Villa “Speranza” è la nuova sede della Camera del Lavoro

Taglio del nastro, sindacalisti di ieri e di oggi e tanta gente comune a celebrare il centenario e la nuova sede di via Caprera

Cento anni. C’erano tutti, per un compleanno così non mancava nessuno. I giovani, di tutte le categorie, le vecchie glorie, gli attuali dirigenti cittadini, provinciali e regionali della Cgil e tanta gente comune. Tutti insieme hanno inaugurato la nuova sede di via Caprera. Un momento collettivo e una dimensione che non erano solo di celebrazione. Di fronte al nastro intonso, un edificio importante e bello, appartenuto alla famiglia dell’ingegner Speranza. Un nome e un destino, non poteva essere che così. La facciata leggermente concava ad accogliere i nuovi inquilini, dopo un maquillage rispettoso, che non ha stravolto la struttura originaria. All’interno una sobria eleganza, nonostante il pavimento in marmo e le porte con i vetri finemente decorati. Stanze luminose, ma niente uffici mega e una distribuzione democratica di spazi e poltrone.

Qualche grande vecchio del sindacato bustese, come Gino Torno e Iole Tosi, ha ricordato le atmosfere che animavano la Camera del Lavoro di Busto Arsizio, negli anni della conquista dei diritti e delle grandi lotte. «Era molto tempo che si aspettava una sede degna – ha detto Iole Tosi-. Questa cosa mi emoziona molto e mi dà anche la netta e reale sensazione che il nostro lavoro, il nostro esempio è servito. Non posso non ricordare le riunioni che si facevano nel 1943, eravamo clandestini, in quanto nel ’22 la Camera del Lavoro di Busto fu sciolta dai fascisti, perciò noi si andava di casa in casa, dai singoli lavoratori. Negli anni del Dopoguerra, quando si usciva dalla fabbrica, si andava direttamente alla Camera del Lavoro e per noi donne era un momento di confronto molto bello sulle questioni che riguardavano la fabbrica, ma anche la vita e la famiglia».
 

Busto Arsizio era chiamata la Manchester italiana, cento ciminiere sbuffavano nel cuore della città. Una città operaia nel cui dna  il sindacato è sempre stato presente, nonostante la ritrosia delle attuali autorità politiche cittadine, poco presenti e poco disponibili alle celebrazioni di questo Centenario. La piazza di fronte alla nuova sede, gremita di persone, ha richiamato alla memoria di Gino Torno, ex segretario e colonna della Cgil bustese, la visita di Giuseppe Di Vittorio nell’aprile del 1948. «C’era un clima di grande affetto e calore. Moltissima gente, lavoratori, donne e uomini. D’altronde a Busto il sindacato ha sempre avuto un ruolo importante, in tutti settori, e i lavoratori dimostravano un attaccamento sentito, vero. Di Vittorio veniva a piedi, da via Milano, verso via Mazzini in mezzo a due ali di folla. Allora nel sindacato c’era un clima veramente unitario, nonostante da lì a poco ci sarebbe stata la scissione e per Di Vittorio l’unità sindacale era un vero assillo, al punto che gli sentii dire "adesso che abbiamo fatto la scissione lavoriamo per l’unità"».

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Pubblicato il 13 Settembre 2001
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