Ospedale unico, a Gallarate resta il nodo del riassetto dell’unico padiglione che resterà
Viene inserito il centro prelievi e il centro antidiabetico, ricompare l'ipotesi di Ospedale di Comunità, ma senza certezze. Le due Case di Comunità verso l'attivazione
Il futuro della sanità gallaratese è tornato al centro del dibattito in Commissione sanità, con un confronto dedicato al progetto del nuovo ospedale unico di Beata Giuliana (in territorio di Busto) e al destino di ciò che resterà Sant’Antonio Abate. Un confronto che, però, non ha sciolto i nodi più attesi: tempi certi, viabilità e definizione puntuale dei servizi che resteranno in città.
Il 2027, indicato come anno per la posa della prima pietra del Grande Ospedale della Malpensa, si avvicina. Ma dall’opposizione è arrivato un richiamo netto sul tema viabilità di accesso, su cui ci sono ancora molti dubbi.
Ma al di là del tema viabilistico, al centro è ritornato anche il dibattito su cosa resterà a Gallarate, nel padiglione polimedico – quello affacciato su via Bottini – da tempo individuato come l’unico che rimarrà a disposizione della sanità pubblica.
Nel quadro del riassetto, il padiglione polimedico del Sant’Antonio Abate diventa il perno dei servizi che continueranno a essere garantiti in città anche dopo il trasferimento delle attività ospedaliere acute nel nuovo presidio di Beata Giuliana. Secondo il dettaglio illustrato, l’ala principale (900 metri quadrati per piano) e l’ala est (600 metri quadrati per piano) ospiteranno una riorganizzazione articolata su più livelli.
Al piano terra resterebbero il Centro Prelievi (Ala Ovest) e il Centro Antidiabetico (Ala Est), come già oggi.
Al primo piano la Centrale Unica e, nell’ala est, una postazione AREU MSA2, in fase di valutazione da parte dell’Agenzia regionale emergenza urgenza.
Al secondo piano sono previsti il Centro Diurno Disabili e il Centro Psico Sociale.
Quanto al quarto piano resterebbero solo gli ambulatori della Neuropsichiatria Infantile nell’Ala Ovest.
Al quinto piano è previsto il servizio CAL, la dialisi; al quarto il trasferimento degli ambulatori di Neuropsichiatria infantile.
Il terzo piano verrebbe lasciato vuoto, per un eventuale inserimento di Ospedale di Comunità.
E l’Ospedale di comunità?
Sulla struttura “intermedia” – richiesta dalla città e poi stralciata tra molte polemiche – non si fanno grandi passi avanti: tutto dipende dalla scelta politica in Regione.
Certo: Asst Valle Olona – articolazione sanitaria locale della stessa Regione Lombardia – per ora tiene conto di spazi ma la decisione è altrove. Al terzo piano viene mantenuto spazio tra i 15 e i 20 posti letto a media-bassa complessità, destinati a funzioni di ospedale di comunità e cure sub-acute (OdC, CSA), subordinati appunto al via libera regionale.
Le perplessità politiche
Nonostante il quadro delineato, restano perplessità. «Sull’ospedale di comunità non c’è alcuna certezza, potrebbe rimanere un piano vuoto» ha detto preoccupato Cesare Coppe.
Ma dubbi sono arrivate anche dalle file della maggioranza: «Non mi ritrovo molto nelle previsioni rispetto alle nostre richieste», ha detto Michele Aspesi, capogruppo della Lista Cassani e medico, riferendosi in particolare alla configurazione del polimedico e alle richieste che la stessa maggioranza aveva formalizzato a inizio agosto 2024.
Sembra quasi di essere un po’ alla situazione dell’autunno 2024, quando all’improvviso la politica si era trovata di fronte al fatto compiuto di un ridimensionamento – nel piano previsto da Regione – rispetto a quanto chiedeva la città.
Case di comunità e fondi PNRR
Il riordino si inserisce nel quadro degli investimenti PNRR che interessano Gallarate.
Sono previsti interventi per la riqualificazione del distretto di corso Leonardo da Vinci, con la realizzazione di una Casa della Comunità finanziata per oltre 5,4 milioni di euro (di cui circa 2,9 milioni per lavori), e per una seconda Casa della Comunità in piazza Giovanni Italia con Centrale Operativa Territoriale, per un finanziamento di circa 1,49 milioni di euro.
Sia la Casa di comunità hub che la Casa spoke partirebbero in primavera 2026: i lavori “fisici” sono già quasi completati, c’è qualche ritardo sugli arredi.
Ma il personale per farle partire?
Il direttore sociosanitario della Valle Olona, John Tremamondo ha assicurato che non c’è «nessun problema» sulla dotazione prevista. «Noi però abbiamo chiesto dove siano oggi i professionisti e non abbiamo ricevuto risposta» dice il consigliere Cesare Coppe, della lista civica Città è vita.
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