Bogno il giorno dopo
Isabella Cavuoti, figlia e sorella delle vittime: "le segnalazioni a carabinieri c'erano state e dei suoi tentativi di suicidio erano tutti a conoscenza"
| E’ transennata l’intera zona che circonda il caseggiato distrutto dall’esplosione che ha causato la morte delle tre persone che vi abitavano. Un’affermazione questa che potrebbe già innervosire gli abitanti della piccola frazione di Bogno. Le tre vittime per loro non sono infatti uguali. Se Antonio Tamborrino fosse ancora vivo avrebbe già ricevuto la sua condanna. Sballato, tossico, aveva già tentato il suicidio e con il gesto insano di ieri ha procurato la morte di Rita Mantovano e Cristiana Cavuoti, che con le sue depressioni e con i suoi tentativi di farla finita non c’entravano nulla. Questo il sentire comune della gente. "Mi dispiace per le due donne, non posso dire altrettanto per lui" è l’emblematica affermazione della proprietaria del circolo di Bogno. E’ lutto cittadino nella piccola frazione. Si legge sul manifesto affisso alle entrate dei negozi. "Per solidarietà con le famiglie della vittima della tragedia che ha colpito il nostro paese". Per questo motivo spiegano gli organizzatori del torneo paesano le partite saranno sospese fino a domenica. E’ lo stesso manifesto che legge Isabella Cavuoti, sorella e figlia delle due donne, all’ingresso del negozio di fiori proprio davanti alla sua casa. Ha ordinato i fiori per il funerale, che si terrà sabato o lunedì per via delle autopsie che forse saranno effettuate oggi. Delle composizioni delicate in bianco e rosa. E’ una donna molto forte. E del suo dolore parla con molta dignità. "Sono forte come mia madre – dice – era lei la mia fonte di coraggio". Proprio per questo non ha per nulla apprezzato il quadro che alcuni giornali hanno dato della madre. "Non era affatto depressa, anzi era energica, è impossibile descrivere una donna come lei in questo modo. Aveva sessanta anni e le era morto il marito l’anno scorso, aveva deciso di prendere la patente per essere indipendente da noi e questa è una donna depressa?". Misurati anche i suoi commenti su Antonio Tamborrino. Le segnalazioni "sul giro strano" c’erano state. "L’ultima – racconta – quando i frequentatori di quella casa per sbaglio alle tre di notte si erano messi a suonare da mia madre e mia sorella dicendo apri, quella volta erano stati chiamati i carabinieri, non si sono neppure mossi, e si sapeva benissimo anche che era depresso e voleva farla finita, lo sapevano tutti, anche i servizi sociali, questa volta ci è riuscito e almeno per lui è un bene". Le vetrate distrutte dei negozi di via Piave, dove si trova la palazzina, sono state sostituite. Le macchine che vi si trovano a passare rallentano e alzano lo sguardo. "Adesso comincerà la processione degli assicuratori" dice un incaricato delle assicurazioni della Snam. Ed in effetti con la macchina fotografica in mano non c’è solo lui. Anche la famiglia milanese proprietaria di due dei quattro appartamenti, scatta fotografie per lo stesso motivo. |
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