“Prima di tutto gli affari”
La presa di posizione della rls dello SLAI Cobas del Comune in merito all'incidente sul lavoro costato la vita al giovane muratore magrebino
| riceviamo e pubblichiamo
Prima di tutto gli affari E’ questa la famosa frase pronunciata da Bush, per annullare gli accordi di Kioto sulla tutela dell’ambiente e la riduzione dell’effetto serra. E’ questa la logica che martedì 12 giugno è costata la vita ad un muratore di 39 anni, Kadiri Abdelghani Hassani, alla cui famiglia non possiamo che sentirci vicino ed esprimere tutta la nostra solidarietà. Un tragico volo da dodici metri, mentre lavorava alla costruzione del complesso residenziale "prati della baraggia", in Via Aleardi a Gallarate, ha stroncato la sua giovane vita. La ditta costruttrice è l’impresa edile Ielmini. Quella stessa impresa che è proprietaria dello stabile di Via Novara 4, per cui i contribuenti hanno speso diverse decine di milioni in forze dell’ordine impegnate per sgomberare un gruppo di giovani che rivendicavano spazi sociali in città. Ora lì vorrebbero abbattere la casupola e farci un palazzo e visti i precedenti chissà quali saranno le conseguenze! Quello di martedì purtroppo non è l’unico episodio tragico accaduto nella nostra provincia, basta girare per i cantieri della città e per quelli presenti nella stessa Via Aleardi per rendersi conto che la sicurezza e la tutela della salute previsti dal DL 626/94, sono solo un’optional. Nessuna impalcatura possiede reti di protezione, caschi e cinture di sicurezza non costituiscono certo l’armamentario di chi vi lavora, i costi vanno contenuti e si risparmia su tutto, anche sacrificando la vita di qualche lavoratore. Spesso le imprese edili danno in subappalto ad altre società più piccole l’esecuzione di alcuni lavori, ma raramente vengono stipulati i contratti d’appalto o d’opera previsti dall’articolo 7 del DL 626/94, in cui le due società dovrebbero mettersi d’accordo per individuare e risolvere i problemi relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ci piacerebbe sapere, se sono stati fatti questi contratti, se esiste un documento di valutazione dei rischi e che cosa contiene, visto che non esisteva alcuna protezione e che tale palese inottemperanza è costata a Kadiri un salto dal terzo piano. Adesso sta indagando la magistratura, l’ASL ha messo sotto sequestro il cantiere, ma basta fare 20 metri e nel cantiere accanto l’assenza di reti di protezione delle impalcature è lì in bella vista, in agguato ad aspettare l’ennesimo incidente. Perché queste cose nessuno le guarda quando si concedono le licenze edilizie? Perché le strutture di controllo territoriale si muovono solo a disastro fatto? Ma la 626/94, così tanto decantata, non dovrebbe servire a pervenire gli incidenti sul lavoro? Certo questo tema non fa audience, quando si parla di sicurezza, tutti pensano a telecamere e poliziotti di quartiere, nessuno alle condizioni di lavoro e di vita! Che incredibile casualità! Ora noi chiediamo che vengano individuate le responsabilità di coloro che hanno causato questa tragica morte, che all’impresa costruttrice venga tolta qualunque licenza edilizia per impedirgli di nuocere ancora, che i cantieri sprovvisti di documento di valutazione dei rischi, di accordi con le ditte di subappalto, di reti di protezione (provate a controllare anche voi, guardate se attorno alle impalcature vi è una rete, solitamente di colore arancione oppure il baratro), vengano immediatamente chiusi fino all’adeguamento alle misure di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro come previsto dal DL 626/94. Non lasceremo cadere nel vuoto quanto accaduto martedì, per questo chiederemo con ostinazione che vengano resi pubblici i risultati delle indagini della magistratura e dell’ASL, non siamo disposti a tollerare alcuna insabbiatura o inchieste superficiali. Permetteteci di non essere d’accordo con Bush e company, ma "Prima di tutto la vita e non gli affari". RLS dello SLAI Cobas del Comune di Gallarate SLAI COBAS Provincia di Varese |
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