Porte aperte per “Varese europea”

Varese – Grazie a questo accordo, privati ed enti pubblici avranno un tavolo comune al quale far confluire proposte, esigenze, progetti che rilancino definitivamente la città capoluogo e il suo circondario

Varese allarga i suoi confini: entro la metà di marzo verrà sottoscritto il patto tra amministrazioni e associazioni per dare vita al cosiddetto piano strategico, “creatura” alla cui definizione Palazzo Estense è al lavoro da tre anni ma che stavolta diventerà realtà. Grazie a questo accordo, privati ed enti pubblici avranno un tavolo comune al quale far confluire proposte, esigenze, progetti che rilancino definitivamente la città capoluogo e il suo circondario. Statuto e finalità di questa associazione, denominata “Varese Europea” sono stati presentati questa mattina a Palazzo Estense. Ne entrano da subito a far parte sei comuni (oltre a Varese ci sono Cazzago, Casciago, Gavirate, Besozzo e Vedano Olona) e una sola associazione di categoria (l’Api, associazione delle piccole e medie industrie) ma la porta è aperta fin da subito ad altre adesioni. Anzi, da qui alla metà di marzo i promotori si attendono che la “famiglia” del piano strategico cresca. Il sindaco Aldo Fumagalli ha espresso soddisfazione per la pietra miliare posata ieri: «La possibilità che ci stiamo dando – ha detto – è costruire un sistema territoriale organizzato attraverso il quale poter pianificare il futuro della nostra area». Mauro Pramaggiore, consigliere comunale responsabile della commissione per il piano strategico ha invece specificato quali saranno gli obiettivi dell’associazione: «Le nostre parole d’ordine sono due: attrattività e accessibilità. Significa che l’associazione deve lavorare per far crescere le opportunità di lavoro e di crescita di Varese del suo circondario; dunque progetti integrati tra i comuni per i trasporti, per la cultura, per le infrastrutture». E’ entrato più nello specifico Enrico Ottolini, direttore di Api, unico “segmento” del mondo imprenditoriale e lavorativo ad aver accettato con entusiasmo l’avventura del piano strategico: «Questo non è un tavolo di trattativa dove gli imprenditori si accostano per poter strappare qualche metro cubo in più a loro favore nei piani regolatori. Questo è un tavolo dove devono confluire interessi e idee più generali. Come rendere migliori i collegamenti tra Milano e Varese, come far crescere il teatro e l’università, come far arrivare a Varese nuove occasioni di lavoro: ecco le domande alle quali ci proponiamo di dare risposta. Con uno slogan possiamo dire che si passa dalla democrazia delegata alla democrazia partecipata: chi ha qualcosa da dire e da proporre da domani ha l’occasione per farsi avanti». Il piano strategico fino a oggi è stato elaborato da un gruppo di lavoro al quale hanno partecipato l’università dell’Insubria, il Pim di Milano e al quale si aggiungerà presto lo studio di Alfredo Ambrosetti, il consulente d’azienda varesino noto per organizzare i meeting di Cernobbio. Coordinatore rimarrà Arturo Bortoluzzi che ieri ha illustrato il percorso che comincerà da marzo: «I nostri progetti si dovranno sempre integrare con quelli delle altre aree limitrofe e rapportarsi con il tavolo di concertazione generale avviato da tempo dall’amministrazione provinciale».

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Pubblicato il 06 Febbraio 2002
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