“Malcom”, dalla Costa d’Avorio all’ospedale di Circolo

In coma ormai da due anni giace in un letto dell'ospedale cittadino

Il diritto alla riservatezza impedisce alle fonti ufficiali di fornire alla stampa i nomi delle persone coinvolte nelle vicende della vita. È una legge strana visto che è stata preoccupazione di queste fonti tacere per esempio il nome di chi bruciò vivo un suo dipendente che chiedeva equa retribuzione, noi però oggi non protestiamo se l’ospedale di Circolo non ci ha comunicato il nome dell’extracomunitario che da lungo tempo giace in coma in un letto del reparto di medicina. Siccome al posto del suo nome c’è una X, lo chiameremo Malcom, simbolo della sfortuna e della sofferenza di tanti extracomunitari per bene che sono arrivati in una terra straniera che avrebbe dovuto loro riservare un avvenire sereno.

Malcom, 40 anni, nel maggio del 2000 lasciava in Costa d’Avorio la moglie e tre figli per approdare nel Varesotto: gli era stata data la possibilità di un viaggio di studio e non se l’era lasciata sfuggire. Forse Malcom non sapeva di essere ammalato, forse il suo fisico ha ceduto all’improvviso, sta di fatto che ha avuto una forte crisi ipertensiva e un’emorragia cerebrale: da Angera lo hanno trasportato al "Circolo", era il 21 giugno.

L’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto non ha sottratto Malcom dallo stato di incoscienza nel quale versava al momento del ricovero. Nessuna successiva cura lo ha richiamato dal coma e oggi egli è in una stanza a quattro letti del reparto di medicina e viene regolarmente accudito.

Tecnicamente il suo è chiamato ricovero improprio perché in ospedale ci si deve stare solo per le fasi acute di qualsiasi malattia e dovrebbe essere l’ASL a farsi carico dell’assistenza successiva.

All’ospedale, dove i posti letto sono preziosi, per Malcom hanno contattato l’ambasciata ivoriana, la risposta è arrivata dopo bibliche attese, prima dello scorso Natale: in patria non è facile trovare una struttura adeguata, comunque ci impegneremo hanno detto i funzionari della Costa d’Avorio.

Amici e altri ivoriani del Varesotto per Malcom invece si sono dati da fare e ogni tanto vengono a fargli visita anche se non vede e non sente, assolutamente insensibile a qualsiasi stimolo, come nel giugno del 2000, cioè più di un anno e mezzo fa.

Non facciamo appelli, tuttavia chi conosce l’Africa segnali eventuali possibilità di restituire Malcom alla sua famiglia, senza che egli finisca in qualche struttura inadeguata alle sue condizioni.

Invitiamo anche l’ASL varesina a intervenire come le compete, noi seguiremo il caso e con il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera faremo subito il punto sui ricoveri impropri per verificare quanto essi incidano su una ricettività del Circolo che serenamente ma con decisione contestiamo perché troppo poco garantisce agli abitanti di Varese.

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Pubblicato il 16 Gennaio 2002
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