Case popolari: è di scena la protesta

In strada gli inquilini dell'Aler. Mancano le case e c'è urgenza di interventi straordinari

Una protesta infinita. Il popolo degli inquilini dell’Aler ha inscenato questa mattina una "mini-manifestazione" fuori dalla sede di via Como. Una trentina di persone si sono presentate con tanto di cartelli per protestare contro il degrado crescente dei caseggiati, per l’aumento crescente dei canoni, per l’equiparazione degli alloggi ristrutturati ai nuovi, per la nuova legge regionale, attualmente congelata, che rivoluzionerebbe lo status giuridico dell’azienda. 
«Ci sono condomini in vero stato d’abbandono – commenta Vincenzo Ascione, leader del Comitato Inquilini Case Popolari provincia di Varese – a Busto citiamo quelli in via Rossini e via Cellini, a Varese nel quartiere di San Fermo, a Gallarate in via Curtatone. Ci sentiamo truffati, anche perchè spacciano come nuovi palazzi risalenti agli anni 20 ora ristrutturati.»

«È la legge che impone questa parificazione – spiega Pietro Lettieri, vicedirettore generale dell’Aler – i nostri affitti, comunque, vanno dalle 12.800 lire alle 600.000 lire al mese, e spesso diamo anche un contributo servizi a chi sta nella prima e nella seconda fascia, per cui di fatto manteniamo gratuitamente gli inquilini più bisognosi, e queste famiglie sono quasi un quarto dei nostri inquilini.»
In città, la lista d’attesa per poter ottenere un appartamento dell’Aler è di circa mille persone, per un patrimonio immobiliare di 1500 alloggi. «Il problema – continua Lettieri – è che non riusciamo più a costruire. Sembrerà strano, i soldi ci sono ma mancano le aree. Avevamo un progetto all’ex macello civico ma è stato bocciato.»
E della mancanza di case si lamenta anche il SUNIA, il principale sindacato degli inquilini, riunito proprio ieri in Congresso provinciale. «Sono dieci anni che non si costruisce più – spiega Giuseppe Occhione, segretario provinciale del SUNIA – Il progetto all’ex macello civico prevedeva dei casermoni, un concentramento di alloggi. Noi sosteniamo, invece, la necessità che ci siano piccoli interventi, magari ristrutturazioni in zone centrali della città che possano rispondere, soprattutto, alle esigenze dei principali richiedenti: gli anziani. Dando loro una casa in centro, si risolverebbe anche il problema della vicinanza ai servizi.»
La mancanza di case popolari, lamenta il SUNIA, favorisce l’aumento dei canoni: un’elevata domanda a fronte di un’offerta scarna porta inevitabilmente a far lievitare gli affitti. 
Su un tema il SUNIA condivide la protesta del Comitato inquilini: la mancanza di manutenzioni straordinarie in gran parte degli stabili. « In zona San Fermo – prosegue Occhicone – è sufficiente girare per vedere la necessità di interventi urgenti. Ma la risposta che ci sentiamo ripetere dall’Aler è sempre la stessa: mancano i fondi.»
«Ristrutturazioni sono in corso – risponde Lettieri – il nostro patrimonio è complesso e risale anche agli anni venti. Gli interventi li stiamo facendo ma richiedono tempo. Si dovrebbe poi ricordare che, a volte, l’incuria degli inquini ci obbliga a intervenire ripetutamente in uno stesso stabile, rallentando il programma .» 

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Pubblicato il 21 Marzo 2002
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