I ragazzi di Arsago adottano un monumento che non c’è più

Il mistero della poltrona del diavolo appassiona ancora le giovani generazioni

Viene inaugurata giovedì 25 aprile alle 10 al Civico Museo Archeologico di Arsago Seprio la mostra "Un sasso…un mistero!", attività di ricerca, studio e riproduzione effettuata nell’anno scolastico 1998/1999 dagli allora alunni delle classi V A e V B della Scuola Elementare "Aldo Moro" con l’insegnante Daniela Rabolli Praderio e inserita nel progetto "Un Monumento da adottare" promosso dalla Direzione Generale Cultura della Regione Lombardia e dalla Fondazione Pegaso con i Musei Civici di Sesto Calende e Arsago Seprio.

La particolarità sta però nel fatto che i bambini di Arsago hanno deciso di adottare un monumento…che non c’è più: è la "Pultruna dal Diavul", la "Poltrona del Diavolo", un enorme masso erratico alto circa due metri e mezzo, la cui forma assomigliava proprio a una poltrona, e che fino al 1978 si trovava in un bosco del paese, a nord della collina dell’oratorio campestre dei Santi Cosma e Damiano. Fino al 1978, si è detto: perché in quell’anno, una notte, da quel bosco dove furono effettivamente trovati reperti storici, da massi che erano macine, ad attrezzi di lavoro dell’epoca primitiva, la Poltrona del Diavolo sparì. Al suo posto furono lasciate impronte di mezzi pesanti, con i quali sicuramente il masso era stato portato via. Ne seguì una denuncia per furto: ma il masso non fu mai più ritrovato.

Attorno alla storia iniziale della Poltrona del Diavolo ci sono leggende: una dice che quella roccia era stata scolpita dagli uomini primitivi, che l’avevano posizionata rivolta verso nord, così che chi vi si sedeva voltava le spalle al sole, posizione considerata negativa, perché il sole era oggetto di culto di vita. Secondo un’altra versione, il sasso era invece stato scolpito da una popolazione che venerava il diavolo. Si dice anche che la maggior parte degli Arsaghesi, negli anni, si rifiutasse di sedere sul masso, perché pare portasse sfortuna. I ragazzi, con la collaborazione dell’insegnante e della coordinatrice del progetto, Lucina Caramella, hanno ascoltato anche le testimonianze del maestro arsaghese Giovanni De Maria e raccolto materiale che potesse servire anche a ipotizzare gli usi concreti di quella strana roccia: pietra per macinare il grano, forse, o altare per lodare una divinità, o luogo di riposo.

Tutto il loro lavoro, le loro ricerche, le loro impressioni di giovani esploratori sono raccolte nella mostra esposta il 25 aprile. Interessanti le motivazioni che hanno portato a scegliere un monumento "scomparso" da adottare: la voglia di sottolineare l’importanza di una testimonianza storica, ma anche di sensibilizzare sul rispetto dei beni comuni, dei monumenti, di ciò che è dell’intera comunità.

Alla presentazione interverranno il sindaco di Arsago Seprio Claudio Montagnoli, l’insegnante Daniela Rabolli Praderio, la coordinatrice del progetto "Un monumento da adottare" Lucina Caramella e la Conservatrice del Civico Museo Archeologico Luisa Alpago-Novello Ferrario. Il programma prevede alle 10 un’iniziativa intitolata "La "Poltrona" non c’è più…ma arrivano i Celti": si tratta della presentazione di un volumetto didattico a cura del Civico Museo Archeologico. Alle 10.30 visita della mostra e alle 11 concerto di musica di tradizione popolare rumena, iniziativa inserita nel programma del VI Festival del Ticino.

La mostra proseguirà al Civico Museo Archeologico di via Vanoni 20 sino alla fine del mese di luglio con il seguente orario di apertura: sabato dalle 15 alle 18, domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, altri giorni su prenotazione. L’ingresso è gratuito e per ogni informazione è possibile contattare il Comune di Arsago Seprio, telefono 0331 768222.

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Pubblicato il 23 Aprile 2002
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