Da ottobre settanta culle all’Ospedale del Ponte

Intervista a Massimo Agosti, primo dirigente della neonatologia

Varese come il Canada e l’Inghilterra. Si nasce con sicurezza. I bambini che non ce l’hanno fatta nel Duemila si contano sulla punta delle dita di due mani e se si tolgono quelli con gravissime malformazioni di mani ne basta una sola.
La neonatologia è un fiore all’occhiello dell’Ospedale di Circolo. In questi periodi oltre al "normale" lavoro nel reparto c’è una grande frenesia e le riunioni si susseguono a ritmi intensi. Il count down per il trasferimento è ormai avviato e da ottobre tutti i bambini che nasceranno all’ospedale troveranno accoglienza nella struttura di piazza Biroldi. 
Massimo Agosti, primario della neonatologia è soddisfatto della scelta e pensa già ai vantaggi di un’unica struttura di accoglienza  per la mamma e i bambini.
Dottor Agosti, a che punto è il progetto per il trasferimento?
«Buono. Si va avanti di gran carriera. Sul fronte strutturale i lavori sono a un ottimo punto. Stiamo scegliendo gli arredi e i colori. La pediatria è già stata spostata e verrà inaugurata sabato mattina. Con queste premesse ormai possiamo parlare sicuramente di certezze e non più solo di progetti. Sul fronte organizzativo invece la questione è più delicata».

Ci sono problemi?
«No, non ci sono problemi. È che non traslochiamo un ufficio con scrivanie. Spostare competenze, conoscenze, rapporti definiti è difficile, ma ci stiamo lavorando e i risultati sono buoni. Inoltre, abbiamo voluto coinvolgere tutto il personale e questo vista la grandezza dell’operazione non è una cosa semplice, ma era un aspetto primario e siamo contenti di aver agito in questo modo».

Sul versante sanitario è tutto pronto?
«Il nostro è un reparto particolare. Se avessimo dovuto trasferire solo il nido, ossia i bambini sani non ci sarebbe stata alcuna difficoltà. Queste sorgono per il lavoro più delicato, quello della terapia intensiva. Per questo servono una serie di cose che sono particolari. L’urgenza è di casa in questo lavoro. Abbiamo circa 100 casi gravissimi all’anno e spesso servono tante competenze diverse, ma siamo a buon punto. C’è una grande disponibilità da parte di tutti i colleghi e della struttura».

Quali saranno i numeri del Ponte?
«La parte più delicata del lavoro raddoppierà. In terapia intensiva avremo 10 posti letto, altri 20 in neonatologia e 40 nel nido. Un totale di settanta culle».

Con che personale?
«Cinquanta persone in tutto. Dodici medici, e il resto infermiere tra il nido e la neonatologia»

Questo trasferimento cambierà il vostro lavoro?
«Beh, le aspettative sono grandi, anche se occorre sapere che occorreranno ancora piccoli passi. Certo l’ambiente sarà molto più confortevole e grande il triplo degli attuali spazi. Avere un punto materno infantile attrezzato come il nostro sarà un’attrattiva forte anche per chi non vive su questo territorio».

Quante strutture così esistono in Italia?
«In Lombardia c’è l’ospedale Buzzi, poi il Gaslini a Genova e il Bambin Gesù a Roma».

Il fatto che a Varese esisterà un polo materno infantile così specializzato non può portare problemi?
«Perché? No, siamo attrezzati per accogliere anche altre mamme e bambini da fuori zona. Poi, di fronte a una maggiore "produttività" c’è un’ampia disponibilità dell’ente a far fronte».

Si coglie una grande soddisfazione nelle sue parole…
«La più grande è sapere che lavoriamo per salvare la vita ai bambini in pericolo e per formare una cultura della nascita. I nostri dati ci mettono alla pari con le situazioni migliori al mondo. Non è poca cosa. Nel nostro ambiente spesso c’è la tentazione di "truccare" le statistiche. questo non serve e a livello regionale stiamo lavorando per poter avere dei dati attendibili».

Quando parla di dati a cosa si riferisce?
«Ai bambini che nascono e muoiono. Dalla ventitreesima settimana e dai 700 grammi si possono salvare. Sotto questi parametri l’80% muoiono, ma sono davvero pochissimi, a Varese si contano sulla punta delle dita di due mani. Si tenga poi presente che fino alla venticinquesima settimana legalmente potremmo definirli aborti».

Cosa sta cambiando nel mondo delle nascite?
«Ci sono grandi novità, il fenomeno più evidente riguarda i cittadini extracomunitari. A Varese circa il 10% delle nascite riguardano loro. In Italia e nelle grandi città si sfiora ormai il 25%. Questo porta una serie di cambiamenti enormi sia sotto il profilo culturale che quello sanitario. Dobbiamo prepararci a farne fronte senza nasconderci. Del resto se nel nostro paese il calo delle nascite si è arrestato lo dobbiamo a questo nuovo fenomeno».

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Pubblicato il 13 Luglio 2001
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