“MalpensaFiere: sicuro che è tutto a posto”?

Un artigiano tira le orecchie alla stampa per alcune lacune informative

Riceviamo e pubblichiamo

Ho letto con molto interesse l’articolo apparso sul Suo giornale, lunedì 25 febbraio, dal titolo "Quale futuro per l’ex centro espositivo" di Castellanza. Come, d’altra parte, ho seguito sulla stampa locale le vicende legate all’inaugurazione del nuovo centro Polifunzionale Malpensafiere, perché non possiamo dimenticare che tale infrastruttura della Camera di Commercio della Provincia di Varese è seconda, in questi ultimi decenni, solo a Malpensa: spero, considerata questa casuale di "doppia unione", che la struttura abbia maggiore fortuna.

Le premesse certamente non sono tali perché al di là del proscenio con sfilata di autorità, più o meno autorevoli,con il canto ed il controcanto della stampa (in parte anche la Sua, me lo consenta) non tutta l’informazione è stata data.

Come prima cosa non è stato detto quanto è costato, ma dai dati desunti dal sottoscritto si arriva ai 34 miliardi di vecchie Lire di cui una parte a carico della Comunità Europea (12 miliardi?) e il resto a carico della Camera di Commercio con un ulteriore contributo dal Comune di Busto Arsizio. Essendo la Camera di Commercio non un ente privato ma un ente autonomo di diritto pubblico assoggettato a leggi dello Stato/Regione, a carico quindi della comunità, vorrei sottolineare che tali costi sono stati supportati da tutti gli imprenditori che obbligatoriamente pagano l’iscrizione annuale alla C.C.I.A.A. e dai cittadini residenti nella zona (ecco cosa intendo con comunità) in cui sorge il Centro.

E credo che, come minimo, essendo tale opera pubblica assogettata alla legge sulle opere pubbliche (legge Merloni), qualche informazione in più, ad imprenditori e cittadini, la si doveva dare perché sembra che l’opera sia costata ben più di quanto sia stato previsto con buona pace della normativa (?). Insomma, si imponevano una chiarezza e una trasparenza nei fatti che, purtroppo, sono puntualmente mancate.

La disinformazione però è stata dettata dal fatto che nessun articolo apparso sulla stampa abbia fatto risaltare che: 1)° tale struttura raggiungerà il punto di pareggio in 5 o 6 anni con esborsi miliardari (8, o forse 10 ?) da parte della C.C.I.A.A., della Provincia di Varese e del Comune di Busto Arsizio. Quindi dovranno essere generate, al più presto, risorse che possano coprire gli esborsi effettuati; 2)° entro 3/4 anni entrerà in funzione il III° polo della Fiera di Milano S.p.A. di Rho con buona pace per tutti, o quasi, essendo la piazza di Milano certamente più appetibile di quella Busto. A questo punto mi domando: come potranno gestire, gli amministratori, l’integrazione tra il polo suddetto (che senza dubbio esercita un’attrazione maggiore del CEP) e il Centro Espositivo?

La cosa più interessante che è pure il motivo che mi ha spinto a scriverLe è la riflessione scaturita dalla lettura di un articolo sulla stampa locale di sabato 23 febbraio dal titolo "In viale Borri sta per arrivare un supermarket" ed il suo già citato articolo.

Sono fermamente convinto della correttezza dell’operato del Sindaco di Castellanza signor Frigoli in quanto, procedendo con la variante di piano, di fatto porterà un indiscutibile innalzamento del valore di quell’area (articolata secondo diverse modalità ed esigenze, da quelle commerciali a quelle legate al tempo libero e all’utilizzo di parte dell’attuale immobile) ma altrettanto, di fatto, creerà innegabili vantaggi alla propria comunità (in diverse forme oneri, spazi pubblici, etc.). Essendo, questa una scelta comunque politica, a prescindere da chi non può essere d’accordo per mille e un motivo, il signor Frigoli non ha nulla di cui vergognarsi.

Quello che mi lascia esterefatto è il comportamento dei precedenti massimi vertici della Camera di Commercio in quanto mi si dice (articolo di sabato) che il glorioso Centroexpò è stato ceduto, tramite bando di gara, alla ditta costruttrice di Malpensa Fiere per un valore di 12 miliardi (credo meno) in parte quota per la costruzione del nuovo centro. L’acquisizione, però, è avvenuta antecedentemente alla variante di piano: ora, con tale variante, quale potrà essere il valore economico dell’infrastruttura?

Io credo che un accordo fra enti sarebbe stato più corretto e certamente la successiva cessione di parte degli immobili avrebbe portato vantaggi alla Camera di Commercio e non avrebbe alimentato quelle che il suo giornale, egregio Direttore, chiama "chiacchiere" per il "ghiotto bocconcino".

Le chiacchiere casomai dovrebbero portare in un’unica direzione perché il Sindaco Frigoli sta facendo, comunque, gli interessi della sua comunità e gli auguro che i nuovi amministratori della Camera di Commercio sappiano gestire, con modalità e forme trasparenti e corrette (inutile guardare ancora al passato), il sistema stesso della CCIAA.

In qualità di imprenditore mi sento particolarmente coinvolto da tali avvenimenti perché temo che per reggere la gestione dell’infrastruttura vedremo aumentare il contributo che annualmente si versa alla Camera di Commercio sotto forma di iscrizione annuale. Piuttosto spero vengano ridotte delle accise (tanto per intenderci, si parla di tasse) affinché si possa dare sostegno ad altre strutture che possano integrarsi con il nostro territorio, e creare reali occasioni di crescita e sviluppo per il bene delle economie locali.

Nicola Amedeo
Artigiano di Cavaria

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Pubblicato il 04 Marzo 2002
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