Merone, da mesi al centro delle polemiche
La delibera regionale che ha permesso l'utilizzo di combustibili speciali e alternativi alla Merone, hanno posto lo stabilimento al centro di molte iniziative di protesta
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Un incendio alla Merone, anche se di limitate dimensione non passa inosservato. Non passa inosservato di questi tempi. Da quando cioè lo stabilimento con sede produttiva a Ternate è al centro delle polemiche. Dei cittadini del comune che lo ospita, dei cittadini e dei sindaci dei comuni limitrofi, delle associazioni ambientaliste, del Consorzio del lago di Monate, che hanno costruito, ormai da mesi, un combattivo fronte del no alla delibera regionale che a partire dal mese scorso permette alla Cementeria di utilizzare combustibile alternativo . Alternativo, ma anche pericoloso, per i comitati e i cittadini che hanno scelto di contestarne l’utilizzo. Si tratta di "miscele di solventi provenienti da varie attività industriali, come quelle alimentari o cosmetiche" aveva spiegato in un’intervista a Varesenews Francesco dal Fara, responsabile della comunicazione della Merone. Materiale che va ad aggiungersi a quello che già si utilizza: il Cdr, derivato dai rifiuti urbani. Per il cementifici sono combustibili sicuri, opportunamente trattati, senza rischi per l’ambiente. E le cui emissioni in aria sono controllate da valutazioni costanti. Non la pensa allo stesso modo il fronte contro la Merone. Che teme il potenziale fattore inquinamento delle emissioni in aria, nonché il potenziale rischio per le falde acquifere (il cementificio si trova fra due laghi ndr.). E che dall’autuunno scorso ha ingaggiato contro la delibera regionale e contro il cementificio una serrata battaglia per chiedere la sospensione del provvedimento e la valutazione di impatto ambientale. L’azione dei comitati, fra cui l’Associazione per la cultura e l’ambiente il Gobbino, che è nata proprio sulla questione della Merone, del Coordinamento varesino per a gestione dei rifuiti, ha avuto lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica riccorendo a periodiche e affollatissime assemblee pubbliche, da cui sono passati esperti, politici e avvocati. E che da qualche mese ha raccolto migliaia di firme nel territorio da sottoporre alla giunta regionale. È nato anche un coordinamento di sindaci, che ha portato la questione all’interno dei consigli comunali. Dove nella maggior parte dei casi è stata votata all’unanimità una delibera che chiede la sopsensione del provvedimento regionale. Sono in totale nove i comuni, capeggiati da Franzetti di Travedona Monate e che ha visto convergere sullo stesso obiettivo Biandronno, Bregano, Brebbia, Cazzago Brabbia, Varano Borghi, Inarzo, Osmate, Comabbio, Cadrezzate e Vergiate. E poi ci sono i ricorsi al Tar. Il cui esito si conoscerà a giugno. Quelli di alcuni cittadini del comune di Ternate e un altro dei comuni che aderiscono al Consorzio del Lago di Monate, presieduto da Giuseppe Bianchi. Dal comune di Ternate e dalla prima cittadina Elena Sessa, che ha dato il suo parere favorevole all’utilizzo dei combustibili pericolosi nessun passo indietro. Idem dalla cementeria di Merone. C’è stata negli utlimi tempi la disponibilità all’istituzione di una commissione tecnica, che sia una garanzia per i cittadini sui controlli delle emissioni in aria. Una commisione costituita dal Comune di Ternate, dalla Merone e da alcuni rappresentanti della controparte. Vi ha aderito un rappresentante del Consorzio del lago, mentre è arrivato il rifiuto dal Gobbino, perché, come ha spiegato l’Associazione in una recente lettera, "la suddetta commisione è formata dall’azinbta che deve essere controllata e dai funzionari degli enti che hanno sottoscritto l’autorizzazione". |
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