La funivia delle mele è unica al mondo. In Trentino la frutta viaggia sospesa nel vuoto
Il caso del Consorzio Melinda, presentato alla Liuc, racconta come una funivia per il trasporto delle mele sia diventata un modello di innovazione sostenibile nella logistica agroalimentare italiana
Una funivia che non trasporta persone ma mele. Cabinovie che scorrono sopra la Val di Non in Trentino Alto Adige cariche di cassoni da 300 chili, dirette non verso una vetta turistica ma nel cuore della montagna, dentro celle frigorifere scavate nella roccia. È l’immagine potente del progetto del Consorzio Melinda, protagonista all’Osservatorio sull’automazione dei magazzini (OSAM) dell’Università Liuc di Castellanza, diretto dal professor Fabrizio Dallari e realizzato in collaborazione con Tecniche Nuove.
DAL CENTRO DI LAVORAZIONE ALLE CELLE NELLA ROCCIA
Operativa dal 2025, la funivia collega il centro di lavorazione di Predaia alle celle ipogee nella miniera di Rio Maggiore. È il primo impianto al mondo a fune dedicato al trasporto di frutta. Un chilometro e trecento metri di percorso, 84 metri di dislivello, 11 sostegni, 29 cabine monofune ad agganciamento automatico, 460 contenitori all’ora per una capacità di 150 tonnellate. Un investimento da 10 milioni di euro, sostenuto anche dal Pnrr, che consente di eliminare circa 5.000 viaggi di camion l’anno, con un impatto ambientale drasticamente ridotto grazie all’alimentazione da energia rinnovabile.
«Ci sono meno bilici e autotreni, questa innovazione ci ha permesso dunque di dimezzare il traffico che avevamo in giro per la valle – ha spiegato l’ingegner Fabrizio Conforti. Il sistema a fune è un sistema mutuato dal trasporto a persona e certificato anche per questo, tant’è che c’è un veicolo per il trasporto degli operatori».
DOPO IL TRASPORTO LA CONSERVAZIONE
La funivia non è solo un’infrastruttura simbolica, è un tassello strategico della supply chain. «Per noi è importante, dopo la raccolta, portare le mele nel tempo più breve nella condizione ideale di frigo conservazione perché questo garantirà maggiore shelf life del prodotto», ha sottolineato Conforti.
Il nuovo sistema ha permesso anche di aumentare la capacità di conferimento giornaliera: «Con i sistemi tradizionali ci fermavamo a circa 800 tonnellate al giorno, quest’anno abbiamo raggiunto 1.150 tonnellate».

IL CONFEZIONAMENTO
Il caso Melinda si inserisce nel quadro dei dati presentati dall’OSAM, che confermano una crescita strutturale degli investimenti in automazione. Una trasformazione che, nel consorzio trentino, con 4.000 famiglie associate, 16 cooperative, circa 400.000 tonnellate di mele l’anno e il 20% della produzione nazionale, riguarda anche il confezionamento. «Immaginatevi dieci sale che hanno linee diverse. Abbiamo cercato un software esistente e non esisteva, quindi ce lo siamo inventato: un sistema che vede tutte le sale e le satura con i vassoi. Vuol dire che delle dieci linee non ne ho nessuna che deve stare ferma neanche cinque minuti. Quando arriva il picco riesco a vederlo in anticipo e ad equilibrare gli ordini sulle sale», ha raccontato Luca Saporetti di Melinda.
UNA RISPOSTA ALLA CARENZA DI PERSONALE
L’automazione risponde anche alla carenza di manodopera: «Nel confezionamento abbiamo mille persone ed è sempre più difficile trovare personale. Questa ultima automazione non aumenta la produttività, ma mi permette di avere sulla linea tre persone invece di cinque».
Quella del Consorzio Melinda è stata una scelta capace di generare vantaggio competitivo. Una logistica agroalimentare integrata, sostenibile e profondamente italiana. «Ci sono soluzioni standard, ma poi ci sono soluzioni come la funivia che permettono di fare quel passo in avanti che oggi qualcuno ci copia», ha concluso Saporetti.
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