Salta la segreteria cittadina dei Ds

Mauro Sarzi Amadè, dopo tre anni lascia l'incarico. In un'intervista a Varesenews ne spiega le ragioni e attacca i cosiddetti autoconvocati

Era il dicembre del 1998. Per Mauro Sarzi Amadè furono giorni sensazionali. Insieme con l’elezione al vertice cittadino del partito arrivò il suo primogenito Nicolò. Dopo poco più di tre anni un altro momento di festa per la nascita di Filippo, ma anche una decisione sofferta, lasciare quella segreteria per cui ha tanto lavorato. Anni difficili per i Ds. Non solo sconfitti a livello nazionale, ma anche ai minimi termini elettorali a Varese. 
Perché queste dimissioni?
«Tre anni fa accettai di diventare segretario cittadino dei Ds per lavorare a un progetto politico che prevedeva l’allargamento dell’Ulivo e la preparazione delle elezioni amministrative. Fassa rappresentava una vera opportunità verso queste scelte. Oggi non abbiamo né l’unità dell’Ulivo né Fassa candidato. Di fatto è come se avessi perso le elezioni ancora prima di farle. Continuerò a stare nei Ds ma ora non mi si può chiedere di essere l’esponente politico pubblico del partito».

Non siamo abituati a questo tipo di stile e di scelte politiche. Risponde a una forte coerenza o a una certa vigliaccheria?
«Per me è coerenza. Mi iscrissi ai Ds nel ’96, quindi una scelta convinta. Volevo lavorare a un progetto preciso. La segreteria con cui ho lavorato ha condiviso questa mia linea. Ci siamo da subito detti che Varese poteva rappresentare un laboratorio politico che non ripetesse gli errori commessi nel 1997 con la candidatura di Montoli. Di fatto invece ora siamo di fronte allo stesso scenario di allora. Questo è anche un mio fallimento personale sul piano politico. Ho impiegato energie e risorse, quindi non accetto di gestire una simile situazione»

Di chi sono le responsabilità del fallimento di una lista unitaria dell’Ulivo?
«Sono diverse. La prima è di tipo politico legata al meccanismo di funzionamento dell’Ulivo stesso. Faccio un esempio preciso. Il documento del dicembre scorso che presentava Fassa candidato di una serie di forze venne bocciato dal livello cittadino dello Sdi per tre voti a due. Capite, cinque persone hanno bocciato un progetto politico a cui si lavorava da mesi. Questo non ha alcun senso.
Un’altra responsabilità politica grave ce l’ha il Ppi. Hanno continuato ad affermare che l’Ulivo era morto e quindi arrivare a una candidatura unitaria con un’unica lista per loro non aveva senso»

Se la situazione era questa perché si è arrivati a metà marzo e ora è ancora tutto in aria?
«Si è fatto un errore di valutazione. Si sperava di avere la moglie ubriaca e la botte piena, ossia l’Ulivo unito con Fassa candidato sindaco. Del resto non si capisce perché a Cassano si, a Lucca pure e a Varese non si può correre con una lista unica. La verità è che al Ppi varesino interessa di più la propria visibilità a un vero progetto politico. Loro vogliono la leadership della coalizione».

Ci sono altre responsabilità?
«Certo, anche interne al mio partito. La sinistra Ds è stata scorretta. Nel momento in cui la segreteria era maggiormente esposta pubblicamente con la conferenza stampa di presentazione di Fassa, loro sono usciti con un documento contrario. Questo ha indebolito il progetto che poi è saltato».

Molti di loro sono tra i cosiddetti autoconvocati…
«Ma quali autoconvocati e società civile. Sono un gruppo per metà di appartenenti alla sinistra del partito e per metà professionisti che hanno comunque avuto legami con la politica.  Con una sola parola, notabili. Non è affatto una convocazione della società civile, un’assemblea di condominio ha maggiore legittimità politica. Ma a prescindere dalle polemiche io vorrei sapere dove erano questi signori sei mesi fa, loro sapevano a cosa si stava lavorando, come mai si svegliano solo ora?»

E Fassa?
«Lui ha le ultime responsabilità anche se voglio essere chiaro. Al suo posto avrei fatto lo stesso, basti pensare che dopo la conferenza del 15 gennaio siamo ancora qui a dover lavorare e invece è saltato tutto. Da un punto di vista politico poteva accettare le condizioni così come offerte dalla coalizione perché comunque il candidato sindaco poi sarebbe stato lui»

Fassa però afferma che ormai non si poteva più fidare, soprattutto della Margherita…
«Si, ma se avesse vinto le polemiche sarebbero state sepolte».

Ma lui dice anche che l’Ulivo è composto da ricattati e ricattatori…
«È vero. Nell’Ulivo c’è chi, come i Ds, ricerca sempre l’unità e privilegia questo alla propria visibilità e chi invece in questa fase politica cerca solo di contare il proprio consenso. In questo senso il mio partito in virtù proprio dell’unità arriva ad accettare condizioni che rasentano il vero ricatto politico».

Che bilancio fa di questa esperienza?
«Mah, mi viene solo da dire che abbiamo sprecato tante energie e risorse. Abbiamo passato mesi a parlare solo di noi e a dividerci. Non mi risulta che ci sia una sola critica all’attuale giunta. Una occasione sprecata, peccato»

Ci sono stati molti interventi esterni a Varese, come mai?
«A un certo punto si è creduto che solo un allargamento della questione avrebbe portato a più miti consigli la Margherita, ma non è andata così anche perché sono partiti i ricatti su tutto il piano provinciale. L’idea di isolare l’empasse su Varese non è passata e poi le cose sono andate come si sa».

E i consiglieri regionali Adamoli e Marantelli…
«Loro hanno diritto di parlare anche di Varese perché sono i massimi esponenti politici dei loro rispettivi partiti, Ma mentre Marantelli ha tentato con ogni mezzo di ricucire, Adamoli si è comportato sempre come se si giocasse a scacchi ondeggiando tra posizioni possibiliste ad altre oltranziste a seconda di come tirava il vento a Roma».

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Pubblicato il 20 Marzo 2002
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