«La politica è un mezzo per fare del bene»

Per vent'anni è stata seduta in consiglio comunale nelle file della Democrazia Cristiana. Ester Miglierina, cattolica, è ancora conosciuta negli ambienti politici per il suo costante impegno

Per quasi un quarto di secolo è stata protagonista della vita politica varesina. Oggi, a novant’anni compiuti, è ancora un simbolo per tanti giovani che si avvicinano a questo mondo. Ester Miglierina è stata consigliere comunale dal 52 al 75 , per poi passare a Villa Recalcati. Schiva, refrattaria ai riflettori e alle macchine fotografiche, accetta di ripercorrere la sua carriera solo per lanciare un messaggio: «È un dovere di ogni donna interessarsi della vita pubblica.»
«Sono diventata delegata provinciale della Democrazia Cristiana perché avevo una missione: collocare una donna in ogni amministrazione comunale. Non ci sono riuscita a causa della loro ritrosia. Ho sempre trovato difficoltà probabilmente a causa della diffidenza della donna cristiana verso la vita pubblica. Così, quando si è trattato di individuare la candidata per Varese, sono stata spinta io. E devo dire che è stata un’esperienza bellissima. Ho lavorato in un ambiente fantastico: andavo d’accordo sia con i colleghi della maggioranza, sia con quelli della minoranza. In aula erano battaglie, ma fuori eravamo amici."

Cosa l’ha spinta ad entrare nel mondo della politica?
«L’esigenza di fare qualcosa per la collettività. Io ero molto timida. Aiutavo le suore nell’organizzazione dell’orfanotrofio, a quel tempo trasformato in ricovero per soldati feriti. Qui mi appassionai all’attività sociale. Ho avuto la grande fortuna di lavorare a stretto contatto con deputati e senatori che, a quell’epoca, fecero l’Italia. La nostra provincia mandò alla Costituente tre deputati e un senatore. Il loro entusiasmo mi contagiò. In effetti, furono anni di grandi problemi: non avevamo il tempo per fermarci. Si doveva ricostruire tutto: dare un tetto agli sfollati, un riparo agli alcolizzati, aiutare le famiglie bisognose, e poi le colonie estive, le cooperative edilizie. Questioni che oggi non ci sono più, o, per lo meno, non si presentano con la stessa urgenza, anche se di problemi ce ne sono moltissimi, è la vita stessa nel suo divenire a crearli . Le sfide non mancherebbero.»

Nel consiglio comunale, comunque, non ci sono mai state tante donne
«Eppure la componente femminile è fondamentale. Vede, il consiglio è una famiglia: ci vuole l’uomo e ci vuole la donna, perché l’istinto femminile, l’arguzia femminile spesso arrivano dove la sensibilità dell’uomo si ferma. Effettivamente, il primo impatto con questo mondo spaventa. Ma poi ci si appassiona. A me, per esempio, lo spirito della politica è rimasto dentro. Ma la politica deve essere un mezzo per fare del bene. Oggi, forse, si è perso questo spirito di "servizio". Io, per esempio, votai contro il gettone di presenza ai consiglieri assessori, proprio perché ritenevo l’impegno sociale un dovere come cittadino.»

La politica, però, forse è cambiata molto più che nello spirito. Mani pulite, per esempio, ne è stata una degenerazione
« Mani pulite è nata quando hanno tolto il finanziamento pubblico dei partiti. Un errore enorme. I partiti politici sono la linfa della democrazia, senza di loro non c’è pluralismo. Se qualcuno pensa che se ne possa fare a meno, voti pure il totalitarismo. Io l’ho provato e non ci tengo a viverlo di nuovo. Quell’inchiesta portò a generalizzare ogni cosa: non si distinse chi manovrò per interesse personale e chi lo fece per il partito. Il povero Citaristi per esempio (il tesoriere della DC) pagò per tutti, ma sfido chiunque a trovare qualcosa nella sua borsa."

Oggi è ancora impegnata?
"Certamente. Sono impegnata a cercare donne che vogliano candidarsi."

Ma per chi, visto che la DC non esiste più
«Io sono stata sempre democristiana e oggi sono tra i Popolari. Sempre al centro, con uno sguardo a sinistra, se per sinistra si intende dar voce a chi non ce l’ha».

Sta lottando ancora per qualcosa?
«Sì, sto lottando. In favore degli anziani. Non è ammissibile che gli anziani si umilino a chiedere un contributo al comune per poter accedere a questi ricoveri. Non accetto che questi luoghi siano il fulcro di un commercio. Da qualche parte dovrebbero essere stanziati fondi che assicurino una vecchiaia serena a chi non può permettersela


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Pubblicato il 28 Febbraio 2002
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