«Quelle telefonate anonime in campagna elettorale»
Intervista al presidente Amsc dopo i due colpi di pistola contro la sua ricevitoria
| E’ la terza intimidazione in pochi mesi che riceve Nino Caianiello. Due colpi di pistola contro le serrande della ricevitoria di via S. Giovanni Bosco, presumibilmente nella notte di domenica 23 dicembre, hanno lasciato molti interrogativi in città. Lui, il presidente dell’Amsc, é forse l’uomo politico più importante di Gallarate in questo momento, e non lo nasconde: scelte, decisioni, mediazioni, quasi ogni progetto passa dalla sua scrivania. Oggi è sereno, per nulla intimidito, e rilancia il suo ruolo di leader decisionista. «Confido nelle indagini delle forze dell’ordine – spiega – ma escludo ripicche legate alla mia attività commerciale, che peraltro ormai vengono gestite dai miei collaboratori. Mi sto chiedendo anch’io il perché di questo gesto, e sto pensando che possa essere consesso alle mie responsabilità politiche» Dunque non è la prima volta che riceve messaggi di questi tipo? «Esatto. In campagna elettorale, a maggio, ricevetti delle telefonate intimidatorie da un uomo che parlava in dialetto siciliano: le ho registrate su questo telefonino. Denunciai il fatto alla polizia ma qualche giorno dopo, vicino alla mia tabaccheria, mi fecero trovare del cherosene versato con accanto uno stantuffo: un’altra minaccia legata al clima politico di quei giorni». Parla della campagna elettorale? «Di certo furono utilizzate parole insensate, ma non voglio fare ipotesi che non tengano conto anche di altro: il mio ruolo di presidente dell’Amsc, la mediazione politica che sto esercitando per mettere in condizione il sindaco di poter fare liberamente le sue scelte, la responsabilità degli enti locali di Forza Italia e il fatto che stia cercando di esportare il modello Gallarate in Provincia: insomma, qualcosa, in questo mio ventaglio di impegni, forse dà fastidio». Ma una idea più precisa se la sarà fatta. «L’ultima amministrazione non si chiuse in modo incruento e i veri motivi di quella decisione sono stati soffocati dalla campagna elettorale. Diciamo che c’era un malessere che portava a visioni politiche diverse tra l’amministrazione e i partiti. Noi decidemmo di voltare pagina, ma alcune scorie, diciamo così, che stavano nell’ombra non sono state cancellate. Qualcuno poi ha tentato di servirsene politicamente nelle ultime elezioni, salvo poi lasciarle abbandonate a se stesse, come schegge impazzite». Politica e affari? «Io sono un amministratore pubblico e il mio ruolo è quello di fare delle scelte, non mi sono mai sottratto a questa responsabilità: qualcuno dice che sono decisionista e che si vede la mia matrice craxiana, ma sono anche una persona con cui si può parlare tranquillamente: di certo, però, non si può accontentare tutti». Si sente in pericolo? «No, è stato un natale sereno nonostante tutto, mentre credo che non sia stato lo stesso per chi ha sparato quei due colpi di pistola. Perché rischiare di fare del male ad altri rovinando anche la propria vita mi chiedo? Infine ho fatto anche un’altra ipotesi: forse un marito geloso. E’ una battuta, per sdrammatizzare». |
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