Del Lipobay e di altre efferatezze

A proposito del farmaco anticolesterolo della Bayer, e dopo la nostra intervista ad un medico di base varesino, interviene anche il presidente della associazione titolari di farmacie, Luigi Zocchi

Nota a margine del redattore che ha realizzato la prima intervista sul Lipobay su Varesenews:

Sembra che il nostro giornale on line abbia catalizzato le voci "fuori dal coro" dello scandalo scientifico dell’estate 2001. sarà stata l’intervista controcorrente ad uno stimato medico di base che ha detto delle cose sorprendenti sul farmaco per chi si limitava a leggere i quotidiani e ascoltare le tivù, sarà perchè in provincia siamo tutti un pò "bastian contrari": fattostà che al nostro indirizzo email è arrivato un altro autorevole contiributo sul tema, proveniente questa volta dal presidente della’associazione titolari di farmacie il dottor Luigi Zocchi. Anch’egli scandalizzato più dallo scandalo che dal farmaco.
A questo punto però, siamo curiosi di sentire qualche voce di diverso parere, almeno per sapere se ce ne sono oppure no…
L’indirizzo, come tutti i lettori sanno, è: redazione@varesenews.it


Riceviamo e pubblichiamo

La disinformazione colpisce ancora e con precisi obbiettivi: demolire l’immagine di una grande azienda che ha ancora la prerogativa di ricercare nuovi farmaci, attaccare globalmente il mercato dei farmaci ed il sistema distributivo e prescrittivo ed infine criminalizzare medici e farmacisti per presunte carenze di vigilanza e di informazione.

Un farmaco come quello oggi sottoposto a processo è, con assoluta certezza, un farmaco moderatamente pericoloso come tutti gli altri farmaci.

Molto meno pericoloso di altri farmaci come alcuni antiaritmici, molti antibiotici, quasi tutti i farmaci utilizzati nella chemioterapia antitumorale, alcuni vaccini.

Il cammino della farmacologia e della ricerca farmacologica è costellato di insuccessi e di gravi effetti secondari ma la valutazione di questi ultimi deve essere confrontata con le condizioni di chi è affetto da una grave malattia e con le aspettative di vita e, soprattutto, di qualità della restante vita, senza la somministrazione di farmaci.

Per spiegarmi meglio vorrei citare solo alcune categorie di farmaci che hanno completamente cambiato la nostra vita, le modalità di affrontare molte malattie e le speranze di sopravvivere.

La penicillina, capostipite di tutti gli antibiotici, ha causato molte morti per shock o reazioni avverse gravi, ma ha aperto la via ad una categoria di medicinali, gli antibiotici appunto, che sono tuttora un insostituibile presidio per restituire alla vita attiva milioni di malati affetti dalle più diverse infezioni; prima della penicillina di broncopolmonite si moriva.

La streptomicina, altro antibiotico, rende talvolta sordi per un danno al sistema nervoso, ma è stato il primo presidio veramente utile contro la tubercolosi; prima la "tisi" era una quasi assoluta via verso l’emarginazione dalla vita attiva e verso la morte.

La ciclosporina, farmaco "anti-rigetto; il suo foglietto illustrativo è pieno di effetti collaterali ma, prima di tutto, vi si legge una frase assolutamente determinante: "..data la gravità delle indicazioni, non esistono controindicazioni assolute…"; eh già perché senza ciclosporina non ci sarebbero trapianti e molte vite avrebbero una dolorosa ed anticipata fine.

I betabloccanti oggi sono considerati tra i farmaci più sicuri in commercio e tra gli indiscutibilmente necessari per ridurre il rischio di reinfarto e per restituire alla vita attiva gli infartuati e gli aritmici; ma il loro capostipite, Eraldin, fu ritirato per i gravi effetti collaterali.

Potrei proseguire per cento noiosissime pagine nelle quali vi ricorderei medicinali di straordinaria importanza che permettono allo Stato ed ai suoi cittadini (praticamente a tutti noi) di risparmiare somme enormi e disagi gravissimi tagliando le giornate di degenza in ospedale, evitando interventi chirurgici e favorendo una vita normale anche a molti malati.

Non occorre poi dimenticare che molti farmaci hanno dimostrato in questi ultimi anni impensati e gravi effetti collaterali che hanno portato al loro ritiro senza alcun clamore.

E’ stato questo il caso di molti farmaci contro l’obesità, di alcuni antibiotici, di un farmaco per il fegato dei quali nessuno di voi ricorderà neppure il nome delle aziende interessate perché è del tutto normale che, scoprendo effetti collaterali gravi, il farmaco venga riesaminato e, se non indispensabile, ritirato dal commercio.

Se invece il farmaco è giudicato insostituibile per alcune patologie, vedi recentemente il caso della "cisapride" , un farmaco utile nel reflusso esofageo, la sua prescrizione e distribuzione viene limitata a strutture specializzate e sottoposto al regime di "ricetta non ripetibile" in modo che, ad ogni prescrizione, il medico possa verificare lo stato di salute del paziente e l’eventuale comparsa di effetti indesiderati.

Niente di strano dunque che un farmaco comporti dei pericoli, se fosse del tutto innocuo non sarebbe un vero farmaco, assolutamente comune che venga ritirato dal commercio perché facilmente sostituibile con altre sostanze meno pericolose, molto, molto, molto strano che si dia tanta pubblicità a questo evento con effetti probabilmente mortali sull’economia di una azienda sino ad oggi segnalata dagli addetti ai lavori come una tra le più serie e tra le più prudenti, accusata addirittura, negli ambienti della finanza internazionale, di avere un management troppo poco aggressivo rispetto ai competitori.


Cosa ci sia dietro lo comprenderemo forse tra alcuni anni ma, sinceramente, mi auguro di non vedere scomparire un marchio che ha avuto un ruolo molto serio ed importante nella ricerca farmacologica.

Colpisce anche a frase usata da un "esperto" alla TV di stato: morti "plausibilmente" riferibili all’uso del farmaco; innanzi tutto la plausibilità della morte di una persona molto anziana andrebbe forse esaminata con grande accuratezza prima di pronunciare sentenze pubbliche e poi, se la maggior parte dei decessi fosse derivata dall’associazione con un altro farmaco, appare anche strano che di quest’ultimo non si dica nulla, benché il suo progenitore, da tempo ritirato dal commercio (clofibrato), sia stato a suo tempo accusato di molte altri gravi evenienze, morti comprese.

Nel frattempo Vi invito ad allestire un sito nel quale vengano repertoriati i morti "plausibilmente" riferibili ad antiaritmici, antibiotici, chemioterapici, immunosoppressori, analgesici, ingiustificate associazioni di farmaci in ambienti ospedalieri, eccetera, eccetera, eccetera.

Dr. Luigi Zocchi
presidente associazione varesina

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Pubblicato il 26 Agosto 2001
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