Ferrario: Malpensa e valichi, due pilastri d’argilla
In occasione dell’inaugurazione della nuova sede del centro per l’impiego, il presidente della Provincia ha esposto parecchie perplessità sul futuro economico e lavorativo: “Dobbiamo costruire, costruire e costruire”
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Sarebbe dovuta essere una tranquilla inaugurazione quella di questa mattina per la nuova sede del centro per l‘impiego. Presenti l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro e alla formazione professionale Borgo, il vicesindaco di Tradate Martegani (in rappresentanza del sindaco Galli impegnato in Parlamento), nonché il presidente della provincia Massimo Ferrario. Ed è stato proprio quest’ultimo ad approfittare dell’occasione della costituzione dell’ottavo centro per l’impiego della provincia, per fare alcune considerazioni sull’economia e sulla situazione del lavoro a livello provinciale e nazionale.
Ha aperto l’inaugurazione l’assessore Borgo sottolineando che “i centri per l’impiego di tutta la provincia sono lo strumento che rende possibile l’incontro per la domanda e l’offerta di lavoro. I nostri centri non vogliono essere assolutamente in concorrenza con le agenzie di lavoro privato, anzi, siamo in collaborazione”.
Dopo un’introduzione in cui il presidente della Provincia ha descritto gli ottimi risultati che i centri per l’impiego stanno ottenendo su un bacino di 100mila persone, e dopo aver anche lui sottolineato la sinergia di questi centri con le agenzie private, Ferrario ha proseguito facendo una precisazione sul momento che tutti stiamo vivendo. “Nell’ultimo mese abbiamo avuto tutti modo di riflettere sul nostro sistema economico e sociale, e sulla fragilità intrinseca di questo sistema.Purtroppo quello che è accaduto l’11 settembre in poi ci ha dimostrato che il nostro sistema economico e produttivo è molto legato a consumi e globalizzazione, due pilastri che hanno fondamenta d’argilla”.
Ferrario ha proseguito analizzando quello che è successo all’economia provinciale. “L’economia è cambiata ed è cambiata fortemente per una provincia come la nostra che è legata alle esportazioni e al traffico aeroportuale. È inutile negarlo, ma in Malpensa tutto ciò pesa molto, soprattutto in termini occupazionali. Malpensa, come tutto il settore legato al trasporto aereo, è in caduta. Abbiamo circa 3.000 esuberi annunciati, tra contratti di lavoro part-time che non verranno rinnovati, e prossime richieste di mobilità nelle aziende che servono il mega hub della brughiera. È una gestione che sta diventando difficile”.
Ferrario ha poi fatto anche alcune previsioni, secondo le quali Malpensa si riassesterà, ma su numeri inferiori rispetto al passato. Lo sviluppo del trasporto aereo sarebbe dovuto crescere del 10 per cento annuo, ma oggi si è fermato, anzi è in ribasso. “Devo dire che purtroppo non stiamo facendo molto per cercare di invertire questo trend negativo, perché è associato soprattutto alla paura della gente. Dall’altra parte però non ho visto controlli rafforzati. Io viaggio abbastanza spesso per motivi di lavoro e dall’11 settembre non ho assolutamente visto dei controlli fatti come si deve a Malpensa”.
“Uno dei due pilastri su cui reggeva l’economia occidentale è la libera circolazione delle persone e delle merci – ha concluso il presidente della provincia –. Purtroppo il trasporto su gomma aveva già preso una brutta batosta nel ’99 con la chiusura del Monte Bianco. Purtroppo, tre giorni fa, è stato chiuso anche il Gottardo e non c’è una previsione sulla sua riapertura. Chiusi questi due valichi l’economia italiana è in un imbuto se si aggiunge anche lo stato delle nostre ferrovie. Credo che l’economia italiana avrà dei grossi problemi. Bisogna fare in fretta a chiudere la questione delle opere pubbliche, perché i valichi, i ponti, le ferrovie, gli aeroporti, vadano avanti senza più le opposizioni di campanile dei soliti quattro, che non vogliono una certa opera, che fagocitano il territorio, che creano allarmismo. Così facendo non si fanno più opere pubbliche, e viviamo in un’area la cui lista delle opere mancate è lunghissima. É un momento di grande riflessione in cui tutti noi dobbiamo fare un esame di coscienza; se vogliamo rimanere nel mondo occidentale industrializzato dobbiamo rimetterci a costruire, costruire e costruire. Altrimenti possiamo dire addio a tutto il sistema economico che abbiamo messo in piedi; o si riprendono in mano le opere pubbliche e la sicurezza, o l’economia ci porterà a un altro ciclo storico. Parlando di lavoro in provincia di Varese, era inevitabile arrivare a parlare anche di queste cose”.
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