sua inclinazione per un’attività che gli procurerà rispetto e ammirazione anche da parte di artisti affermati.

Inventate le macchine, a volte l’uomo ha cercato di batterle, per un semplice gusto della sfida: a qualcuno di noi in passato sarà capitato di avere notizia di autentici fenomeni capaci di eguagliare quelle calcolatrici che, prima dell’era digitale, ci hanno aiutato a dimenticare tabelline, moltiplicazioni e divisioni.
Il computer però è inavvicinabile, ma chi guarda e misura in ogni particolare i disegni preparatori di decorazioni, realizzati da Piero Vignola, un varesino tanto grande quanto dimenticato dalla città, che egli ha sempre amato e onorato, si rende conto che esiste anche la perfezione manuale dell’uomo. C’è da restare sbalorditi.

Grazie a questo innato senso della perfezione coltivato nel tempo con gli studi, il lavoro e con esperienze di vita affrontate nel segno di una fermezza mai disgiunta da pacatezza e serenità, Piero Vignola può essere annoverato tra i migliori decoratori di Lombardia.
La sua dimensione artistica ha trovato radici solide
nel lavoro svolto a Busto Arsizio, negli anni 30, al fianco di Nello Maccari, un toscano allievo di Galileo Chini, il più grande decoratore italiano del ‘900.

88 anni, lucidissimo, affabile, il patriarca dei nostri artisti nella quiete della sua abitazione di via Limido ricostruisce per noi la sua vicenda che, 11 anni dopo la la nascita a Crosio della Valle dove ha appena terminato la quinta elementare, lo vede lavorare come garzone dei decoratori fratelli Bernasconi nella villa Moalli di via Sanvito. Siamo nel 1924, concluso il primo lavoro il ragazzino Vignola è ancora al seguito dei Bernasconi per decorare l’androne del Salone Estense Estense, dove 70 anni dopo verrà chiamato a ridare vita al Salone stesso e ad altre parti dello storico edificio.

" Il lavoro mi appassionava, capivo che lo avrei sentito mio sino in fondo se avessi partecipato alla fase creativa : mi iscrissi alla scuola d’arte, dedicata a Giuseppe Bernascone, che ebbe sede prima nell’edificio dell’attuale palazzo di giustizia, poi nelle scuole di via Cairoli. Nei tre anni di corso, che terminai diciassettenne, vinsii tre primi premi in palio

Piero Vignola lascia Varese per Busto dove c’è un mercato più vivace e un’azienda che dà garanzia di occupazione; si fermerà sino al 1937, dopo aver fatto la campagna d’Africa e aver sopportato troppo a lungo un "principale" che lo riempiva di elogi, voleva affidargli la conduzione della ditta in attesa che i figli fossero all’altezza del compito, ma non scuciva una lira. " Mi faceva girare la Lombardia in bicicletta perché non riconosceva nessun rimborso spese." 
Nel 1938 Piero Vignola si mette in proprio a Varese, la guerra lo vede singolare protagonista: prima in Grecia e poi in Germania, in campo di concentramento, si vede affidare importanti incarichi gestionali. Il sergente Vignola in Grecia di fatto organizzerà e controllerà l’approvvigionamento di tutta la popolazione civile dopo che qualche ufficiale di scarso impegno e il capo di stato maggiore si erano accorti che quel varesino taciturno e pieno di buon senso e onestà era una perfetta macchina organizzativa. E stessa musica ci sarà in Germania in un campo di lavoro dove i prigionieri non avranno mai occasione di avere a che fare con gli sgherri delle SS: " Certamente mi aiutò la fortuna che mi fece incontrare ufficiali e civili molto umani : divenni capo campo del nostro lager e svolsi anche il ruolo di interprete."

Al rientro in Italia Piero Vignola trova un socio che poi lascerà, lavorerà a Varese e a Milano, ma abbandonerà definitivamente la metropoli nel 1954 dopo la morte di un figlio.
A partire da quell’epoca si comincia a parlare di Vignola non più come di un bravo decoratore ma di un artista.
La consacrazione gli viene anche da grandi protagonisti come l’architetto Bruno Ravasi che gli commissiona interventi alle chiese di Bosto e Bisuschio, poi al ristorante Montello e ai quattro quadranti del campanile di san Vittore; a Vignola l’attività in proprio non mancherà mai e la concluderà di fatto alla fine del secolo!

Ma il tempo successivo alla fine dell’attività sembra quello di un giovane pensionato – con Vignola non si può parlare né di terza né di quarta età – che riceve inviti, dà apprezzati pareri, cura un suo privatissimo e ricco archivio artistico e di personaggi che hanno dato e danno lustro alla città.
Il maestro ricorda bene il suo primo lavoro, quando vinse
il concorso per decorare il Circolo di Daverio.
" Il mio vecchio padrone di Busto arrivò secondo, ricorse agli organi del fascio per togliermi di mezzo, mi salvò una veloce iscrizione agli artigiani." Nello stesso 1938 Vignola avrebbe lavorato con il professor Talamoni per decorare il ristorante di Centenate, allora molto noto in città.

C’è un lunghissimo elenco di chiese, ville, abitazioni private e palazzi pubblici che testimoniano oggi il l’impegno di un artista e di un uomo degno della più grande stima. 
Tra le ultime sue opere il Salone Estense, un edificio del Sacro Monte affidatogli da Elena Brusa Pasqué, poi sempre al Sacro Monte il famoso Borducan, infine la chiesa di Gazzada.
Quasi ottant’anni di lavoro. Che Piero Vignola ha celebrato nel silenzio di noi cittadini.

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Pubblicato il 17 Febbraio 2001
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