Fiori e lacrime per i gallaratesi deportati
Commemorazione ufficiale in sala giunta. Vaifra Pesaro ricorda il padre caduto ad Auschwitz. "Sono una figlia dell’Olocausto e non dimenticherò mai"
| "Sono una figlia della Shoa, mio padre è morto ad Auschwitz il 19 gennaio 1944 e io non ho mai potuto portare un fiore sulla sua tomba". Le parole di Vaifra Pesaro pesano come marmo. E’ con questa testimonianza di una donna gallaratese vittima delle atrocità del nazifascismo che il Comune di Gallarate ha voluto commemorare la giornata della memoria 2002. "Io ero bambina e vivevo nel terrore, a scuola non potevo fare un passo senza sentirmi gli occhi addosso. Oggi, ancora dopo tanti anni mi chiedo come sia potuto accadere. Non ho vissuto un’infanzia normale ma spero che un giorno potrò riabbracciare l’uomo che mi diede notizie di mio padre, che gli stette accanto fino alla morte nel campo di concentramento, per sentirgli ancora parlare del mio papà". E’ fatta di rimpianti e di speranze la breve testimonianza della signora Pesaro. Un momento di forte commozione, nella sala giunta di via Mazzini. Le note della banda Concordia di Crenna hanno sottolineato ancora di più l’intensità della celebrazione. Volti tirati, occhi lucidi. C’erano molti cittadini, consiglieri comunali, rappresentanti dei partiti, la giunta al completo. Ha preso la parola anche Angelo Castiglioni, rappresentante della Associazione deportati, che ha ricordato la missione che da anni porta nell’animo ogni sopravvissuto: "Se ti salvi da questo inferno racconta al mondo ciò che hanno fatto di noi". E poi Don Franco Carnavali prevosto della città, che ha letto un salmo della Bibbia, una scelta che ha voluto unire cristiani ed ebrei in un unico sentimento di smarrimento verso quanto accaduto e di speranza perché le tragedie della segregazione razziale e dello sterminio fisico non ritornino. La stessa tensione che ha animato il discorso di Roberto Delodovici, assessore alla cultura. Il sindaco Mucci ha esaltato il valore della memoria, della necessità di non disperdere nel futuro la storia di un popolo e delle sue sofferenze. Alla fine della cerimonia una delegazione dell’amministrazione comunale si è recata presso il cimitero centrale per deporre dei fiori sulla tomba dei deportati e sulla tomba della famiglia Mazzucchelli: gallaratesi vittime del massacro di Meina, sul lago Maggiore, una delle prime stragi delle Ss, nel 1943, contro cittadini di religione ebraica. |
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