Storia di “ordinaria follia”

Denunciato giovane impiegato per minacce e violenza privata ad una ragazza che lo aveva rifiutato

E’ accaduto la scorsa settimana, ma per la delicatezza dell’argomento, il commissariato di via Candiani ha preferito attendere diversi giorni prima di divulgare la notizia.

E’ una storia di "ordinaria follia", come insegna la cronaca di questi anni. E’ una storia senza nomi, proprio per la potenzialità esplosiva della notizia, che nasce da un incontro banale, una sera di mezza estate, dello scorso anno.

Un incontro tra amici, un ragazzo, apparentemente innocuo, si inserisce nel gruppo chiassoso che si ritrova per la bagarre serale. Giovanni, lo chiameremo così, si infatua o meglio si fissa su una ragazza del gruppo, già fidanzata, fino ad iniziare a tormentarla con telefonate che imboccano presto la strada delle minacce e della molestia.

Nonostante la fermezza di Annalisa – un altro nome di fantasia – Giovanni continua a perseguitarla, e un giorno, per strada, di fronte ad un altro rifiuto, perde il controllo e la picchia con violenza.

Annalisa finisce in ospedale per lesioni dolose, e il posto di polizia, immediatamente, dopo aver vagliato i fatti, fa scattare la denuncia contro Giovanni.

Il giovane è sottoposto ad una perizia psichiatrica, e la sentenza del giudizio medico è inappellabile: socialmente pericoloso.

La polizia si allerta, da parte sua, per concorrere nella vigilanza di Annalisa, nel caso dovesse ripetersi, ancora, la folle sciagura, che, giustappunto, accade.

La scorsa settimana, infatti, una volante di polizia interviene, chiamata dai vicini di casa – nelle vicinanze del Tribunale – del fidanzato di Annalisa, per le grida minacciose di Giovanni contro la ragazza desiderata oltre ogni limite.

Ma Giovanni, nel frattempo si è allontanato.

Non molto lontano. Persa ogni lucidità, il giovane bussa al commissariato di via Candiani per denunciare la scomparsa di una donna. Il centralinista, unico in postazione di vigilanza, come per disposizioni di sicurezza, prima di farlo entrare, richiama la pattuglia di vigilanza.

Immediatamente, gli agenti di polizia lo riconoscono, ma mentre cercano di convincerlo a tornare a casa, scoppia il primo sussulto di rabbia: volano parole grosse, irripetibili e sconnesse "fare l’amore non è reato", "anch’io vi pago", "siete dei cretini" e…chi ne ha più ne metta.

Finalmente i due agenti riescono a calmarlo e a convincerlo ad andarsene.

Ma, dopo poco tempo, ecco il secondo round. Di nuovo in pattuglia sulla strada, una macchina, con alla guida Giovanni, supera velocemente la gazzella di polizia, bloccandola.

E ancora una volta esplode la rabbia del giovane impiegato.

"Volevo contattare una troia, che non risponde al telefono. Lei è mia e mi appartiene" – sono le parole che nascondono una realtà pericolosa.

Giovanni è denunciato per minacce, ingiurie, violenza privata e oltraggio a pubblico ufficiale, anche se questo reato è ormai derubricato, vale a dire che, oggi, chiunque è legittimato a insultare un tutore della legge, senza pagare il giusto prezzo.

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Pubblicato il 16 Marzo 2001
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