“Il vero capitalismo siamo noi artigiani”
Convegno dell'associazione artigiani per presentare la ricerca sulle "Forme del capitalismo personale"
Ottanta pagine con un’appendice di altre venti per le tabelle e le statistiche. Una ricerca corposa quella presentata dall’associazione artigiani di Varese nel convegno sul Capitalismo personale. Un lavoro che ha impegnato il consorzio A.A.S.TER per alcuni mesi. Il risultato è davvero notevole e meriterà diversi approfondimenti successivi.
I contenuti della ricerca e del convegno sono tutti nelle prime righe della prima pagina. "Chi è l’artigiano? O meglio chi potrebbe diventare, negli obiettivi delle sue organizzazioni di rappresentanza? La crisi di identità di quello che una volta si chiamava artigianato è il risultato del successo economico ottenuto e della differenziazione innovativa realizzata". E più avanti si afferma che "l’identità non è solo un fattore di coesione e mediazione interna: è anche una visione del mondo".
Ecco a partire da queste domande e da queste analisi del cambiamento parte la riflessione sul nuovo assetto economico del nostro territorio e su questo delle nuove figure lavorative.
È significativo quello che afferma Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato a Varese. "Parlare di capitalismo in aziende come le nostre dove ciò che maggiormente conta è il nostro lavoro e non il capitale, fa già capire in quale paradosso ci dibattiamo". Merletti ritiene che oggi per ogni tentativo di analisi della realtà economica occorra partire da un codice etico. "Noi dobbiamo stare nel sociale. Interpretare le esigenze e i bisogni del territorio. Allora si comprendono molte più cose. Faccio solo un esempio: la nostra società di servizi eroga 200 miliardi di mutui e nella nostra provincia non c’è più una banca locale. Come è possibile? Dove sono gli industriali in questo territorio? Purtroppo noi per primi dobbiamo fare autocritica. Siamo in una zona che è espressione di buone individualità, ma che non sa collaborare, non sa pensare all’insieme".
Sergio Remi, relatore della ricerca, sostiene che le imprese artigiane rappresentano ormai "l’asse portante dell’economia nazionale". Le imprese artigiane hanno un’alta competitività che è dovuta a una forte cultura di autoimprenditorialità, a una certa coesione sociale che permette un buono sviluppo e a una certa capacità di fare concertazione. Di questi elementi Remi afferma che a Varese è forte solo il primo mentre sugli altri occorre fare riflessioni diverse.
Il lavoro del ricercatore si è chiuso con una raffica di domande che aprono diversi nuovi scenari per il panorama della rappresentanza degli artigiani. Questione però che non riguarda affatto solo loro, ma tutto il sistema economico territoriale. Già da ora c’è da affrontare un dilemma non da poco: "come si fa a salvare la cultura antica dell’artigianato e al tempo stesso valorizzare gli aspetti evolutivi della stessa attività?"
Una risposta è possibile analizzando le evoluzioni delle forme del capitalismo. "Il concetto di capitalismo personale sintetizza la dinamica di un capitalismo molecolare che evolve in direzione del lavoro individuale. Questo è il risultato di un percorso di lungo periodo, l’evoluzione del capitalismo molecolare, dei distretti, delle reti di subfornitura, del decentramento della produzione fuori dalle mura delle fabbriche, che trova terreno fertile in una cultura imprenditoriale diffusa, portata oggi alle sue estreme conseguenze di individualità e reticolarità".
Argomenti complessi e articolati che richiederanno altri approfondimenti che torneremo a fare.
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