Mancanza di comunicazione, la nota stonata secondo Uto Ughi

Varese - Il celebre violinista è intervenuto all'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'università dell'Insubria per ricevere la laurea honoris causa in scienze della Comunicazione

Le uniche sviolinate, nel senso letterale del termine, al ministro Letizia Moratti sono arrivate dal celebre musicista Uto Ughi. Il Maestro, presente nel giorno dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’università dell’Insubria per ricevere la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione, nella sua ouverture di ringraziamento non ha risparmiato critiche all’Italia musicale che non c’è. «Voglio farmi portavoce di alcune esigenze che rendono problematico lo sviluppo di una cultura musicale in Italia. La musica colta passa attraverso alcuni canali complessi, primo fra tutti la scolarizzazione musicale  e la pratica dello strumento che aiutano a creare una sensibilità musicale. Però le molteplici sollecitazioni tecnologiche favoriscono un’assimilazione indiscriminata, riproponendo uno dei grossi problemi della nostra società: l’accettare tutto senza discernere il meglio dal peggio».
(sopra: Uto Ughi)

Nell’epoca delle tre "i"  (inglese, internet e impresa), Uto Ughi ci vuole piazzare anche una "m", quella di musica e lo fa con un riferimento esplicito ad un progetto del ministro della cultura spagnolo, che, per favorire la diffusione della musica colta, ha creato una rete di auditori in tutta la penisola iberica.
Il problema di questa assenza ingiustificata in Italia è attribuibile, secondo il Maestro, alla mancanza di una comunicazione adeguata. Il modello da riprendere sarebbe quello anglosassone. Secondo Ughi , infatti, alle divertenti e accattivanti lezioni televisive di un mito come Bernstein, non si possono contrapporre solo pedanti lezioni di solfeggio, con cui si avvicinano gli studenti italiani alla musica. Una ricetta semplice: sostituire la pesantezza di una tradizione obsoleta nel metodo, con la leggerezza della nuova comunicazione. Uto Ughi non fa un riferimento esplicito alle "Lezioni americane" di Italo Calvino, ma le coordinate culturali indicate da lui per affrontare il nuovo millennio sembrano partire proprio da lì.
«Il linguaggio musicale è universale e ha lo stesso effetto e lo stesso impatto in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi epoca. Non dimentichiamo che Bach ha retto il confronto fino ad oggi, fornendo modelli anche alla musica leggera e rock. Beethoven quando parlava di lui diceva che era un oceano e non un ruscello, riferendosi alla traduzione del nome Bach, appunto, ruscello. Tutto questo patrimonio non va perso e solo con una buona comunicazione lo si puo’ preservare».

Il Maestro ha preso alla lettera un passo dell’elogium  accademico, ovvero «colui che a noi tutti dà modo di rianimare lo spirito fiaccato dal frastuono quotidiano e acquieta le orecchie turbate da grida e schiamazzi», e noncurante delle urla degli studenti all’esterno del teatro, che protestavano contro al riforma Moratti, ha imbracciato il suo violino, cercando così di acquietare le orecchie delle autorità presenti con brani di Beethoven e Salazar. 
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Pubblicato il 12 Marzo 2002
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