Vittorio Messori, ipotesi sull’Islam
È stato definito il più brillante apologeta dei nostri tempi. Parla dei misteri della fede, dei miracoli e dell'Islam. Ospite di Duemilalibri è stato accolto da un pubblico numeroso di lettori
| Ha venduto milioni di copie e per uno scrittore di cose religiose non è facile. I suoi libri sono oggetto di tesi di laurea, ma anche di animate discussioni e dibattiti. L’hanno definito "Il più brillante apologeta dei nostri tempi", ma lui fa di tutto per smentirlo, predicando umiltà. "I miei libri hanno avuto successo e hanno sollevato discussioni perché manca di meglio sul mercato."
Davanti a Vittorio Messori è schierato un pubblico numeroso, accorso alla presentazione del suo libro, "Dicono che è risorto. Un’indagine sul sepolcro vuoto" (Editore SEI, 2000), inserito nel cartellone della manifestazione gallaratese "Duemila libri". Il primo mistero su cui indagare è però la sua presenza a Gallarate, visto che Messori è notoriamente restio ad essere coinvolto nei dibattiti, nelle "comparsate televisive" e nelle agorà telematiche. La ragione è semplice: in Italia la maggiorparte dei suoi lettori – e devono essere veramente tanti, visto che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo – è concentrata a nord di Milano, in Brianza e nella nostra provincia. "Qui siamo nel Varesotto?" chiede Messori al pubblico, che stipa la struttura di piazza Garibaldi. Ma che cosa attira tanta gente verso questo scrittore? Secondo Luigi Saibene, a cui toccava presentare l’autore, in Messori è concentrata una sorta di trinità, rara da trovare in altri scrittori: chiarezza, vivacità e solidità di studio. "È un attento lettore della storia,- ha detto Saibene – soprattutto cristiana, con una virtù fondamentale, la franchezza". Il percorso di Messori è interessante quanto i suoi libri: non nasce cattolico, si laurea a Torino con i sommi pontefici del laicismo italiano, Riccardo Galante Garrone e Norberto Bobbio, la conversione è cosa che verrà strada facendo. "Credere mi faceva orrore, andavo a messa con il bavero alzato, strisciando lungo i muri, affinché nessuno mi vedesse. Sono stato costretto, da una sorta di eminenza interiore, ad accettare quello che fino ad allora mi dava fastidio". La sua formazione laica e l’atteggiamento razionalista appreso durante gli studi giovanili saranno comunque fondamentali nella stesura dei suoi libri. "Dicono che è risorto. Un’indagine sul sepolcro vuoto" è l’ultimo libro di una trilogia, l’approdo di un viaggio che è durato circa 25 anni, iniziato con "Ipotesi su Gesù" (SEI1976), caso editoriale e primo libro religioso capace di emancipare dal ghetto, in cui era rimasta confinata, fino a quel momento, l’editoria cattolica. "È stata la prima tappa di un unico viaggio. Ogni scrittore scrive sempre lo stesso libro, cambiando la prospettiva e cambiando l’oggetto di riflessione, ma in fondo, alla base di ognuno dei miei quattordici libri, c’è la stessa domanda, semplice e terribile, che un uomo come me, che viene dall’agnosticismo e che vuole usare la razionalità, si pone con il vangelo in mano: è vero o non è vero, ci possiamo ancora credere o no? Nel fondo del cuore dei credenti c’è questa domanda". |
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