“Il torrente Arno offeso dal cemento”

Grido di dolore di un lettore contro un intervento edilizio a ridosso del corso d'acqua

Riceviamo e pubblichiamo

Stanco d’essere, tra pochi, come lo stimato Onorevole Tosolini, costretto a fare i conti come tutti, con lo stato dell’ambiente varesino, oltraggiato, offeso. Il torrente Arno ne è l’esempio più lampante, il suo territorio è ancora vilipeso, sulle rive a Cavaria, viene ampliato un capannone, vengono coperti pezzi di Valdarno con il cemento armato e piloni, centinaia di metri cubi di solide strutture grigie crescono nell’indifferenza generale. La natura, stravolta da sempre dall’uomo imprenditore, che da sempre ha inteso e intende l’ambiente come qualsiasi altra merce, risorsa economica, un qualcosa da sfruttare, un’immobilizzazione da cui trarre il massimo profitto.

Tutto ciò pare un film noto, di quelli che raccontava il realismo italiano degli anni cinquanta, ciò che conta il profitto, l’impresa poco importa che tali scelte siano a sfavore dell’ambiente che appartiene a tutti, e a che prezzo, poco importa che il saldo sia negativo per la salute di chi vive accanto al torrente, sono fatti salvi come al solito gli interessi di pochi imprenditori

In questo caso gli imprenditori sono varesini tra i più importanti, tra quelli che amministrano l’azienda di Cavaria che si amplia al momento giusto in cui scrivo che portano cemento, ingiustizie ancora sopra l’ambiente saturo, che ha gia vissuto emergenze ambientali gravissime e che purtroppo non sono e non saranno le ultime Notizia insignificante che non si offre al mercato dei media, che al contrario fiuta le prospettive d’ulteriore sviluppo, del territorio, d’occupazione, così da scendere a compromessi con chi vuol far da sé, anzi complici con l’opportunità d’ampliare anche sulle rive del fiume. Ora sono gli insediamenti produttivi, poi le villette per chi arriverà, opportunità buona “tanto lavoro per tutti” poco importa se in Valdarno da sempre esiste un ambiente compromesso da chi ha approfittato, svilito, disonorato la natura…… ciò che rimane di questa natura. I giovani, che dire non hanno potuto scegliere un ambiente naturale integro vivono le comodita che comporta il consumismo, crescendo malati come il progresso che altri vogliono per loro, un mondo becero la cui cambiale si spera sia allo sconto. Gli imprenditori come potrebbero sostenere il costo di creare aziende al sud; dar lavoro anche ai giovani che vi abitano; no preferiscono altri giovani del profondo sud del mondo, giovani Africani disposti ad essere assunti quì ad ogni condizione anche senza diritti.

Giampaolo Busellato Cavaria con Premezzo

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Pubblicato il 13 Aprile 2001
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