Divieto di fumo: o la borsa o la salute
Sempre più salate le sanzioni previste per chi non si adegua agli articoli che la Finanziaria 2002 "dedica" ai cultori della sigaretta (e ad altro).L’Associazione Artigiani della Provincia di Varese, in collaborazione con l’ASL cittadina, offre chiarimenti ad imprese, fumatori e non
Riceviamo e pubblichiamo
Meglio smettere perché la "borsa", dal 1° gennaio 2002, si sarebbe già potuta alleggerire: le multe per chi trasgredisce i vigenti divieti di non fumare hanno raggiunto le stelle. L’articolo 52 della Legge Finanziaria 2002, comma 20, porta infatti "la sanzione amministrativa del pagamento" a una somma che varia da Euro 25 (Lire 48.407) a Euro 250 (Lire 484.068 )", e dispone che tale importo sia raddoppiato "qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini fino a dodici anni."
Severe anche le sanzioni nei confronti di chi, pur avendone la responsabilità, non appone gli appositi cartelli con la corretta dicitura "vietato fumare ai sensi della Legge 11.11.1975 n. 584". La violazione sarà punita con una sanzione amministrativa che andrà, lo ricordiamo nuovamente, da Euro 25,00 a Euro 250, secondo quanto previsto dalle norme di legge. Stessa sorte per chi, dopo aver apposto i cartelli, non fa rispettare il divieto. I controlli e l’applicazione delle sanzioni saranno in primo luogo affidate ai Carabinieri della Salute ma anche a tutte le forze di pubblica sicurezza dello Stato, della Regione, degli Enti locali e agli ufficiali di polizia giudiziaria delle ASL.
E le imprese? Il problema, in realtà, si moltiplica perché il divieto investe i lavoratori e il pubblico, ove l’attività preveda anche la vendita del prodotto nello stesso luogo di produzione. E’ naturale pensare, quindi, ad una loro tutela dal fumo passivo. Entrambi (cittadini e lavoratori) trovano un buon alleato nel Decreto Legislativo 626/94 che prevede il diritto per il lavoratore, seguendo l’art. 33, di usufruire di aria salubre sul luogo di lavoro. Responsabile della salute dei suoi dipendenti è il datore di lavoro che, ove previsto, dovrà avvalersi anche della collaborazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e del Responsabile della sorveglianza sanitaria nell’attuare le misure necessarie per la tutela di cui sopra. Ovviamente anche la salute del cittadino che usufruirà di tali servizi privati potrà ottenere notevoli benefici.
Al titolare di un’attività (dal parrucchiere all’estetista, dall’orafo al ciabattino, dal gelataio al pasticcere, al gastronomo; comprese le attività commerciali quali bar e ristoranti) si offrono, a sua discrezione, tre possibilità di scelta in attesa che venga colmato, anche per i pubblici esercizi, il vuoto legislativo esistente. Si diceva, tre le possibilità: divieto assoluto di fumare (imposto in modo corretto e fatto rispettare, se necessario, con l’intervento della forza pubblica, l’unica in grado di comminare la sanzione prevista); dotare i locali di adeguati impianti di ventilazione che garantiscano un continuo ricambio di aria di almeno 32 metri cubi per persona per ora (D.M. 18/05/1976). Si ricorda che l’ASL territoriale dovrà esprimere il proprio parere in merito all’idoneità dell’apparecchiatura da installare: ciò servirà per presentare, al Sindaco del comune ove si svolge la propria attività, l’idonea certificazione che permette l’esenzione dal divieto di fumo. Infine, adottare, ove possibile, una modalità mista, cioè costituendo locali per fumatori ben distinti ed isolati dalle zone non fumatori. Esiste anche una quarta possibilità: si spera nella buona fortuna, ma in caso di multe non lamentatevi.
Vietatissimo fumare nei cinema, nei teatri, nelle discoteche, nelle sale da concerto, nelle sale giochi, nei musei e nelle sale letture: lo dice l’art. 1 della legge 584.
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